Lo Stato Sociale, al via il tour estivo: «Sono i primi mattoncini di qualcosa di nuovo»

Sabato 12 giugno è partito a Milano il Recovery Tour. Abbiamo incontrato i regaz, che non facevano concerti su larga scala da un anno e mezzo, poco prima di questo nuovo inizio così particolare per tutti
Lo Stato Sociale, foto di Jessica De Maio
Foto di Jessica De Maio

Ingressi contingentati, posti a sedere, mascherine e distanziamento. È la nuova normalità degli spettacoli dal vivo in periodo pandemico. Nonostante tutto, è un’atmosfera distesa e di ritrovata voglia di incontrarsi quella che si respira alla “data zero” del Recovery Tour dello Stato Sociale al Castello Sforzesco di Milano sabato 12 giugno.

La serata è mite dopo un pomeriggio eccezionalmente caldo. A parte una temporanea invasione di cimici sui prati del Cortile delle Armi del castello, dove si tiene il live, tutti sono semplicemente felici per il fatto di esserci, di ridare speranza a uno dei settori più duramente colpiti dall’emergenza sanitaria. Anche con la curiosità di scoprire questa sorta di enigma che è il nuovo – e, si spera, passeggero – standard delle dinamiche dei concerti.

A partire dagli stessi regaz, che non fanno concerti su larga scala da un anno e mezzo e che per primi si interrogano su cosa riservi il futuro. «Il nostro ultimo concerto fu a Milano, capodanno 2020», ricorda Albi quando li incontriamo nel backstage qualche ora prima del live. «Mi ricordo un sacco di cose che andarono male!», aggiunge Carota. «Per esempio si ruppe il countdown, e la boccia dello spumante non si stappava. Era chiaramente l’inizio di un disastro…».

La tutela degli spettacoli e della cultura

Lo Stato Sociale è una delle band che più si sono impegnate sui temi della tutela del settore degli spettacoli. In senso sia economico che culturale. Lo testimoniano ad esempio la loro commovente interpretazione di Non è per Sempre degli Afterhours nella serata delle cover di Sanremo 2021 e le audizioni di Bebo in parlamento per sensibilizzare la politica sulla necessità di un maggiore supporto alla musica.

Inevitabile, dunque, che la conversazione tocchi quegli argomenti. «Speravo che fosse fatto un lavoro più culturale che economico, che riguardi proprio la dignità del lavoro», commenta Albi. «Lo racconto con un aneddoto: io ho dovuto riempire un palazzetto con 5mila persone per spiegare a mio padre che lavoro facessi. I sussidi sono serviti, ma se torniamo a un mondo in cui si pensa che questo non è un lavoro, allora c’è un problema».

Checco aggiunge: «Bisogna anche cercare di abbattere la distinzione fra lavoro “utile” e lavoro “inutile”. Come dicevamo sul palco di Sanremo, le cose inutili sono anche le più importanti, sono quelle che ti fanno sentire vivo. Che palle fare solo cose volte a guadagnare! Il lavoro culturale, seppur bollato come accessorio e inutile, invece è assolutamente fondamentale alla vita emotiva».

Per Lo Stato Sociale, comunque, il futuro a lungo termine è ancora tutto da scoprire. A partire dal fatto che per motivi economici e logistici non hanno potuto portare con loro tutto il loro team tecnico, che di solito va dalle sei alle dieci persone. Come osserva Albi: «Quelli di questa estate sono i primi mattoncini di qualcosa di nuovo. Abbiamo dovuto scendere a compromessi con un po’ di cose per poter essere presenti a questa prima fase di ricostruzione».

I concerti del “Recovery Tour” dello Stato Sociale

Parlando invece di musica, nei live del Recovery Tour dello Stato Sociale ci sono diverse “sorprese”. «Se sei abituato a sentire una certa voce su un certo pezzo, magari lo sentirai cantare da qualcun altro», racconta Albi. «Chiaramente ci sarà il coinvolgimento del pubblico, che abbiamo studiato in un modo particolare per superare le mascherine, le sedute e la distanza». Si riferisce al numero (3201727983) al quale è possibile inviare messaggi via WhatsApp direttamente alla band, che si diverte a leggerli a mo’ di siparietto fra un pezzo e l’altro.

«Abbiamo spremuto le meningi per far sì che sia una serata piacevole e che lasci qualcosa a chi viene», continua Albi. «Alla fine è la cosa più importante del nostro mestiere: far tornare a casa le persone con qualcosa in più. Il fallimento non è suonare davanti a cinque persone, ma è se a quelle cinque persone non hai dato qualcosa».

E il concerto vede infatti momenti davvero toccanti, da Lodo che si commuove parlando della ripartenza e del percorso fatto fin qui con i compagni di gruppo al finale con Una Vita in Vacanza in unplugged con la band seduta a bordo palco e singalong del pubblico.

Chiudiamo la nostra conversazione pre-concerto con una battuta: se avessero scritto Mi Sono Rotto il Cazzo nel 2021, di cosa si sarebbero rotti in quest’ultimo anno e mezzo? Carota: «Io mi sono rotto il cazzo dei tuttologi, dell’italiano medio virologo, esperto in femminismo e in qualsiasi cosa. Quella è una cosa particolarmente fastidiosa».

Le date del Recovery Tour

Queste le date al momento annunciate del tour dello Stato Sociale:

12 giugno – Milano, Castello Sforzesco

22 giugno – Bologna, Nova Festival

25 giugno – Genova, Goa-Boa Preview / Villa Serra Greenside!

3 luglio – Codroipo (UD), Villa Manin Festival

18 luglio – Collegno (TO), Flowers Festival

4 agosto – Treviso, Suoni di Marca

8 agosto – Roma, Auditorium Parco della Musica

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