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Musica che unisce: “Look for the Good” è il nuovo album di Jason Mraz

Il cantautore divenuto celebre con la hit I’m Yours ha appena pubblicato il suo settimo album (al 100% reggae): Look for the Good. L’abbiamo intervistato

Jason Mraz - Look for the Good - intervista - foto di Jen Rosenstein
Foto di Jen Rosenstein

Da sempre, anche prima del suo exploit nel panorama mainstream globale di fine anni Duemila, la musica di Jason Mraz è stata portatrice di un messaggio di uguaglianza, gentilezza, rispetto per gli altri e per il pianeta che ci ospita. Così come da sempre il suo pop acustico ha assimilato qua e là elementi del genere musicale che meglio veicola quel messaggio, il reggae. Ma per la prima volta il cantautore americano pubblica un lavoro in studio interamente e autenticamente reggae: si intitola Look for the Good ed è uscito il 19 giugno via BMG (Mraz, precedentemente a contratto con Atlantic Records, ha di recente siglato un accordo per tre album con la label tedesca).

L’album rappresenta un nuovo, fresco approccio per Jason, giunto al suo settimo capitolo discografico. Fra una digressione sul suo “Mranch” (dove produce avocado e caffè con tecniche bio) e considerazioni sul potere unificante della musica in tempi come questi, l’artista ci ha raccontato il suo mondo fra note e realtà. Ecco un estratto dell’intervista che troverete integralmente sul numero di giugno di Billboard Italia.

La tua musica ha sempre incorporato elementi di reggae ma questa è la prima volta che fai un intero album in quello stile musicale. Cosa ti ha spinto in questa direzione sonora?

Nel corso degli anni ho riarrangiato i miei vecchi pezzi in chiave reggae per il mio pubblico. Ha sempre funzionato molto bene, perché la gente adora ballare – e il reggae è davvero un genere ballabile. Oltretutto, ciò poteva amplificare bene il mio messaggio di amore e uguaglianza. Nel 2016 (anno dell’elezione di Donald Trump, ndr) cominciai a chiedermi come farlo al meglio, visti i tempi particolari. Poi conobbi Michael Goldwasser, produttore reggae, e quello fu l’anello mancante.

In My Kind dici: “We are united by our differences”. Purtroppo viviamo in un periodo storico in cui molti leader politici cercano di dividere le persone proprio per via delle differenze. Qual è il tuo sentimento per questo clima politico? E cosa può fare la musica per unire?

La musica unisce per via del suo ritmo, del suo tono, della sua melodia. È un linguaggio che va al di là delle parole: è come il canto degli uccelli. Noi abbiamo le nostre storie da cantare, e in quelle storie abbiamo l’opportunità di educare, ispirare, scuotere le coscienze. Detesto tutto il nonsense della politica di oggi. Ho l’impressione che chiunque sia oggi in politica stia cercando solo di far soldi, mandare avanti il proprio business o cambiare le leggi in modo tale da rendere i propri affari più favorevoli. Mi piacerebbe che come leader ci fossero musicisti, artisti, poeti, perché almeno avremmo poesia, musica, bellezza quando un leader parla.

Look for the Good è il tuo settimo album in studio. Qual è una cosa nel tuo approccio alla creazione musicale che è cambiata negli anni e quale una che è rimasta sempre la stessa?

Ciò che è cambiato di anno in anno è la persona che ero in quello specifico momento. Ovviamente diventi più anche esperto: la mia “scatola degli attrezzi” come musicista è oggi più completa. Quello che è rimasto uguale è la voglia di credere che queste canzoni contino per qualcuno. Ci vuole un po’ di distaccamento, oltre che di ego, ma del resto, come riporta Billboard USA, la musica di Bob Marley è cresciuta in streaming in queste settimane. Questo è il potenziale della creazione di buona musica: ciò che non è cambiato è che credo sempre in quel potenziale.

Ascolta Look for the Good di Jason Mraz in streaming

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