Paolo Nutini è tornato con “Last Night in the Bittersweet”: 70 minuti d’amore (e non solo)

A otto anni di distanza da “Caustic Love”, il cantautore scozzese pubblica il suo disco più maturo, ricordandoci perché ci è mancato così tanto
Paolo Nutini
Paolo Nutini, foto di Shamil Tanna

Otto anni. È il tempo trascorso dall’uscita di Caustic Love, ultimo album in studio pubblicato da Paolo Nutini nel 2014. In questo lunghissimo arco di tempo, in cui il mondo è cambiato, e non parliamo solo di quello musicale, il cantante scozzese ha tenuto un rigoroso silenzio, scomparendo quasi senza lasciare traccia, se non con i suoi album, che hanno collezionato numeri incredibili. Per segnalarne uno: 1.5 miliardi di streaming a livello globale. Numeri non da tutti.


Dopo questo lunghissimo silenzio, il ritorno di Paolo Nutini era nell’aria. La sua presenza nella line up del TRNSMT, festival che si terrà dal 8 al 10 luglio a Glasgow, annunciata nel 2021, aveva insospettito i fan del cantante. La conferma definitiva del ritorno dell’artista è arrivata poi con l’annuncio di una serie di date italiane e la pubblicazioni di alcuni singoli che hanno anticipato Last Night in the Bittersweet, il nuovo album di Paolo Nutini pubblicato oggi, venerdì 1 luglio.


Last Night in the Bittersweet: il ritorno di Paolo Nutini

Che questo nuovo progetto fosse totalmente diverso dai suoi lavori precedenti era già chiaro dai primi singoli pubblicati. In 16 tracce Paolo Nutini mostra al pubblico una versione inedita del suo modo di fare musica, segnando una grande maturazione artistica e la voglia di tornare, riprendendosi quel posto che era stato lasciato vuoto per tanti, forse troppi anni.

L’album si apre con Afterneath. Tra gli autori, oltre allo stesso Nutini, figurano anche Gavin Fitzjohn, John Blease e Quentin Tarantino. Sì, proprio il regista di film cult come Le Iene e Kill Bill. Il cantante ha contattato il regista per chiedergli l’autorizzazione a campionare un passaggio di True Romance. Così Tarantino, che non è solito accogliere questo tipo di richieste, ha fatto un’eccezione, dando la possibilità a Paolo Nutini di campionare parte del film, uscito nel 1993, diretto da Tony Scott e scritto da Tarantino.

Una canzone che già al primo ascolto si lascia alle spalle brani come Last Request, Candy o New Shoes, per citare tre dei brani più celebri di Paolo Nutini. Con una possente batteria, Afterneath apre le porte verso il nuovo viaggio dell’artista, da scoprire in più di 70 minuti di musica.

Con Radio, seconda traccia dell’album, ritroviamo il Paolo Nutini che molti di noi conoscono. Un brano d’amore delicato, in un crescendo struggente che ci ricorda perché il cantante scozzese sia stato in passato una delle penne più incisive (e romantiche) della musica mondiale.

Il progetto continua il suo viaggio con Through The Echoes, Acid Eyes, Lose It e Petrified in Love, brani che i fan hanno già avuto modo di apprezzare e conoscere, avendo anticipato l’uscita di Last Night in the Bittersweet.

L’amore al centro di tutto

Con Standed Words (Interlude) ci troviamo quasi di fronte ad una sorta di spoken word, mentre con Everywhere si torna a parlare d’amore, tema che sembra essere centrale in questo nuovo lavoro di Paolo Nutini. “And I love you / Like a song, yes, I love you / And without you, I wander”. Nella sua semplicità questa frase diventa così corposa da attaccarsi alla pelle.

Abigail e Children of the Stars ci mostrano ancora il Paolo Nutini a noi familiare, con la sua voce, graffiante e delicata allo stesso tempo, tra una dedica che si perde nella notte e una rivolta a tutti noi, “figli delle stelle” di un presente, sospeso tra passato e futuro.

Come detto, questo nuovo lavoro del cantante scozzese è complesso, variegato di sonorità, da scoprire ad ogni traccia. Così, Heart Filled Up e Shine a Light sono brani dalla influenze rock, con chitarre distorte e synth. Desperation, tra le tracce più belle e riuscite di Last Night in Bittersweet, è il “santuario” di Paolo Nutini, dove rifugiarsi e a cui ritornare quando ci si sente persi.

In chiusura troviamo la ballad Julianne, il ricordo di un amore lontano che sembra non poter più tornare, Take Me Take Mine, per ricordarci che c’è sempre “un posto dove andare” quando perdiamo il controllo e abbiamo bisogno di fermarci, al sicuro, per ritrovare la nostra “pace mentale”.

L’elegante chiusura di Paolo Nutini con Writer

La grande capacità di scrittura di Paolo Nutini si ritrova tutta soprattutto nel brano che chiude l’album, Writer. Qui il cantautore si racconta, solo chitarra acustica e voce, elencando ad una figura indefinita e amata tutto quello che è e che, in fondo, è anche l’altro, riflesso perfetto di se stesso. “I am your writer who bleeds indecision / Your lover, your waiter, your saddest edition”. Ancora una volta ritroviamo il Paolo Nutini romantico, che trasforma una poesia in musica, con quel “So good luck, thank you and good night” con cui ci saluta.

Un saluto che segna però il suo grande ritorno. Last Night in the Bittersweet non è assolutamente un album facile. 70 minuti in cui si spazia dal rock in tutte le sue sfumature, al folk, fino al pop. Il progetto, prodotto da Paolo Nutini con Dani Castelar e Gavin Fitzjohn, è probabilmente il suo album più profondo, vario per le sonorità, e completo.

Un album dove l’amore è centrale, in cui si parla anche di salute mentale, e della necessità di fermarsi e trovare dei “porti sicuri” per ricominciare ad essere se stessi. Paolo Nutini ha pubblicato il suo album più bello, che potremo finalmente, dopo tanti anni di assenza, ascoltare dal vivo quest’estate.


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