Con “Mercury – Acts 1 & 2” gli Imagine Dragons non ricercano le hit, ma la sincerità

32 tracce per un album che mostra luci e ombre della vita, raccontante con onestà da Dan Reynolds e compagni
Imagine Dragons
Imagine Dragons, foto di Eric Ray Davidson

Nel 2012, all’uscita di Night Vision, era difficile immaginare il successo planetario che, da lì a poco, avrebbe portato gli Imagine Dragons ad essere tra le band più ascoltate al mondo. Dopo una pausa, complice la pandemia, la band di Dan Reynolds ha pubblicato lo scorso 3 settembre Mercury – Act 1 che, come si evince dal titolo, è la prima parte di un album più ampio che vede la luce oggi, venerdì 1 luglio, con la pubblicazione di Mercury – Acts 1 & 2.


Un progetto corposo, che conta ben 32 tracce che raccontano gli ultimi tre anni degli Imagine Dragons. Se vogliamo brevemente soffermarci sui numeri e riconoscimenti, la band ha collezionato negli anni dischi d’oro e di platino, un Grammy come Best Rock Performance e diverse #1 nelle classifiche Billboard. Anche Mercury – Act 1 ha riscosso un discreto successo, con Enemy, tra i singoli estratti dall’album, certificata disco di platino nel nostro Paese.


Per questi due “atti” gli Imagine Dragons si sono affidati a Rick Rubin, tra i produttori più influenti del panorama musicale mondiale. Così, dopo aver pubblicato Bones e Sharks, singolo uscito lo scorso venerdì, 24 giugno, eccoli alla fatidica “prova del nove”.

Mercury – Act 2, superare la perdita e continuare a vivere

Se Mercury – Act 1 voleva essere un modo per “chiudere gli occhi e aprire l’anima”, come spiegato dallo stesso Dan Reynolds, provando a guardare il mondo per guardarsi dentro, affrontando tematiche specifiche, come la morte, nel secondo atto la perdita viene lasciata alle spalle. Il mondo va avanti e la vita continua. Senza dare risposte e soluzioni, ma provando ad affrontare le mancanze e andando a vedere cosa c’è dopo.

Mercury – Act 2 si apre con la già citata Bones per lasciare spazio a Symphony, il brano più pop di questa seconda parte. Sì prosegue sulle note di Sharks, arrivando a I Don’t Like Myself, in cui Dan Reynolds mette nero su bianco un pensiero che spesso attraversa molti di noi: “There are times when I don’t like myself / I believe all the things tha they say about me / I wanna love myself, just like everyone else / But there are times when I don’t like myself”. Semplice ed incisivo, il frontman della band riesce a cantare il desiderio di amarsi, anche quando non ci riusciamo e siamo sommersi da ciò che gli altri pensano di noi.

Se in Blur gli Imagine Dragons cantano quella sensazione che proviamo quando ci sentiamo quasi scomparire e ci vediamo come uno “spreco di spazio”, Higher Ground sembra invece scandagliare il desiderio di risollevarsi, tenendo duro e provando sempre a superarsi, arrivando al “terreno più alto”.

Da Take It Easy, manifesto dell’album, a I’m Happy

Take It Easy sembra invece essere il cuore di Mercury – Act 2. Definibile come la “canzone manifesto” del disco, il brano racchiude tutte le tematiche principali affrontate dagli Imagine Dragons: morte, amore, religione e mancanza di fede. Topic complementari che vanno a formare una canzone in cui ci viene detto di smettere di cercare risposte, provando a vivere la vita come viene, con tutti i suoi lati negativi e positivi.

Waves, nona traccia del disco, affronta una tematica simile, ricordandoci l’importanza di goderci il tempo, amando chi ci sta intorno e provando a smettere di controllare tutto perché, anche desiderandolo ardentemente, non è possibile. Con I’m Happy, invece, ancora una volta si prova a cercare “il lato positivo” di una vita fatta di imprevisti. Un invito, quello degli Imagine Dragons, a godersi il senso di felicità, provando a sorridere per quello che si ha.

L’album più sincero degli Imagine Dragons

In chiusura di questo secondo atto troviamo Younger, che ci mostra che può esserci qualcosa di bellissimo negli errori che si commettono da giovani. E ancora Continual (unico featuring del progetto, con Cory Henry, ex membro degli Snarky Puppy) e They Don’t Know You Like I Do. Uno dei brani più importanti di Mercury – Act 2, legato al ricordo di una persona scomparsa. Una canzone che vuole sottolineare quanto sia importante non ascoltare cosa dice di noi chi non ci conosce, perché solo chi ci ama davvero ci capisce come nessun altro. Soprattutto, ci ricorda che andiamo bene così, imperfetti e fragili, in balia delle onde e degli squali.

Quello che sicuramente emerge da questo progetto, nella sua interezza, è l’onestà della scrittura di Dan Reynolds. La capacità di aprirsi e provare a raccontare due anni difficili segnati da perdite e momenti di sconforto. La voglia di provare a raccontare luci e ombre della vita, senza ricercare la hit, ma provando a dare sempre più peso alle parole. Un aspetto importantissimo per la band, come hanno anche dimostrato durante il loro show agli I-Days 2022, davanti a 65mila persone.

Mercury – Acts 1 & 2 è l’album più sincero e onesto della band, che dal 2012 non ha smesso di collezionare successi, hit e, questa volta, mette tra i “trofei” un progetto che porta la vita e la morte al centro di tutto, in bilico tra fragilità e desiderio di ricominciare, lasciandosi alle spalle tutte le storture del mondo.


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