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Tom Walker, da Manchester al mondo – L’intervista

Tom Walker ci ha raccontato il suo percorso da musicista partendo da Manchester, dove è cresciuto con la collezione di vinili del padre, per ad arrivare a Londra e provare a farcela nel mondo della musica – riuscendoci

Tom Walker
Tom Walker

Una passione per la musica e per il tonno in scatola italiano. È così che il cantautore inglese Tom Walker si presenta in una bella giornata milanese. Ci ha raccontato il suo percorso da musicista partendo da Manchester, dove è cresciuto con la collezione di vinili del padre, per ad arrivare a Londra per studiare songwriting e provare a farcela nel mondo della musica – riuscendoci. Per Tom sono state una hit dopo l’altra con Fly Away with Me, Just You and I e il successo di Leave a Light On.

Ph: Elena Fortunati

Pensi che la scena musicale mancuniana ti abbia influenzato in qualche modo?

Sì, ma non penso sia solo Manchester: è il Regno Unito in generale. Amo gli artisti scozzesi, mi piacciono gli Oasis e i gruppi di Liverpool. Credo che tutto il Regno Unito abbia influenzato la mia musica ed è stato fantastico crescere a Manchester per la sua cultura musicale, specialmente negli anni ’90.

Ti sei trasferito a Londra per studiare songwriting. Come ti ha influenzato la città?

In quei tre anni non ho lavorato, per fortuna, perché il governo ha pagato la mia retta e ho semplicemente suonato e scritto canzoni. Tutte le persone che ho incontrato hanno influenzato in qualche modo la mia carriera e i professori mi hanno aiutato a entrare nel mondo dell’industria musicale. Vivevo con con tre italiani provenienti da Ivrea e col tempo hanno sviluppato un accento inglese settentrionale, visto che io provengo dal nord della Gran Bretagna: fantastico.

Sei un musicista che si è fatto da solo e hai imparato a registrare la tua musica in modo autonomo: c’è un consiglio che daresti ai giovani che vogliono intraprendere questa carriera?

Semplicemente di non mollare! Quando ho finito l’università, per un anno non ho saputo quale sarebbe stato il mio ruolo nell’industria musicale. Mi sono trovato un lavoro come addetto alla cabina delle foto tessere. Ero vicino alla decisione di mollare ma tutto accadde improvvisamente, quindi continuate per la vostra strada!

Leave a Light On è un singolo che anticipa un album?

Non penso che un album sia una cosa importante al giorno d’oggi ma lo è per me. C’è senz’altro un album che uscirà prima o poi nel 2018.



Com’è stato il tuo tour con The Script?

Meraviglioso! La band è veramente carina. Nonostante siano famosi sono adorabili con chiunque incontrino: il team è fantastico, sono davvero professionali. Lo vorrei fare di nuovo: tre settimane in America e 7000 miglia in auto.

E com’è stata l’America? Qual è la differenza tra il pubblico americano e quello europeo?

È stata fantastica. Ogni città era diversa, un po’ come quando suono a Londra o a Manchester: il pubblico è completamente diverso anche se non si trovano a grande distanza l’una dall’altra. Negli Stati Uniti la gente urla molto e mi piace. Succede anche in Inghilterra ma non così spesso. In America le persone sono più chiassose anche se sono molto riservate sul ballare: uno strano connubio.

Qual è un artista con cui vorresti collaborare e perché?

Se avessi una macchina del tempo farei un disco con Ray Charles perché lo amo e la sua musica è meravigliosa. Mi piacerebbe scrivere una canzone con Dave Grohl. Credo che potremmo creare qualcosa di molto interessante. Quando eravamo nel van, guidando attraverso l’America, ho ascoltato il Greatest Hits dei Foo Fighters: mi ero dimenticato di quante canzoni pazzesche abbiano. È il mio eroe.

Hai in programma un tour in Italia?

Dovrei venire per alcuni concerti in Italia, credo ad aprile, ma stiamo ancora lavorando alle date. Molte persone mi hanno chiesto “Quando vieni in Italia?”. Non potevamo prevedere il successo che abbiamo avuto lì.

 

di Anna-Mari Trlin

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