sangiovanni: «La leggerezza? La raggiungi scavando in profondità»

Non ama seguire schemi prestabiliti, cercare il produttore solo per il nome famoso e avere preclusioni di qualsiasi genere. Forse anche grazie a questo la sua malibù è stata la canzone più ascoltata del 2021. Andrà al prossimo festival di Sanremo e sta lavorando al suo primo vero album: il “sangio” ci ha raccontato della sua indecisione iniziale tra moda e musica, del ruolo di Madame e di quanto abbia voglia anche di parlare di aspetti sociali. Un’anticipazione dell’intervista della cover story di dicembre/gennaio
Sangiovanni
sangiovanni, foto di Simon 171, styling di Greta Tizzino, parrucco di Luisa Arnone, abiti Valentino

Una delle particolarità di sangiovanni che colpisce subito è che la sua cadenza potrebbe essere di qualsiasi luogo in Italia. È di Grumolo delle Abbadesse in provincia di Vicenza. Città che sta dando i natali a non poche nuove stelle del pop e del rap oltre a lui: Madame, gIANMARIA, Mambolosco, la Sugo Gang e ovviamente Nitro.


Ma in alcuni momenti sangiovanni, nato Giovanni Pietro Damian, sembra un milanese di Lambrate o di San Babila. Persino un romano. «Non sei la prima a dirmelo, sai? Una sera ero in un bar del mio paese (3000 anime) e un signore si è avvicinato e mi ha detto: “Tu sei proprio un romano, eh?”. Però son rimasto un po’ perplesso perché non ho proprio nessuna origine laziale».


Sangiovanni, 19 anni tra neanche un mese, ha quasi un accento universale in grado di arrivare a chiunque. Grazie allo stesso principio che gli ha permesso di spiccare il volo da un certo punto in poi. Ovvero da quando il sangio è arrivato secondo ad Amici, ha spopolato nelle classifiche estive con le sue romantiche mega-promesse (“Se vuoi ti compro tutta Malibu”, malibù e “Sarai per sempre la mia lady”, lady), per arrivare fino a oggi: la sua hit malibù è stata certificata la canzone più ascoltata del 2021 e sangiovanni sarà tra i concorrenti in gara al festival di Sanremo 2022 con Farfalle.

Che cosa sia successo in mezzo, tra la fine dell’estate e oggi, potrebbe parere una semplice vacanza. E invece no, non lo è stata. Perché come dice Billie Eilish: «Già è pesante essere adolescenti, figuriamoci esserlo sotto i riflettori». Forse non direste subito guardando il sangio che possa essere dilaniato dai dubbi della crescita. Ha uno sguardo azzurro, pulito. Una risata riconoscibilissima e un po’ buffa (non come quella della fidanzata Giulia Stabile, ma quasi), un modo di comportarsi che non segue il copione imposto dagli altri, anzi. Ha voglia di mettersi lo smalto tutti i giorni? Lo fa. Di indossare la gonna alla première del film dedicato a uno dei suoi numi tutelari ovvero Caterina Caselli della sua casa discografica, la Sugar? Uguale. Non ha preconcetti né prova timore reverenziale nei confronti dei nomi dei grandi artisti.

Si muove leggero tra un outfit e l’altro firmato Valentino per lo shooting di queste pagine e tutto sembra essergli stato cucito addosso. Prima di iniziare a rispondere alle domande, il sangio fa una rapidissima video-chiamata alla mamma rimasta in Veneto e manda un bacione alla nipotina di pochi mesi.

Eppure, qualcosa è successo e lo possiamo leggere nel testo di Perso nel buio, brano dove ha coinvolto anche l’amica Madame uscito qualche settimana fa: “Sono perso nel buio e non trovo la luce/ Sono dentro ad un loop/ Nei pensieri miei ci sei sempre tu”.

Anticipazione della nostra intervista a sangiovanni

Dove ti eri perso in questo periodo?

Sicuramente è stato stancante, perché non mi fermo da un anno. Son arrivato a un limite per la mia salute fisica e mentale. E questo è esploso quando una sera a Milano mi sono accasciato per terra per il dolore allo stomaco. Mi è un po’ passato prendendo delle medicine ma chiaramente è tutto di origine psicosomatica. Adesso vorrei prendermi una pausa e farla conciliare con lo scrivere. Perché quello non mi mette assolutamente ansia. Anzi.

Stai scrivendo proprio ora?

Tanto. Ho avuto un momento di buio sicuramente, poco dopo l’estate. Ora invece ho capito che se mi prendo il mio tempo posso anche scrivere cose diverse, magari inusuali. Una settimana fa ho scritto un pezzo come se stessi parlando al sole. E a un certo punto gli dico: allora, guardiamoci in faccia.

E con chi lavori?

