Perché con “Musica Leggerissima” il pop è tornato a condizionare il lessico

Inutile negarlo: tutti lo diciamo e lo scriviamo. Leggero anzi leggerissimo. La musica è tornata ad avere un influsso sul nostro modo di esprimerci, non potevamo non chiedere ai diretti interessati cosa ne pensino
Dimartino e Colapesce, durante il live a Spoleto per il Festival dei Due Mondi, foto di Studio Hanninen
Dimartino e Colapesce, durante il live a Spoleto per il Festival dei Due Mondi, foto di Studio Hanninen

Ho parlato di Musica leggerissima nell’editoriale del nostro nuovo numero, ma l’argomento merita un piccolo spazio a parte. Molti di voi si saranno accorti di quanto stiamo utilizzando il superlativo “leggerissimo”. Lo infiliamo ovunque, oramai è un assodato vezzo linguistico nelle nostre conversazioni, nei testi di noi giornalisti, così frequente come i consolidati: “che meraviglia!”, “360°” o il terrificante esempio di plasticità del linguaggio che sconfina nella deformazione: il “ciá ciá, ciá, ciao”, quando ci salutiamo al telefono.

La lingua è mobile, si sa. E per fortuna, altrimenti immobile e stagnante sarebbe anche il pensiero che la sostanzia. Ma questo vezzo ha un qualcosa di magico e miracoloso per noi che scriviamo di musica, perché il pop italiano torna a condizionare il nostro lessico, come accadeva una volta con Battisti, Battiato e poi Vasco e Jovanotti.

Dimartino: «Perché Musica leggerissima? Calvino scrive nel suo libro Lezioni Americane che la leggerezza non è sinonimo di superficialità ma la capacità di non avere macigni sul cuore»

E la parola “leggerissima” in musica leggerissima ha ancor un significato speciale in quest’epoca, al di là dell’estate. Non potevo dunque esimermi dal chiedere a Colapesce e Dimartino, in tour quest’estate, di dirmi qualcosa di più su questo superlativo che tanto ci piace scrivere o pronunciare. Di recente abbiamo anche visto la prima data del duo a Spoleto che vi abbiamo raccontato.

Colapesce: «Il tema della leggerezza è stato a lungo analizzato nella letteratura, penso a Italo Calvino, che concettualmente ci ha ispirato».

Dimartino: «Calvino scrive nel suo libro Lezioni Americane che la leggerezza non è sinonimo di superficialità ma la capacità di non avere macigni sul cuore. Ed è proprio da questa riflessione che siamo partiti per concepire non solo questa canzone ma tutto l’album I Mortali».

Colapesce: «Noi stavamo vivendo un periodo buio, il buco nero in cui cadiamo era il nostro personalissimo punto scuro ma alla fine ha riguardato tante persone nel momento in cui un “altoparlante nazionale” come Sanremo l’ha amplificato»

Colapesce: «Non volevamo avere un approccio intellettualistico nella scrittura. Una sindrome in cui spesso è incappato il cantautorato italico e Musica Leggerissima è la ciliegina sulla torta, una sorta di “upgrade” del disco che alla fine è un concept album».

Colapesce: «Noi alla pandemia ci abbiamo pensato poco, l’idea di Musica Leggerissima è nata da un’esigenza personale. Noi stavamo vivendo un periodo buio, il buco nero in cui cadiamo era il nostro personalissimo punto scuro ma alla fine ha riguardato tante persone nel momento in cui un “altoparlante nazionale” come Sanremo l’ha amplificato».

Battiato diceva “il cantante ha a disposizione un mezzo frivolo per comunicare delle cose e questo è quello che la musica italiana dovrebbe far in questo momento”

Dimartino: «Proprio Battiato diceva che il cantante ha a disposizione un mezzo frivolo per comunicare delle cose e questo è quello che la musica italiana dovrebbe far in questo momento. Utilizzare due, tre minuti per parlare di argomenti che riguardano la collettività, leggeri o pesanti che siano».

E voi, cari lettor* quali vezzi linguistici non sopportate più e quali avete mutuato dal titolo di una canzone?

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