Tutti Fenomeni: «”Parlami di Dio”: perché nessuno lo fa mai?»

Nel nuovo singolo appena uscito, Tutti Fenomeni racconta il disagio più grande di una persona della sua età: essere cresciuto senza idoli
Tutti Fenomeni / artwork di Valerio Bulla

Esattamente un anno fa usciva l’album di Tutti Fenomeni, uno dei giovani talenti più degni di nota tra i tantissimi che sono emersi in un 2020 così inibito e così paradossalmente ricco di promesse in attesa di spiccare il volo. Billboard mise all’epoca in evidenza il “caleidoscopico” appeal del progetto in una intervista a Giorgio Quarzo Garascio, il 24enne romano che ne è voce, autore e unica anima musicale. Giustamente si auspicava per lui un anno di concerti, festival e altre occasioni di visibilità e crescita artistica.

Di fronte alle limitazioni imposte dalla pandemia Giorgio, di comune accordo con il team di 42 records e con il produttore artistico Niccolò Contessa (I Cani), ha scelto una strategia che sarà il tempo a definire se vincente o meno: niente concerti virtuali da cameretta, nessun tour in formula ridotta, ma un tempo tranquillo per guardarsi intorno until the big thing. Il silenzio è ora rotto da un nuovo pezzo, Parlami di Dio, più classicamente “pariolino” rispetto ai suoni dell’album “Merce Funebre”, ma irresistibile declinazione natalizia dell’anticapitalismo disincantato e postmoderno che lì si respirava.

Ancor più che dalle scelte sonore la scrittura del nuovo singolo è valorizzata da uno strepitoso video di animazione, firmato dal regista  e fumettista Fulvio Risuleo (basterà ricordare due titoli come Il Colpo del Cane e Rendering, a rappresentarne il talento nei rispettivi ambiti). Si tratta di una sorta di presepe-rave-assembramento che raccoglie intorno a Gesù una improbabile calca di materia e personaggi, in cui la donna-angelo è Chiara Ferragni, Salvini annega in uno schiuma party e Maradona scende dal cielo su un razzo come Michael Jackson.

L’intervista a Tutti Fenomeni

È Natale e Parliamo di Dio, ma nel tuo disco ti eri già misurato con molti miti sacri, nel senso di inviolabili e forse anche per questo mercificati.

Non è detto che questi miti siano alla mia portata intellettuale. Nella mia vita ho indubbiamente studiato meno rispetto ad una persona colta delle generazioni precedenti, ma ho ascoltato tanto e recepito grandi temi fin da piccolo, a volte anche senza capirli fino in fondo. Nel metterli in musica però non avverto l’esigenza di argomentare e quindi posso raccontare il disagio più grande di una persona della mia età: il fatto di essere cresciuto senza idoli.

E quindi te ne sei andato a cercare uno decisamente importante, Dio, in che senso bisogna parlartene?

Il senso primario era quello di scrivere una sorta di finta canzone fashion, con il testo infarcito di sequenze francesi e un’atmosfera patinata, da sfilata di alta moda, un po’ french touch, in cui il testo desse invece un senso di provocazione.

Parlami di Dio sexy girl quindi?

È la frase da cui nasce la canzone, non so bene cosa voglia dire, ma sento che può avere un significato al di là delle semplici parole.

Ritorno agli idoli

Nel senso che si potrebbe sostituire con un “Parlami di Dio televisione”, o “Parlami di Dio instagram”, o “Parlami di Dio apericena”?

Sì esatto, nel senso che è come un invito a ritornare ad avere degli idoli, a parlare di qualcosa che vada oltre la mera contingenza che abbiamo costantemente davanti agli occhi.

Non temi sia un discorso un po’ pesante?

Lo è sicuramente, però è quello che provo. Senza volere accusare nessuno, molto spesso neanche i miei professori a scuola mi hanno mai parlato di quello che c’è oltre le cose più quotidiane, che sia Dio o meno, insomma non sono stati dei maestri. Gli stimoli della società odierna sono pochissimi. Certamente ho tante persone con cui dialogare, a cominciare da mio padre, che è un professore universitario, ma non le ho mai trovate nelle figure istituzionali previste per una persona della mia età, né oggi, né in passato. Neanche gli artisti, o coloro che avrebbero velleità di esporsi, in realtà si prendono la responsabilità di parlare a un giovane delle cose in cui credono.

Tutti Fenomeni e i Beatles

Parliamo del video, che è una sorta di presepe moderno o post moderno, che si anima e in cui succede di tutto, in un misto di sacro decontestualizzato e profano che assurge a simbolo e nel quale agisci anche tu in formato pupazzo.  Sai che a me, come senso e come attitudine, ha ricordato la copertina dell’album Sgt. Pepper’s dei Beatles?

È vero! Tra l’altro alcuni dei personaggi che ci sono nel video, anche se non si vedono bene, sono proprio tratti dalla copertina di quel disco. È stato un caso dovuto anche al fatto che la troupe aveva girato da poco un video sui Beatles, lo studio era pieno di pupazzetti diversi da quelli tipici del presepe e quindi la creatività si è mossa da lì. Alla fine abbiamo realizzato un super assembramento di personaggi e di citazioni.

Ci auguriamo di fare presto un assembramento gigante davanti ad un tuo concerto. Che cosa vorresti che ti regalasse il 2021?

Intanto la possibilità di proseguire la mia carriera musicale in modo dignitoso e finalmente senza gli ostacoli attuali. E poi vorrei nel mio piccolo riuscire ad innescare qualcosa di genuino, magari incomprensibile, che però sia in grado di generare ulteriore creatività.

Intervista di Piergiorgio Pardo

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