Vado in studio e faccio diverse sessioni, mi piace variare le produzioni. Non mi capita ancora di dire ‘sto pezzo voglio farlo con… Credo di avere tante sfumature e vorrei che questo si riflettesse in suoni diversi. In questi mesi ho lavorato, per esempio, con Zef, Dardust, Katoo, Bias, Sick Luke, e ho incontrato anche dei giovani produttori come Kyv. Io non vado mai a nomi comunque: non vado da Dardust perché è il più famoso ma perché spacca e mi piace la sua musica!

Per esempio, però, ascoltando l’ultimo album di Marracash mi sembra si raggiunga un equilibrio totale e questo mi piace davvero tanto. E poi ci sono delle coppie che mi convincono molto come Blanco e Michelangelo, Marra e Marz, Sfera e Charlie. Per me non è mai stato così: non ho un unico produttore.

Da una parte è un bene, perché faccio cose diverse ma credo allo stesso tempo di essere piuttosto riconoscibile. Questo per me è davvero fondamentale: anche se pubblico un pezzo rock o elettronico voglio che si capisca subito che l’ho scritto io. Poi vedremo, perché non ho mai pubblicato un album intero quindi non so come si ottenga l’uniformità!

Hai parlato di Marracash: tu hai ascoltato tanto rap?

Mah, in realtà, sai, sono partito con Sfera Ebbasta e Ghali (il primissimo, dai tempi di Marijuana su YouTube) perché erano gli artisti dei miei anni. Adesso sto recuperando e parecchio. In questi giorni sto ascoltando Stavo pensando a te di Fibra, per esempio, oppure ascolto i Club Dogo più underground, per cercare di capire tutte le influenze che si possono sentire nella musica di oggi. Credo che l’album di Marra dia tanto a tutti. È come se lui scrivendo i testi si sottoponesse a una seduta di psicoterapia. Anche ∞ LOVE, il pezzo con Guè, pur essendo cazzone, mi piace tantissimo. Entrambi sono autoironici con la credibilità di dire: vai che ci divertiamo.

sangiovanni, dal cantautorato italiano ad un modo di comunicare totalmente nuovo

Tu non rappi ma la tua scrittura è molto urban, come per esempio quella di Chiello.

Credo di sì. Chiello per me è il numero uno, in Non lasciarmi cadere sento anche molto Modugno. E anche nella mia formazione c’è tanto cantautorato italiano. Gino Paoli, Adriano Celentano, Franco Califano e Modugno, Lucio Dalla, Francesco De Gregori. Ho cercato tanto di trarre ispirazione da Luigi Tenco: contrariamente alla maggior parte delle persone che adorano Vedrai, Vedrai, ho apprezzato i pezzi meno tristi, come La ballata della moda, dove Tenco fa una esplicita denuncia della società. Mi piace quel racconto ironico e anche auto-ironico di quel che ci circonda. In puro stile De André, del resto.

Potresti scrivere dei pezzi politici in senso lato, più sociologico?

Certo, infatti avevo scritto dei testi così durante Amici. Nel mio album non parlerò solo d’amore, questo è certo. Se ci pensi, comunque, non è che siano così distanti il cantautorato e il rap e questo mix secondo me spacca. Ho amato molto anche Rkomi che con questo album ha recuperato così tanto rock.

Anche a te piacerebbe?

Mi piacciono le linee super dritte del punk e l’urlato nei pezzi, sia quello di Taxi B che quello di Blanco. Quindi perché no? Credo che se hai una certa riconoscibilità la ritrovi poi ovunque. Se dovessi avere dei feat. nel disco vorrei chiedere agli artisti di fare tutt’altro rispetto al genere che propongono normalmente.

E se tu dovessi fare una cosa lontana da te?

In questo momento sono in fissa con tutta la musica latin, per esempio. Mi piacciono Rosalia con The Weeknd o C Tangana con Nathy Peluso, ascolto un sacco quella sorta di chill reggaeton.

Quest’estate mi hanno fatto notare come non si capiscano benissimo le parole dei tuoi testi. Anche per tha Supreme è così: è un nuovo modo di comunicare in fondo?

Sì e anche per Madame! Siamo un po’ figli di questa nuova modalità. Io mi mangio le parole, non le scandisco bene. Poi ci ho lavorato ma non ancora abbastanza. È in fondo un modo di comunicare totalmente nuovo.

In tema di critiche in molti hanno avuto qualcosa da dire anche su Malibù perché troppo leggera.

Capisco che possa sembrare leggera nel senso più negativo del termine ma questa è anche la mia forza. Io ricerco la leggerezza e per farlo spesso devo scavare in profondità per trovare le mie emozioni. In realtà, nella vita non riesco a vivere con leggerezza e spensieratezza. Non so quante persone al mondo ci riescano, io no anche se mi piacerebbe. Io magari ricerco la leggerezza andando a giocare a paddle! Il mio obiettivo in musica comunque è comunicare delle sensazioni profonde con leggerezza.

L’intervista completa è sul numero di dicembre/gennaio di Billboard Italia consultabile sull’app ufficiale (disponibile per iOS e per Android), dove è anche possibile prenotare la propria copia cartacea.


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