Oltre “Sunday Best”: il feel-good pop (a tinte pastello) dei Surfaces

A un anno dall’uscita originaria, la loro Sunday Best è diventata una vera e propria hit in streaming e in radio. Ma i Surfaces sono molto di più – e lo vogliono dimostrare
Surfaces - Sunday Best - intervista - 1

Al momento in cui scriviamo, la loro Sunday Best si attesta al numero 28 della Hot 100 di Billboard USA, con un balzo di dieci posizioni rispetto alla settimana scorsa. Il dato è indicativo dello straordinario percorso che ha portato i Surfaces da duo pop di belle speranze a fenomeno virale sulle piattaforme di streaming (e non solo, visto il buon posizionamento nell’airplay radiofonico anche nostrano).

Ma Forrest e Colin sono qualcosa di più di una hit: il loro progetto musicale vanta già tre album full-length (curiosamente il successo di Sunday Best, contenuta in Where the Light Is del 2019, è arrivato dopo la pubblicazione del nuovo album Horizons a febbraio di quest’anno) e per la maggior parte è curato da loro stessi – a livello di scrittura e produzione ma anche di creazione dei visuals. Curiosi di sapere di più sul loro approccio “post-genere” (mescolano allegramente elementi di pop, trap, funk, smooth jazz, reggae, e le produzioni sono in egual parte digitali e analogiche) e sulle loro atmosfere “feel-good”, li abbiamo intercettati per uno scambio di battute.

Sunday Best mostra un interessante mix di diverse influenze di produzione: da un lato troviamo sonorità ispirate alla trap, dall’altro possiamo sentire un po’ di buone vecchie chitarre e tastiere. L’incontro fra vecchio e nuovo è qualcosa a cui puntate?

Ci piace fare una musica che faccia muovere le persone, e pensiamo che trap e hip hop di oggi generino davvero tanto movimento. È molto divertente buttare lì quel tipo di beat a prescindere dal resto del sound su cui lavoriamo. Poi certo, c’è il lato feel-good con quel sapore retrò, soulful. Ci piace ascoltare i classici e ci piace fare musica dalle buone vibrazioni. Per questo quelle influenze vanno a braccetto. Magari non è qualcosa a cui puntiamo, semplicemente accade.

Le vostre canzoni comunicano messaggi positivi e un generale senso di ottimismo. Quanto è importante che la musica dia alle persone questo tipo di conforto in tempi complicati come quelli che stiamo vivendo?

È davvero importante rimanere positivi durante tempi come questi. Ciascuno ha subìto un qualche tipo di perdita – che si tratti di una perdita economica, o di un amico, oppure semplicemente del fatto di sentirsi soli. Molte persone si sentono private della propria gioia, e noi pensiamo che sia importante fare un passo indietro e capire quali cose siano davvero rilevanti. Noi abbiamo la salute, un altro giorno da vivere, amici e una famiglia… Non tutti hanno una vera e propria famiglia, ma se hai persone che ti vogliono bene, quelle contano come famiglia. Per cui pensiamo che prendersi cura di queste cose possa aiutare a superare tempi negativi come questo.

I vostri artwork sono molto colorati e rassicuranti. So che è un aspetto su cui Colin lavora personalmente. Ci potete dire di più su questa parte del vostro output artistico?

Quando abbiamo cominciato a fare musica, avevamo l’obiettivo di non fare in modo che non parlasse per forza di noi. Ora che siamo diventati un po’ più famosi – e abbiamo un team e più persone coinvolte nel progetto – abbiamo mostrato i nostri “volti” di più. Prima si trattava solo della musica, per cui Colin disegnava questi artwork grafici che andavano di pari passo con lo spettro sonoro dei brani. Le copertine sono un po’ come un lotto di terreno a tua disposizione, e noi lo usiamo in un modo tipo: “Ehi, ecco lo spazio mentale in cui vivi mentre ascolti questa canzone”.

Il vostro stile musicale gioca con molti generi diversi. Pensate che la musica stia vivendo una fase post-genere? Oppure il concetto di genere può essere ancora utile per comprendere artisti diversi?

Vediamo noi stessi come un gruppo senza un genere di riferimento. Senz’altro ci estendiamo su generi diversi. Facciamo un pop up-beat con un’atmosfera feel-good, ma non cadiamo sotto un unico genere. Non pensiamo che ce ne sia bisogno oggi. Si tratta più che altro del mood e dell’avere un’impostazione forte che faccia funzionare il “brand”.

Surfaces - Sunday Best - intervista - 2

So che Forrest lavora sulle parti vocali e sulla produzione mentre Colin cura il songwriting e gli arrangiamenti. Qual è il flusso di lavoro tipico che vi porta dall’idea iniziale al risultato finale?

[Forrest] Entrambi siamo in grado di fare la maggior parte delle cose, si tratta solo di chi è più veloce o migliore a fare qualcosa. Di solito ci mettiamo a tavolino e se a uno dei due viene un’idea, partiamo da lì. In generale penso di avere un migliore orecchio per melodie e atmosfere sonore, per cui produco io il beat. Mentre faccio ciò, ci scambiamo l’un l’altro idee melodiche, anche canticchiando testi senza senso. Una volta che il beat ha un’ossatura sufficiente, ci mettiamo a pensare a idee, frasi, parole e concetti. Se si tratta di una canzone buona, si scrive da sola piuttosto velocemente. Una volta fatto ciò, Colin si mette al computer e io registro le parti al microfono.

Forrest, mi risulta da ragazzino cantavi nel coro della sua chiesa – un’esperienza che è comune a molti musicisti americani. In che modo ciò ha contribuito ha formare la tua educazione musicale?

[Forrest] Non esattamente. C’era questa sorta di banda della scuola a cui io partecipai ma senza imparare nulla… Era un po’ un’ora buca. Per quanto riguarda la chiesa, ci sono cresciuto dentro e poi me ne sono allontanato, per poi ritornarvi a modo mio. Ciò ha influenzato l’aspetto feel-good della nostra musica perché tutte le mie radici, le mie promesse e le mie verità che metto nella musica che scrivo vengono dal mio background religioso. Penso sinceramente che ciò sia più importante dell’aspetto “tonale” della musica.

Il vostro nuovo album Horizons è stato pubblicato quest’anno appena prima dello scoppio della pandemia. Pensate che il lockdown accelererà la pubblicazione di vostro nuovo materiale? Come state passando il tempo in queste settimane?

Sì, abbiamo lavorato su nuova musica. È divertente, perché la maggior parte delle nostre canzoni sono incoraggianti, del tipo: “Tutto andrà bene, non ti preoccupare”, per cui la nostra musica ci sembra particolarmente adatta a questi tempi. C’è un pezzo in particolare su cui stiamo lavorando che riteniamo cerchi di incoraggiare tutto il mondo – spesso la nostra musica lo fa a un livello individuale, ma in questo caso si tratta davvero di un messaggio a braccia aperte che dice: “Ehi mondo, andrà tutto bene”. Per fortuna noi facciamo tutto nelle nostre camerette, per cui il nostro flusso di lavoro non ne ha risentito troppo.

Guarda qui il video di Sunday Best

Ascolta Horizons dei Surfaces in streaming

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