Dopo tre anni dal precedente lavoro in studio A Perfect Contradiction, Paloma Faith è tornata con un nuovo album. The Architect è un disco diverso dai predecessori, nel quale la cantante preferisce affrontare discorsi incentrati sulla società, le classi e la politica invece che concentrarsi sulla tematica dell’amore. Paloma osserva tutto ciò che la circonda mettendosi nei panni di persone comuni e si domanda per quale motivo si stia a guardare soffrendo invece di fare la differenza: vuole un futuro migliore, un cambiamento che deve venire da noi stessi.

I temi che l’album affronta sono di attualità, come la Brexit (di cui canta in Guilty), la guerra causata in primis dai nostri conflitti emozionali, come nel singolo Crybaby, e il dramma dei rifugiati in Warrior, scritta da Sia. The Architect, uscito a novembre, contiene collaborazioni con artisti di fama mondiale quali la già menzionata Sia, John Legend, Jesse Shatkin, TMS, Starsmith, Tobias Jesso Jr., Eg White, Rag’n’Bone Man, l’attore Samuel L. Jackson e il giornalista e attivista politico Owen Jones.

Cosa significa per te The Architect? La tua maternità ha cambiato il modo in cui hai scritto l’album?

The Architect è una canzone che ho originariamente scritto dalla prospettiva di Madre Natura, che canta all’umanità, ai suoi figli, di quanto prendano senza dare nulla in cambio. L’ho scritta quando non ero ancora incinta ma successivamente, durante la gravidanza, mentre l’album continuava a crescere, ho voluto riflettere sul mondo in cui vivo e ho pensato fosse un titolo appropriato. Parlo di come abbiamo ridotto il mondo ma l’ho chiamato così anche pensando alla mia gravidanza. Penso che diventare madre mi abbia cambiato: mi ha fatto pensare che avrei voluto produrre un album che mia figlia potesse ascoltare e da cui potesse imparare qualcosa. Ho riflettuto molto su quello che voglio insegnare alle generazioni future: gentilezza, empatia e compassione.

In questo disco hai collaborato con personaggi che non sono cantanti, come il giornalista Owen Jones e l’attore Samuel L. Jackson: come mai hai pensato a loro?

Io e Owen Jones siamo amici dall’infanzia. È un socialista e abbraccio i suoi valori. Per quanto riguarda Samuel L. Jackson, ne ho semplicemente avuto l’opportunità perché mi sono ritrovata a lavorare alla sua fondazione e mi disse che mi doveva un favore. Non gli credetti ma mi disse: “Sono quel genere di persona che mantiene sempre la parola”, così ho pensato che sarebbe stato fantastico fare una collaborazione perché possiede una voce che il pubblico ascolta – e chiunque ascolterebbe quello che ha da dire – quindi ho pensato che avrebbe avuto un forte impatto utilizzarla per determinate affermazioni.

In Guilty parli della decisione di abbandonare l’Unione Europea e del successivo pentimento popolare. Come vivi la politica britannica in questo momento con la Brexit?

Ho votato per rimanere ed essendo per metà spagnola e parlando anche italiano penso sia tutto molto strano per me. Possiedo il passaporto britannico ma mi sento molto europea, quindi sono preoccupata. Non è quello che voglio. Ma vivo a Londra, e qui quasi tutti hanno votato a favore dell’Unione Europea, quindi mi rende felice sapere di non essere circondata da gente che ha votato per l’uscita.

Hai in programma un tour che passerà anche per l’Italia?

Mi piacerebbe tanto! Penso che mi gioverebbe molto, dal momento che parlo italiano e non c’è nessun altro posto al mondo in cui si parli. Se parlassi spagnolo o francese ci sarebbero tantissimi paesi dove potrei andare, ma per quanto riguarda l’italiano… solo l’Italia!

Congratulazioni per essere diventata madre! Com’è stata la tua esperienza con l’NHS, il sistema sanitario nazionale inglese?

Grazie! L’NHS è stato fantastico, mi hanno trattata benissimo. Penso sia una parte molto importante della cultura britannica e sono preoccupata che non resisterà a lungo ora che stiamo cercando di imitare il modello americano: sarebbe una bruttissima idea, specialmente con Donald Trump. Ho avuto un’esperienza personale terribile, niente è andato per il verso giusto: la mia bambina è nata prematura e ho avuto un’infezione all’utero, quindi sia io e che mio figlia siamo state molto male per un po’. Siamo dovute rimanere per un periodo in ospedale, ma sono stati tutti meravigliosi e l’ostetrica è stata formidabile. Mi sento molto fortunata.

Volere il meglio per i propri figli significa anche lasciarli essere chiunque vogliano essere e lasciarli esprimersi come meglio credono: è questo il motivo per cui hai deciso di crescere il tuo bambino in modo neutro dal punto di vista del genere?

Ciò voglio è rendere mia figlia emancipata, sicura di sé e in grado di sentirsi accettata per chiunque lei sia, quindi la farei crescere in modo tale che possa essere amorevole ma anche forte. Se avessi un figlio lo farei crescere facendogli capire che non c’è niente di sbagliato nel giocare con le bambole, e gli insegnerei ad essere sensibile e compassionevole nei confronti degli altri bambini. Non credo nel fatto che le femmine debbano vestirsi di rosa e i maschi di blu e non credo che, soprattutto in un periodo così delicato di evoluzione di un essere umano, si debba delimitare ciò con cui i bambini possono o non possono giocare. Penso che debbano avere accesso a qualsiasi cosa. Quando sono al parco e guardo i bimbi giocare, vedo bambini che fanno finta di cucinare o di lavorare in una caffetteria e vedo bambine giocare con il camion dei pompieri ed è così che credo debba essere.

Da donna forte quale sei, vuoi dare un messaggio alle giovani donne?

Penso che tutto sia legato alla forza e alla sicurezza di sé. È lo stesso messaggio che darei a un bambino: penso che la compassione e la gentilezza siano le qualità più importanti di ogni singolo uomo o donna. È qualcosa che ogni essere umano dovrebbe provare ad essere. Esiste un modo per riuscirci senza essere sotto controllo, come se dovessi sentirti sottomesso, perché si può essere forti, gentili e sicuri di sé allo stesso tempo.

 

di Anna-Mari Trlin