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“Easier”, gli hater, il nuovo album: i 5 Seconds of Summer si raccontano

A maggio è uscito il nuovo singolo dei 5 Seconds of Summer, “Easier”, che anticipa il quarto album della band australiana. Basso groovy, sintetizzatori, un leggero auto-tune: sono lontani i tempi di “She Looks So Perfect” ma i ragazzi sono più orgogliosi che mai della loro musica. Li abbiamo incontrati a Milano

5 Seconds of Summer - Easier - foto di Dusty Kessler
© Dusty Kessler

Il mese scorso è uscito il singolo che anticipa il quarto album dei 5 Seconds of Summer: Easier. Sono ormai lontani i tempi di She Looks So Perfect e della allure da rock boy band. Basso groovy, sintetizzatori, un leggero auto-tune: i 5SOS sono consapevoli e orgogliosi del percorso musicale intrapreso con l’ultimo album Youngblood e il frontman Luke Hemmings si dice sicuro che sia l’inizio del periodo migliore per la band. Incontriamo lui, Michael, Culum e Ashton durante una loro tappa promozionale a Milano. Fuori dall’albergo, una folla di ragazze in attesa dei loro idoli. Come è giusto che sia.

Possiamo considerare Easier una versione pop moderna di Should I Stay or Should I Go dei Clash?

[Ashton] Ahah, interessante. I testi possono essere fatti e rifatti migliaia di volte, sta tutto nel modo in cui li differenzi dagli altri. Mi fa piacere che tu lo evidenzi, perché essenzialmente nel tutto è stato già detto – in letteratura o nel linguaggio in generale. È attraverso la combinazione delle parole che ottieni ottime canzoni pop. Non ho sentito i concetti di Easier essere espressi come lo sono nella canzone, ed è per questo che l’abbiamo scelta come singolo, perché ha una certa unicità nel testo. Quella cosa non è mai stata detta esattamente in quel modo.

Easier è stata co-prodotta da Charlie Puth. Che tocco ha portato alla canzone? E cosa pensate di lui come produttore?

[Michael] Charlie ha davvero talento, anche come producer. È tante cose diverse, il che è abbastanza raro. Ha una grande sensibilità melodica in tutto ciò su cui lavora.

[Luke] È un ottimo tastierista.

[Michael] Sì, ha curato lui le parti di tastiera.

Easier è il lead single del vostro quarto album. Cosa ci potete anticipare?

[Michael] Che è bello! E anche quasi pronto.

[Luke] Abbiamo in programma di pubblicare molta nuova musica quest’anno e di suonare il più possibile. Ci sono voluti due anni prima di pubblicare Youngblood (il terzo album, ndr) e altri due per scrivere quello nuovo. Youngblood è uscito un anno fa ma appunto non ci fermiamo mai.



Come descrivereste in poche parole due artisti con cui avete collaborato recentemente – i Chainsmokers e Julia Michaels?

[Ashton] Julia Michaels dà un tocco molto moderno a un songwriting di tipo classico, dal punto di vista delle melodie e dei testi. Il linguaggio che usa nelle strofe e nei ritornelli è magnifico. Si basa su conversazioni ordinarie ma suona incredibilmente importante perché rappresenta la foga del momento. È una leggenda del songwriting, semplicemente. I Chainsmokers sono un esempio di lavoro sodo nella pop music. Sanno quali sono i loro punti di forza, sono ottimi businessmen e comunicatori. Capiscono il loro mercato e cercano di espandere le loro capacità come musicisti. Loro non nascono come tali, ma adesso soprattutto Alex (Pall, ndr) passa quattro ore al giorno a studiare pianoforte per suonarlo dal vivo. E Andrew lavora davvero sodo sulle parti vocali.

L’anno scorso avete fatto una cover di Killer Queen dei Queen. Era anche un modo per rispondere a quegli hater secondo cui siete “soltanto una boy band”?

[Luke] Non passiamo più molto tempo a confrontarci con le persone che la pensano così.

[Ashton] Gli hater in realtà ci fanno molta più promozione di quella che facciamo noi…

[Luke] È stato molto divertente fare quel pezzo. Fare come i Queen, tutti insieme nel booth per registrare le armonie insieme…

[Michael] Volevamo mantenere l’autenticità di quella canzone. I Queen sono una di quelle band di cui non puoi modificare le canzoni senza essere “blasfemo”. Per cui abbiamo tenuto l’essenza della canzone, registrandola nel modo più organico possibile, aggiungendoci poi il nostro personale tocco.

