Mario Castiglione: «Ho rifiutato tutti i talent. Voglio fare la gavetta»

Mario Castiglione è un giovane artista catanese che – dopo numerose cover pubblicate sui suoi canali social – ha pubblicato il suo primo singolo con Sugar “Come Se Non Ci Fossi Stata Mai”
Mario Castiglione
Mario Castiglione

Ancora una volta il web si dimostra un luogo dove la musica può viaggiare senza confini. Lo sa bene Mario Castiglione, artista di Catania nato nel 1995. Negli ultimi tempi ha riempito la sua pagina Facebook di sue cover di alcune canzoni del momento, arrivando a un buon riscontro da parte del pubblico. Così, arriva il contratto con la Sugar, da sempre molto attenta ai talenti emergenti e Mario Castiglione pubblica il suo primo singolo, dal titolo Come Se Non Ci Fossi Stata Mai.

Quello di Mario Castiglione è un pop che si avvicina a influenze R’n’B e trap e che racconta i gusti musicali dell’artista. Il videoclip del brano è stato diretto dai The Astronauts. Lo abbiamo incontrato.



Questo è il tuo primo singolo. Come sta andando questo inizio in Sugar?

Sta andando bene. Ovviamente sono in una situazione nuova della mia vita. È un momento particolare e molto felice. Sono qui a prendere tutto quello che c’è da prendere. Più cose arrivano meglio è. Sto vivendo come se non ci fosse un “rischio di fallimento”: ogni cosa che arriva è buona. Io vengo da un percorso di cover, di movimento sul web che mi ha fatto stringere con le persone: finalmente pubblico qualcosa di mio. Ho sempre cercato di entrare dentro all’arrangiamento delle cover che proponevo, di prendere il pezzo, smontarlo e renderlo mio il più possibile. Ma non è la stessa cosa che fare un brano proprio. Finalmente faccio sentire quella che è la mia passione più grande. Siamo tutti molto contenti.

C’è stato qualcosa che è successo e che non ti aspettavi, entrando in questo mondo?

Tantissime cose. A partire da questa intervista. Ma anche il fatto che c’è il mio video su Vevo o il fatto che i miei pezzi sono su Spotify. Queste sono tutte le esperienze “ufficiali” di una carriera discografica che io non ho mai vissuto. Io mettevo i miei video su Facebook e basta. Ora c’è una struttura che si muove. Mi sento supportato: c’è un team che lavora al mio fianco.

Questo forse ti porta a concepire il tuo lavoro anche in un modo diverso. È così?

Sì, esatto. Poi qui in Sugar ognuno è super forte in quello che fa: c’è una divisione dei compiti molto intelligente. Un esempio: per fare questo pezzo ci abbiamo messo un bel po’ di tempo. Mi sono chiuso in studio a lavorarci, volevamo fosse perfetto. È stato faticoso ma bellissimo.

Il videoclip è molto particolare. Come è nato?

L’ho girato con i The Astronauts, che sono molto bravi. Uno dei due è un mio carissimo amico: lo conosco perché anche lui è catanese. Quando è uscita l’idea di fare un singolo e, quindi, anche un video, ho subito pensato a loro. Inizialmente l’idea era un’altra, ma siamo stati sconfitti dal maltempo (ride, ndr). Abbiamo cercato un’altra idea. Abbiamo avuto l’obbligo di pensare a un’altra cosa. Ed è venuto fuori un bel video.



Quando hai iniziato a fare queste cover? Pensi che il mondo del web sia democratico?

Io ho iniziato a fare cover per paura: avevo paura di far fuori subito i miei pezzi. È successo che il mondo degli indipendenti – dove tu da solo puoi fare quello che vuoi – è accessibile da tutti. Chiunque può pubblicare ciò che vuole. Io ci tengo e non volevo far fuori così le mie canzoni. Non volevo sprecarle. Prima di Sugar ho pensato: «Comincio a stringere con il pubblico e vediamo come va». Ma questo non mi ha mai vietato di scrivere. Anzi. Sul web la gente dice ciò che pensa. Forse anche grazie a questo so già cosa pensano di me tante persone, come cantante e come musicista.

Ci vuole coraggio per prendere una scelta di questo tipo…

Sì, è vero. A dir la verità ho anche ascoltato il parere di persone che mi sono vicine. Io faccio questo lavoro non perché mi piace semplicemente cantare, ma perché amo scrivere, lasciare un messaggio dal punto di vista testuale. Ho cercato di fare qualcosa di mio. Il bello viene adesso, finalmente.

Ci sarà un secondo singolo?

Sì, ci sarà un secondo singolo. Adesso è il momento delle mie canzoni. È il momento che aspettavo da tanto.

Tu vieni da una famiglia molto appassionata di musica…

Sì, dalla parte di mio padre. Mia madre mi ha detto che quando avevo 3 anni stavo fisso, davanti alle vetrine dei negozi musicali. Volevo i giocattolini del piano, della batteria, ecc. Mio padre suona per hobby e per passione e quando era più piccolo scriveva. Mi ha detto che ha conquistato mia madre così, scrivendole una canzone. È una famiglia appassionata che mi ha trasmesso tanto.



Ti sei chiesto a quale pubblico ti piacerebbe arrivare? Hai una “strategia” da questo punto di vista?

No, non ho nessuna strategia. Mi piacerebbe arrivare ai giovani della mia età. Facebook ti dà la possibilità di vedere cosa “vai a prendere” di più. Il mio target mi dice che ho un pubblico dai 18 ai 24 anni. Ma a me non piace molto schematizzare.

Cosa ascolti quotidianamente?

Essendo anche produttore non ho un ascolto regolare di un unico genere o di un unico artista. Ci sono cose che mi piacciono, che mi interessano, e altre che invece faccio fatica ad ascoltare. In questo brano ci sono influenze trap, pop, hip-hop. Ascolto tanta musica internazionale. Mi piace l’indie. Andrò a vedere Eminem dal vivo e mi piacerebbe andare ad Amsterdam a vedere Kendrick Lamar. Ah, adoro i Negramaro.

Il pop italiano ti ha stancato?

È un po’ un paradosso, anche perché io sono un artista pop che scrive in italiano, ma tra i miei ascolti personali il pop italiano è un po’ uscito. Mi sono piaciuti molto i dischi della Michielin e di Annalisa. Sto trovando meno artisti uomini che mi piacciono.

Hai mai pensato di partecipare a un talent?

Questa è una bella storia. Mi hanno chiamato tutti i talent, da X Factor a The Voice, ma anche Amici. Sono stato contattato per fare i provini. Penso siano una bella strada e una bella opportunità in un tempo come questo. Tirando queste somme, però, penso che non sia la mia strada. Per quanto riguarda il mio percorso personale, preferisco la “carriera in salita”, quella fatta di gavetta, di live. Mi piacerebbe arrivare al successo che ti può dare il talent, ma farlo in maniera solida.



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