Follya (ex Dear Jack):«Non siamo mai stati più noi di così». L’intervista

La band rinasce “come un fenice dalle ceneri” e si dice più consapevole, matura e soprattutto più unita

Nell’agosto del 2015 i Dear Jack (oggi noti come Follya) facevano la loro ultima apparizione live con la formazione originale, con un concerto all’Arena di Verona. Da lì la separazione di Alessio Bernabei, che intraprese una carriera solista, portò la band alla ricerca di un nuovo cantante. Dopo un paio di anni con Leiner Riflessi dietro al microfono, Lorenzo Cantarini decise di ricoprire contemporaneamente il ruolo di chitarra e quello di voce del gruppo. Nel 2022, poi, Alessio è tornato sui suoi passi, mentre Lorenzo ha deciso di prendere un altra strada.


Ora, a distanza di anni, i Follya sono tornati a suonare insieme. Negli studi di Amici, dove questo viaggio è cominciato, hanno presentato la loro nuova natura e un nuovo singolo. Morto per te è il punto di partenza di una band che, all’epoca del primo successo, dovuto proprio alla trasmissione di Maria De Filippi, non aveva ancora una coesione forte e, di conseguenza, un’identità forte.


Ora i ragazzi sono cresciuti, e con l’età è aumentata anche la voglia di sperimentare, di esporsi. E la consapevolezza che, lavorando a stretto contatto, si può ottenere più che la semplice somma delle parti.

Com’è stato tornare a lavorare insieme?

Alessio: Una bella scoperta. Sono stato tanti anni in un progetto diverso, da solo e tornare in un contesto con la band è una botta di freschezza. Mi sono mancati, soprattutto questo tipo di approccio alla musica.

Riccardo: Mi piace il termine scoperta, invece di ri-scoperta. Perché in effetti ci stiamo conoscendo bene adesso, per la prima volta. Rispetto ad anni fa, stiamo facendo una compressione di emozioni. Anni fa non avevamo neanche il tempo di litigare.

L’essere cresciuti vi ha aiutati in questa reunion?

A: Sì, e ne risente tutto. Porta differenze nella musica e nel rapporto tra di noi. Abbiamo bagagli diversi, e ognuno aggiunge qualcosa.

Follya: cosa significa per voi questo nuovo nome?

R: Ci piace descrivere così la nostra riunione. Abbiamo voluto ri-azzerare, ma senza dimenticare o fingere che non sia successo nulla. Il nostro bagaglio e le nostre canzoni rimangono. Ripartiamo dalla carta bianca invece, scoprendoci, e vedendo cosa ne viene fuori.

Come vedete la scena intorno a voi?

A: C’è un riscoprire di generi che una volta non erano esattamente il mainstream, e questo non può che farci felici. Alcuni di noi sono stati influenzati proprio da quegli stili, chi dal pop punk, chi dal metal o dal grunge. È bello perché sembra quasi che la discografia e la musica permettano alla gente di spingersi oltre i propri limiti. Lo vedo anche negli altri artisti.

Noi avevamo una vena che prima veniva in qualche modo tenuta a bada, mentre ora stiamo sperimentando. Ci siamo sguinzagliati (ride, ndr).

Follya: Morto per te e il ritorno ad Amici

Per esempio, nel singolo Morto per te ci sono tanti suoni elettronici

A: Il carico lo mette sicuramente anche la produzione dei ROOM9, che fanno molta EDM e musica elettronica. È bello unire le diverse arti. È un connubio che all’inizio era una cosa nuova, ora è un vestito che ci piace. E non sarà l’unico, ovviamente.

AL: E soprattutto è un vestito che abbiamo scelto di indossare, che nessuno ci ha imposto, mentre in passato…

A: In passato eravamo molto più legati ai trend. L’arte segue la maturità di chi la fa, e si muove di pari passo con noi. Non siamo mai stati più noi di così.

Com’è stato il ritorno ad Amici?

A: È come tornare a scuola a salutare i professori. Rividere persone che ci hanno supportato in quei mesi, che sono stati una famiglia, e che, anche a causa del covid, non vedevamo da anni, è stato forte. Anche l’incontro con Maria, che ci ha guardato con occhi da mamma orgogliosa. Era contenta di averci in trasmissione.

R: È stato un come un deja vu, ma nuovo. Entri nello studio e dici “cavolo, vi ricordate questo odore?”. Sembrava di essere tornati indietro di 7 anni, ma con una nuova emozione, con una nuova consapevolezza.

“La morte precede sempre una grande rinascita”. Un augurio per la vostra rinascita?

A: È come la fenice che rinasce dalle ceneri. Noi vogliamo augurarci di ripartire, dopo un passato di cose belle e meno. E tutto ci serve. Morto per te, per esempio, parla della dipendenza emotiva, che è qualcosa da cui è passato più d’uno di noi. È sempre bello mettere tutto quello che hai passato in arte, ma anche cercare di far stare bene gli altri.

E dopo Morto per te?

A: Abbiamo un sacco di pezzi nel cassetto. In questi mesi abbiamo scritto un sacco, in studio ma anche semplicemente tra noi. Con Francesco, quando torno nel paese d’origine, ci chiudiamo sempre a scrivere. E tutte queste cose sono farina del nostro sacco. Vogliamo farle uscire per far capire chi siamo oggi.

Un approccio diverso quindi.

AL: Un approccio molto genuino e libero, che per noi è fondamentale. Questo vale nella musica, come per i video e per i contenuti social.

R: Se in passato a qualcuno di noi non andava bene una cosa se la teneva dentro pur di non rompere gli equilibri. Adesso c’è un patto di trasparenza, si discute tutto, per far sì che siamo sempre tutti al corrente e convinti di ciò che facciamo.

A: Ci siamo anche resi conto di come ognuno di noi dà un valore aggiunto, un colore diverso. Non c’è bisogno che uno scriva la hit del secolo, basta anche solo un’idea o uno spunto, ma crea una collettività interessante. Probabilmente è questa l’essenza di una band, ma le dinamiche e i contesti del passato non ci permettevano di capirlo.

Avete già in programma altre apparizioni live?

A: Abbiamo un nostro calendario con degli impegni, ma non è ancora definitivo. Spero di suonare parecchio, perché la mancanza più grande è stata sicuramente quella del palco. Il palco è il nostro habitat e non vediamo l’ora di tornarci.

R: Abbiamo ancora bisogno di stare tanto in sala prove e capire come portare lo spettacolo. Per ora un tour è infattibile, con un singolo all’attivo.

E che ne sarà delle vecchie canzoni?

A: Porteremo i nostri i successi, ma rifacendoli, cercando di unire le nostre anime del passato con quello che siamo oggi. È una cosa che ci incuriosisce molto.

R: Anche per poter creare uno spettacolo coerente, Morto per te ora come ora non si lega bene a pezzi di quel periodo.


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