Matteo Romano: «Ben vengano le insicurezze, vuol dire che ci mettiamo in discussione»

Dall’esperienza sanremese all’esibizione in Piazza San Pietro a Pasquetta, il giovane cantante cuneese si racconta, parlando anche del suo nuovo singolo “Apatico”
Matteo Romano
Matteo Romano, foto ufficio stampa

Matteo Romano è la perfetta immagine del fratello minore che tutti vorremmo. Quello che sta simpatico agli amici e che ti vuoi sempre portare in giro, ovunque tu vada. Dietro ai suoi occhi grandi occhi scuri e alla sua timidezza, c’è un mondo da raccontare.


Per farlo ha scelto la musica, partendo da TikTok e arrivando, nel 2022, sul palco del Festival di Sanremo. Dopo il successo del suo brano sanremese, Virale, che ha da poco ottenuto il disco di platino, Matteo Romano è tornato a raccontarsi con Apatico, il suo nuovo singolo pubblicato lo scorso 22 aprile.


Ecco cosa ci ha raccontato l’artista cuneese durante la nostra intervista in Universal, dal nuovo singolo a Sanremo, da Tananai alle date estive, fino all’esibizione a Pasquetta in Piazza San Pietro.

Un bilancio post Sanremo?

Direi che è andata decisamente bene, è un’esperienza che mi ha dato tanto dal punto di vista personale e professionale. Mi sono messo in gioco e ho capito come lavorare per raggiungere il mio obiettivo, ovvero una carriera il più duratura possibile.

Virale, tra l’altro, ha di recente ottenuto il disco di platino. Il brano è decisamente arrivato al pubblico.

Sì, sono contento perché sono arrivato io soprattutto, con la mia semplicità e spontaneità. Ogni tanto mi sento quasi più goffo di quanto sono in realtà, e mi fa piacere che sia arrivata agli altri più come timidezza che come incapacità di gestirsi in alcune situazioni. Sono felice di essere rimasto me stesso durante tutto il percorso. Poi sono stati mesi fantastici, tra il nuovo singolo e l’esibizione a Pasquetta in Piazza San Pietro.

Hai cantato davanti al Papa e a 80mila persone, è una cosa che non si fa tutti i giorni.

È stato davvero forte, perché sentivo la responsabilità di essere lì, con Blanco, in un’occasione così importante. Ho sentito di dover essere un portavoce della mia generazione. Ecco, non voglio dire che sono un esempio da seguire, ma è stata una fonte d’orgoglio essere visto come un’ispirazione.

Il nuovo singolo Apatico

Di Apatico, il tuo ultimo singolo, ho apprezzato soprattutto il contrasto tra la melodia e il testo.

Abbiamo voluto portare avanti una specie di antitesi tra il testo, che parla delle mie insicurezze e di me al 100%, e una musica più ironica e leggera, con un sound forse più internazionale, che mi permettesse di farmi conoscere in una nuova veste.

C’è una frase in particolare che racchiude molto bene il significato del brano: “Fuori c’è il sole, piove dentro al mondo dove abito”.

Hai colto il significato di Apatico, perché per me è una frase centrale. Da una parte rappresenta le mie insicurezze e dall’altra il provare a lasciarle andare, dicendosi “non farti più pare del dovuto”.

Apatico è proprio uno di quei brani che va contro il pensiero del “dobbiamo sempre farci vedere felici”. Le sfumature esistono ed è bello raccontarle.

Ho voluto raccontare davvero quello che mi frulla per la testa e quanto sia giusto che sia così. Ben vengano le insicurezze, perché vuol dire che ci mettiamo in discussione e viviamo in un mondo dove, purtroppo o per fortuna, dobbiamo sempre essere i nostri peggiori critici. È giusto dire: “ok, sono così, chiedo aiuto se ne ho bisogno e non per forza devo fare come fanno gli altri”.

Tornando a Sanremo, tu e Tananai siete un po’ le due facce della stessa medaglia. Siete arrivati da Sanremo Giovani e alla fine siete tra gli artisti che hanno spiccato di più durante il festival.

Sai, ce lo dicono anche qui, che siamo un po’ il diavolo e l’acqua santa (ride, ndr.). Potrebbe non sembrare, ma abbiamo una sensibilità molto simile. Nonostante a Sanremo Giovani ci fosse tanta competizione, non appena abbiamo saputo di essere passati entrambi eravamo super felici e abbiamo avuto modo di confrontarci e vivere insieme l’esperienza.

Matteo Romano e TikTok: «Ha funzionato perché ho fatto tutto con spontaneità e naturalezza»

TikTok, invece, è la piattaforma che ti ha lanciato. Sto notando però che in questo periodo forse sta attraversando la sua fase discendente per quanto riguarda la musica. Sono più gli artisti che vogliono andare bene anche sulla piattaforma, più che i nuovi talenti che vengono scoperti.

Sì è un po’ persa la spontaneità. Io pubblicavo per mostrare agli altri la mia passione per la musica, non per arrivare alla casa discografica, anche se era sicuramente un sogno. Forse è per questo che ha funzionato, perché ho fatto tutto con spontaneità e naturalezza. Sicuramente adesso ci sono progetti che partono da TIkTok, ma non c’è più il successo pazzesco com’è stato per Drivers License di Olivia Rodrigo, o più di recente Gayle con Abcdefu.

Adesso che hai un po’ di singoli all’attivo, in quale direzione ti stai muovendo?

In realtà non so dirti precisamente, stiamo ancora cercando di capire quale sia la strategia giusta. Comunque l’obiettivo è quello di arrivare all’uscita di un album entro un anno al massimo. Voglio portare me al 100%, cosa che già penso di aver fatto con i miei singoli.

Hai annunciato una serie di date estive, sparse in giro per l’Italia.

Sì, porterò con me la mia band, sarà un quartetto e stiamo provando proprio in questi giorni. Sono contento di questa formazione, perché ci permetterà anche di portare sul palco degli arrangiamenti unplugged. Soprattutto, mi confronterò con un pubblico che è il mio. L’anno scorso ho avuto l’opportunità di aprire i concerti di Emma, e per quanto sia stata un’esperienza stimolante, dall’altra non era il mio pubblico. Io ho iniziato a fare musica perché adoro cantare, quindi il live è la cosa più importante, al di là di tutto.


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