[Luke] E Brian May ci ha fatto i complimenti!

[Ashton] L’abbiamo incontrato in Estonia nel 2015. Ci ha fatto un autografo sulla scaletta e ha persino filmato il concerto con una fotocamera 3D.

Quali sono alcuni insospettabili eroi musicali della vostra adolescenza?

[Ashton] Dal nostro repertorio del passato puoi capire molte delle nostre influenze, ha molto a che fare con modo di ascoltare musica in un mercato piccolo come quello australiano. Quello che ascoltavamo era quello che piaceva agli USA. All’epoca non c’era lo streaming, dovevi comprare i dischi e i soldi non erano molti. Nell’età fra i 12 e i 15 anni, quella in cui formi il tuo gusto musicale, eravamo influenzati da tutto quello che ci fosse in top 20: band come Green Day, Blink-182, The Living End, Jet ci hanno influenzato.

Fortunatamente abbiamo anche ampliato le nostre vedute parallelamente al modo in cui è cambiato il consumo di musica durante gli otto anni di nostra attività come band. Questo ci ha dato la possibilità di educare noi stessi all’ascolto di musica a cui prima non eravamo stati esposti, perché eravamo nati “troppo tardi”. Abbiamo cominciato ad ascoltare band come i Depeche Mode e i Tears for Fears. L’obiettivo principale del nostro ultimo album era preparare il terreno per una certa flessibilità per il quarto disco. Quello che vogliamo fare adesso deriva da ciò che abbiamo fatto in quell’album. Easier è un buon punto di partenza da questo punto di vista. Ci rendiamo conto che il sound sia più elettronico, il punto è che abbiamo imparato come utilizzare quelle influenze elettroniche in modo appropriato nelle nostre canzoni.

Avete un metodo di lavoro come band? Come funziona il processo di songwriting?

[Culum] Oggi è un po’ diverso. Quando eravamo più giovani facevamo tutto in maniera più impulsiva. Adesso siamo più meticolosi e valorizziamo la struttura “cinematica” e sonora. L’80% di questo nuovo disco nasce da noi che suoniamo i nostri strumenti, cosa un po’ diversa dal passato.

Pensate di essere dei songwriter migliori oggi?

[Luke] Sì, senz’altro. È un’abilità che devi coltivare nel tempo, imparando dai grandi. Per esempio quando eravamo in Svezia, lì sono molto “matematici” nel songwriting, per cui abbiamo preso quell’elemento. Si tratta di imparare il meglio dagli altri e di metterlo nel tuo modo di scrittura.

[Ashton] Non so se siamo songwriter migliori. Sfortunatamente, nel mondo pop il songwriting è spesso orientato al consumatore. Per cui non so se sono migliore oggi: non so se sto scrivendo le canzoni che vorrei oppure no.

Sin dal vostro album d’esordio avete sempre avuto un pubblico globale. Quali sono le difficoltà che questa condizione presenta?

[Michael] Una delle cose più difficili dell’essere internazionali è sentire il bisogno di essere dappertutto contemporaneamente. Pensi che se non sei presente per un minuto in un certo mercato, allora inizi a calare in quel mercato. Prendiamo l’Australia: siamo via da un paio di mesi e non abbiamo idea di come sta andando il singolo. Per questo ho sempre una sorta di ansia sottotraccia, ovunque vada.

[Ashton] Per contro, la parte bella di ciò è che viaggiando molto riesci a raccogliere pezzetti di ciò che va forte nei vari paesi. Se accendi la radio in Italia o guardi la top 50 di Spotify, ti fai un’idea di cosa è popolare. Magari non avresti mai ascoltato quelle cose, così diventano parte del tuo songwriting.

Quali pensieri vi vengono in mente oggi quando riascoltate She Looks So Perfect?

[Ashton] Sono molto orgoglioso di quella canzone. Eravamo una rock band che non sapeva se ce l’avremmo fatta: all’epoca credo che Call Me Maybe fosse la canzone di maggior successo al mondo. Come cavolo potevamo scrivere qualcosa di meglio? Facemmo affidamento sulla nostra fanbase per esporci al mondo, come ancora oggi. Quella è stata la prima volta che una nostra canzone è entrata in top 40.



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