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Tatum Rush: «Vorrei essere il Tinto Brass del pop»

Sensuale, retrofuturista, cosmopolita. Sono questi i tre aggettivi che useremmo per definire Villa Tatum, il nuovo album dell’artista italo-svizzero (ma californiano di nascita) uscito questo venerdì. Ne abbiamo parlato direttamente con lui, tra suoni che arrivano dalle isole ad atmosfere labirintiche da club sottomarino
Tatum Rush, foto di Alessandro Oliva

Di lui dicono che sia “il Grande Gatsby dei laghi Svizzeri”, ma è nato in California. Vive a Ginevra, ma quando il freddo si fa pungente migra in Brasile. Nel suo immaginario c’è quell’eleganza italiana degli anni ’60, ma su tappeti sonori che spaziano da un’ipnotica e labirintica elettronica da “club sottomarino” a un RnB retrofuturista. Se il cosmopolitismo avesse un volto, sarebbe molto probabilmente quello di Tatum Rush, che questo venerdì ha pubblicato Villa Tatum, che non è solo il titolo del suo ultimo album, ma anche un vero e proprio modus vivendi. Qualche giorno fa ci siamo fatti ospitare per chiedergli qualcosa in più sul disco e per sapere con chi potremmo trovarci a sorseggiare un Martini a bordo piscina ad un’eventuale festa in Villa.

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“Villa Tatum” è uno stile di vita. Prima di iniziare, mi dici subito qual è la giusta attitudine per adottarlo?

Villa Tatum è una sorta di archetipo del lusso e della ricchezza. Non quella materialmente intesa, però, per me la ricchezza è soprattutto nell’esperienza. Allo stesso tempo Villa Tatum è una derisione di quello sfarzo che è così kitsch da diventare interessate. È una specie di sdoppiamento. La religione che personalmente seguo è crearsi del tempo per vivere bene. Il che non implica necessariamente fare un sacco di soldi, ma fare in modo di avere una vita che ti permetta di ritagliarti uno spazio per fare quello che piace. Viaggiare, ad esempio.


Devo dire infatti che l’ho trovato un disco molto chic e anche glam, e non quel glam artefatto e impersonale da cocktail bar, ma – al contrario – molto ricercato e originale, soprattutto dal punto di vista sonoro.

Questa cosa della sofisticazione arriva da alcune referenze culturali presenti qua e là che comunque sono un po’ da insider. Da Twin Peaks a Werner Herzog, per citarne qualcuna. C’è il cinema – appunto – ma c’è anche l’arte contemporanea. Tutte queste cose vengono dal mio percorso artistico; ho studiato Belle arti, e mi piace usare il veicolo del pop, che è una forma espressiva molto diretta, per infilarci delle cose che non dovrebbero esserci. A livello sonoro non ho attinto da delle cose in particolare, è un processo che scaturisce naturalmente dal mio bagaglio musicale. Io stesso vengo da varie sonorità. Ho fatto un periodo nel jazz, nell’indie, ma anche nel rock, quindi ci sono tante cose che mi ispirano. Poi c’è l’RnB, che ha dato uno stampo abbastanza forte al mio suono. Ecco, ci sono anche delle sonorità che arrivano da Maracaibo, da questo pop anni ’80-’90 un po’ da isola.

A proposito di Sud America, per girare i videoclip di Too Late e Valentina sei volato fino a Rio De Janeiro, a dimostrazione di quanto la tua musica sia cosmopolita. Tu stesso sei il perfetto esempio di cittadino del mondo, dal momento che sei nato in California ma sei cresciuto nella Svizzera italiana. In questo quadro, come si inserisce il Brasile?

Da due o tre anni ormai il Brasile per me è una seconda casa invernale, da gennaio a marzo vivo lì. È un luogo che mi appartiene sempre di più, e girare un video lì è molto più figo che girarli qui, magari anche in inverno!

Una cosa che ho notato è che Villa Tatum è un album quasi bifronte. Da una parte – nei suoni – molto poco italiano, per dirla à la Boris, dall’altra però ti imprime in testa le immagini di un retrò quasi anni ’60 che ha quel gusto italianissimo, quasi neoclassico.

L’Italia ha un enorme fascino culturale su di me. Non sono un nostalgico, sono più un romantico. Renato Carosone, Maruzzella, tutti i film italiani e la loro musica sono cose che mi ispirano tantissimo e mi stimolano a creare qualcosa di nuovo ma con l’ambizione di arrivare vicino a quell’eleganza italiana.

Hai parlato prima di arte contemporanea. Quale corrente artistica assoceresti a Villa Tatum?

Vorrei che fosse paragonabile al cinema neoerotico italiano. Vorrei essere il Tinto Brass della musica pop. Se invece dovessi accostarlo all’arte figurativa ti direi la pop art. Anche in Drinks Alchemici c’erano molti riferimenti a Andy Warhol, citavo due film che erano stati prodotti da lui, Blood for Dracula e Flesh For Frankenstein, trashissimi e girati in Italia ma che secondo me erano l’emblema della pop art. Trash ma chic allo stesso tempo.

Restando sempre in questo campo, oltre che un musicista tu sei anche un performer di teatro contemporaneo. Musica e perfomance art si incontreranno nella dimensione live?

Nel tempo ho sperimentato con tante cose e tante sotto forme diverse. Da sette anni a questa parte poi sono accompagnato da questo signore sulla sessantina che è presente a tutti i concerti e irrompe sulla scena ballando. È una sorta di elemento di disturbo dello spettacolo. Non sono proprio riuscito a disfarmene! Diciamo che è tutto molto curato come se fosse un musical, è uno show molto fisico.

Nella tua Villa ci sono anche un sacco di muse ispiratrici, tutte molto diverse tra loro

Questa cosa è uscita molto naturalmente, senza concettualizzare nulla. È più una conversazione aperta con una parte femminile che però è più un espediente musicale, non perché debba fare per forza una canzone che parli di una donna. Queste figure poi a loro volta ispirano un’idea di canzone, penso a una musa e mi vengono fuori dei testi. Quella principale comunque è Lulu, che è anche la mia compagna da tanti anni, con cui da tempo faccio musica. Scriviamo molto spesso insieme. Il pezzo in cui c’è anche lei (Hydra, ndr) all’inizio era molto diverso, poi è subentrato Ceri che ha dato la sua impronta ed è diventato molto club sottomarino.

Tu e Ceri per altro avevate già collaborato e questa sinergia è andata avanti anche in questo disco. Come si suol dire, squadra che vince non si cambia

Con Ceri c’è stata da subito una sinergia perfetta. Io magari sono più caotico e strampalato, lui arriva e mi quadra tutto, anche se poi anche lui fa il suo bel delirio sonoro. È un perfetto gioco di squadra.

L’ultima domanda è d’obbligo. Chi sono gli invitati alla tua festa esclusiva a Villa Tatum?

Al mio party esclusivo ci sono George Clooney, Pier Paolo Pasolini e Gianluca Vacchi.

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