Chi è Greta Zuccoli, tra i dieci finalisti di AmaSanremo

Quattro chiacchiere con Greta Zuccoli, che ripercorre le proprie influenze musicali e le lezioni apprese da Damien Rice e Diodato
ph: Riccardo Piccirillo

Una carriera divisa tra più mondi. Si potrebbe abbozzare così una rapida descrizione del percorso che Greta Zuccoli è stata in grado di costruirsi tra italiano, inglese, trip hop, influenze musicali cantautorali e britanniche. Prima come componente di una band, poi come solista.

L’artista napoletana è arrivata tra i 10 finalisti di AmaSanremo con Ogni Cosa sa di te, brano di cui è autrice e compositrice, nonché il primo scritto in italiano. Parte di questo avvicinamento alla canzone tricolore è merito dell’incontro con Diodato, con cui ha condiviso i palchi durante il tour estivo del cantautore (“Concerti di un’ altra estate”) come voce della band. Non a caso, Ogni cosa sa di te è prodotta da Diodato e da Tommaso Colliva, con gli archi di Rodrigo D’Erasmo.

Per Greta è stata molto significativa anche la figura di Damien Rice. Scoperta quasi per caso dal cantautore irlandese durante un aftershow di un concerto e invitata dallo stesso a prendere la chitarra e a improvvisare, i due hanno avviato una proficua collaborazione professionale.

Di questo ed altro abbiamo parlato con lei nel corso della nostra intervista.

Da dove nasce la passione per il folk?

Ascolto folk sin da bambina perché è la musica che si è sempre ascoltata a casa mia e che in particolare ama mia madre. Ho iniziato a cantare solo a 13 anni e In qualche modo ho assorbito queste sonorità e ho cercato di riportarle nel mio mondo quando mi sono avvicinata alla scrittura in lingua inglese con la mia band, i Greta and The Wheels. Tra gli altri ascoltavo Joni Mitchell, Carole King, Janis Joplin, Cat Stevens ma anche Bjork, i Portishead, iMassive Attack, i Blur.

Era quello il vostro genere di riferimento?

Nell’ultimo periodo dei Greta & The Wheels abbiamo sperimentato nuove forme di quel genere folk, esplorando l’elettronica. Ci definivamo una band new-folk. Guardando alla musica inglese, al filone folk nordeuropeo, sentivo che il mio posto era proprio in quei luoghi e suoni a cui sentivo di appartenere. Mi è capitato spesso di esibirmi alle jam session dei pub in Inghilterra, confrontandomi con musicisti provenienti da tutto il mondo.

Hai contatti in Regno Unito?

Ho una sorella più grande di me di 10 anni, che vive a Londra, città che ho vissuto molto.

Sei stata influenzata dai suoi gusti?

Morgana ha sempre avuto ascolti molto raffinati e grazie e lei ho scoperto tanta musica in anticipo. Così, da bambina ho conosciuto artisti come Radiohead, Tracy Chapman, i primi Coldplay, i Muse, Beck, gli Oasis. Me ne sono innamorata. A 9 anni la mia canzone preferita era Wonderwall.

Da solista sono cambiati i tuoi riferimenti?

L’esperienza di gruppo è stata importantissima. Ma ad un certo punto ho sentito l’esigenza di trovare la mia espressione artistica da solista. Ho nel cassetto nuovi brani in lingua inglese e sto lavorando a diversi inediti in italiano. Sono molto legata al cantautorato italiano. Artisti come Endrigo, Tenco, Dalla, De Gregori, De Andrè sono tra le mie influenze più importanti. Insieme a Samuele Bersani, Daniele Silvestri, Max Gazzè, Niccolò Fabi.

Nel 2018 hai duettato con Damien Rice all’Olympia di Parigi, e poi hai preso parte al suo Wood Water Tour ed era il tuo primo tour in assoluto. Quando vi siete conosciuti?

Dopo un suo concerto a Napoli nel maggio 2017, Damien regala ai suoi fan un aftershow molto intimo. Un dopo concerto sui generis che si trasforma in breve in una jam session. Ad un certo punto Damien chiede a qualcuno di dargli il cambio, si alza in piedi e mi mette la sua chitarra addosso.

Come hai reagito?

Io tra l’incredulità e l’emozione, resto perplessa ed immobile per diversi minuti, poi inizio a cantare la cover di un brano che non avrei mai pensato di suonare o cantare davanti a lui. Sono talmente emozionata che a metà canzone smetto anche di suonarla. Entrambi ci lasciamo andare ad un’improvvisazione vocale completamente estemporanea. Siamo riusciti a ritagliarci il nostro spazio magico in quella confusione di suoni e voci. Ad esibizione finita, parliamo per qualche secondo, giusto il tempo per dirgli che è una delle mie più grandi ispirazioni di sempre. Mai avrei pensato che potesse ricordarsi di me. Invece mi ha cercata. Siamo rimasti in contatto e da lì è iniziato tutto.

