Psicologi, Drast ci racconta in esclusiva il nuovo singolo “Fiori Morti”

Dalla nuova direzione presa dal duo, più consapevole e meno “arrrabbiata”, alle collaborazioni degli ultimi due anni, fino alle date estive: la nostra intervista
Psicologi
Psicologi, foto ufficio stampa

«Sto bene, stiamo facendo tante cose, per questo Alessio non è pervenuto. Stiamo facendo le cinque del mattino in studio. È una vita un po’ complicata». A raccontarmelo è Marco De Cesaris, aka Drast, la perfetta metà degli Psicologi. Durante la nostra intervista, in occasione dell’uscita del nuovo singolo del duo, Fiori Morti, Drast è in macchina.

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Non so esattamente dove stia andando, ma ci scusiamo più volte a vicenda per i rumori di sottofondo. Un’auto che suona il clacson più forte del dovuto, le ambulanze, i suoni della città che entrano in casa, che noi lo vogliamo o meno.


Con Drast abbiamo parlato non solo di Fiori Morti, ma anche della nuova direzione musicale degli Psicologi, degli artisti con cui hanno lavorato e che sono stati complici, negli ultimi due anni, del successo del duo.

La nostra intervista a Drast

Fiori morti è la metafora di un amore finito. Mi sembra che riprenda il concept di Sui muri, vostro singolo precedente.

La nostra idea, per questo nuovo progetto, è quella di mantenere il filo conduttore della realtà. I primi due EP erano più legati all’horror, un po’ Piccoli Brividi, mentre Millennium Bug è più legato ai computer e al mondo digitale. Questa volta invece vogliamo raccontare la nostra vita. Sia per Sui Muri che per Fiori Morti abbiamo messo in copertina dei nostri amici, con l’idea di condividere con tutti, compresi ovviamente loro, quelle che sono le nostre esperienze.

Tra l’altro, Sui Muri sta andando benissimo. Questo nuovo filone sta piacendo.

Sì, sta andando forte, apri tutte le forte, come direbbe il buon Gianni (ride, ndr.). Scherzi a parte, Sui Muri e Fiori morti sono brani molto onesti, forse più maturi, anche se non sono io a doverlo dire. Sicuramente io e Alessio ci sentiamo di aver tirato fuori noi stessi veramente, senza filtri. Credo che stia pagando la sincerità, il fatto che stiamo tornando a fare canzoni “alla vecchia”, più strumentali. Poi, abbiamo 21 anni, oggi facciamo questo, magari domani faremo brani completamente diversi.

Tornerete magari a fare brani più “arrabbiati”? Perché adesso traspare sicuramente più dolcezza.

Le prossime cose che usciranno non saranno molto dolci (ride, ndr.). Per ora però vogliamo tirare fuori questo lato qui degli Psicologi.

Quindi ci dobbiamo aspettare tanta varietà?

Sì, c’è sicuramente della rabbia, ma anche la presa bene, che forse non c’è mai stata. Con il tempo abbiamo imparato a stare un po’ meglio, quindi riusciamo a raccontare anche il nostro lato meno cupo.

Questi ultimi due anni immagino abbiano influenzato molto la vostra nuova produzione.

Credo che tutto quello che vivi influenzi poi quello che fai. Ci sono esperienze di quel periodo che ritornano e sono sicuramente presenti nella musica. Adesso si inizia a vedere un po’ di luce, ma siamo ancora su quella barca lì.

Settimana scorsa ho chiesto ad Ariete, con cui voi avete collaborato, se senta il peso di essere considerata un’artista portavoce della sua generazione. Anche voi venite spesso definiti così.

Se vivi con la percezione di essere qualsiasi cosa, in questo caso il portavoce di una generazione, inizi a fare le cose male, secondo me. Io vivo e basta, quando scrivo un brano non penso “ok, adesso devo aiutare le persone”. Se lo facessi, probabilmente, non ci riuscirei. Non faccio musica con la pretesa di arrivare, perché sicuramente otterrei l’effetto contrario.

A voi Psicologi è stato fatto un bel complimento da Bresh. Avete lavorato con lui in Oro Blu e di voi ha detto: “Sono consapevoli e pensanti”. Ti ci rivedi in queste parole?

Pensanti senza ombra di dubbio. Consapevoli… posso dire che è un gran regalo. A me piace lavorare con le persone con cui trovo dei punti di contatto, e devo dire che Bresh è stato una grande scoperta. Sono sempre stato un fan del suo “cantautorap”, anche se è un termine che non mi piace e che di solito usano i critici di 60 anni (ride, ndr.). Noi Psicologi comunque siamo grandissimi fan di tutta la scena di Genova, che è stata molto presente negli anni in cui ascoltavamo il rap.

Gli ultimi due anni per gli Psicologi, nonostante tutto, sono stati davvero importanti. Per questo vorrei commentare con te alcuni artisti con cui avete lavorato. Partirei da Mecna, con cui in realtà avete lavorato nel 2019 per Neverland.

Corrado spacca. Io sono anche in questo caso un grande fan, per tanto tempo è stato uno dei miei preferiti, sia per le sonorità che per i testi, sempre riflessivi. È un artista a 360 gradi e ci volo proprio (ride, ndr.).

Mace.

Anche lui è stato una grande scoperta. Lo abbiamo conosciuto a Milano, in studio da lui durante una session organizzata per conoscerci. Siamo rimasti stupiti dalla sua umanità, dalla cultura e dalla conoscenza di materie per nulla scontate. Poi è uno dei produttori italiani più validi e ha una visione molto larga, che si percepisce dal lavoro che fa anche con gli altri. Quando ascolti una strumentale fatta da lui te ne rendi subito conto.

E l’ultimo è Sick Luke.

Un altro grande. Anche lui è stato una colonna portate per il nostro lato rap, anche negli ascolti. Credo sia uno di quelli con più figli, come producer. Abbiamo lavorato davvero bene insieme.

Parliamo infine del tour, che vi terrà impegnati per tutta l’estate.

Siamo speranzosi e contenti. Non è ancora molto chiara la situazione dei concerti, ma posso assicurarti che quando si potrà suonare ci divertiremo.

Ascolta Fiori Morti, il nuovo singolo degli Psicologi

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