Quando vi siete rivisti?

Abbiamo cantato insieme per la prima volta all’Olympia di Parigi. Era il primo concerto dedicato ad Eleanor Roosevelt per il progetto di Amnesty International Eleanor’s Dream, di cui sono diventata parte. Il giorno dopo ci siamo esibiti di nuovo, sempre a Parigi, in occasione di un concerto acustico molto speciale per La Blogoteque e Arte Concert. Un anno dopo ho preso parte al suo Wood Water Wind Tour a bordo di un antico veliero che è diventato casa per quasi un mese. Le tappe del tour erano tutte nel Mediterraneo, dall’Italia alla Spagna. I concerti si svolgevano a terra, in suggestivi teatri e anfiteatri che raggiungevamo tramite il veliero. Nel frattempo vivevamo letteralmente in barca, adibita ad un vero e proprio studio di registrazione, tra albe e tramonti mozzafiato, dove ogni cosa intorno era ispirazione.

Una sorta di crociera musicale…

Tutto questo coinvolgendo i fan con live streaming in diverse ore della giornata, per consentire a tutti di seguirci in questa splendida avventura, da ogni parte del mondo. Così quel mare è diventato un vero e proprio palcoscenico. Non dimenticherò mai quell’esperienza incredibile. Il mio primo tour in assoluto. Momenti indelebili che faccio fatica a raccontare. L’ultima volta che ho avuto la gioia di potermi esibire con Damien è stato a Cork, in occasione del “Sounds from a safe harbour”, meraviglioso festival curato tra gli altri da Bryce e Aaron Dessner (The National), che ha visto la partecipazione di numerosi straordinari artisti, tra cui la cantautrice Feist che un’altra delle mie grandi influenze.

Qual è la lezione più preziosa che ti ha dato Damien Rice?

Damien mi ha sempre detto che l’unica cosa realmente importante nella musica è essere sinceri, prima con se stessi e poi con gli altri. Quando gli ho chiesto consigli sulla musica, o quando è capitato che ascoltasse le mie canzoni, lo ha sempre fatto con grande attenzione, ma senza mai esprimere alcun tipo di giudizio che potesse in qualche modo influenzarmi o spostarmi da un’altra parte rispetto alla mia direzione. All’inizio non capivo il perché. Il tempo mi ha dato tutte le risposte. Avrò sempre rispetto di quella sincerità, che è una guida luminosa nella mia vita e nella mia musica. Conoscendolo in questi anni ho capito che la sua arte poteva provenire solo da un animo così speciale.

Quest’estate sei stata parte della band di Diodato per il tour “Concerti di un’altra estate”, e oggi lui ha prodotto il tuo brano insieme a Tommaso Colliva. Com’è nata questa collaborazione?

Diodato ha sentito una mia versione di Grazie dei Fiori in radio, mi ha cercata e dopo un po’ di tempo mi ha chiesto di far parte della sua band per il tour estivo del 2020. L’incontro con Diodato è stato inaspettato e di grande ispirazione, è arrivato in un momento per me importante, in cui stavo iniziando a mettere in discussione l’idea di scrivere esclusivamente in lingua inglese.

Cosa lo ha colpito?

Diodato ha subito colto la mia difficoltà nell’approcciare ad uno stile completamente nuovo per me e mi ha incoraggiato a scrivere in italiano. Come me anche lui è stato fortemente influenzato dalla musica brit rock e ha inizialmente sperimentato l’inglese come lingua di scrittura. Per un lungo periodo sono stata convinta che la mia vocalità potesse esprimersi al meglio in quelle sonorità, in atmosfere e dimensioni che ho vissuto, che riconosco come mie.

Come ti hanno cambiato gli scambi tra di voi?

Confrontarmi con Diodato ha cambiato decisamente la mia percezione, rispetto a tante cose, attraverso la bellissima sintonia che si è creata e le emozioni condivise, sono riuscita ad aprirmi e mi è sembrato improvvisamente molto più semplice e naturale trovare il modo di esprimermi nella mia lingua. Quando ci sono delle vibrazioni simili lo riconosci immediatamente e sono le stesse che ti fanno subito affezionare ad un’anima. Così mi è accaduto con Antonio (Diodato). Stargli vicino in questi mesi di concerti e spettacoli meravigliosi, mi ha fatto capire cosa significa realmente darsi alla musica senza riserve, lottare per far venir fuori le proprie emozioni, senza filtri né paure. La cosa più bella è stata sentirsi accolta nell’abbraccio di una nuova famiglia, di esseri umani speciali prima che musicisti eccezionali.

Ascolta Ogni cosa sa di te di Greta Zuccoli

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