Continua lo scontro tra Fedez e la Rai. Di Mare: «L’ha fatto per i like»

Non si placano le polemiche dopo il Primo Maggio. Duro affondo del direttore di Rai 3, intervenuto in commissione Vigilanza Rai
Fedez
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Fin dalle prime ore successive all’intervento di Fedez sul palco del Concertone del Primo Maggio, si aveva il presentimento di trovarsi di fronte ad un momento sotto certi aspetti storico. È difficile trovare un altro personaggio pubblico con un simile peso mediatico prendere posizione in maniera così netta su temi scomodi e intricati con la politica, per di più su un Palco così importante. I riferimenti al passato lasciano il tempo che trovano, considerato il ruolo cruciale ricoperto dai social in questo frangente. Fedez, assieme a Chiara Ferragni, rientra sicuramente tra i dieci influencer più rilevanti d’Italia. In questo senso, lo schiaffo al sistema Rai non poteva né passare inosservato né esaurirsi nel giro di 48 ore.

Così non è stato, e proprio ieri abbiamo assistito ad un nuovo atto della vicenda. Il direttore di Rai 3 Franco Di Mare, intervenuto in commissione Vigilanza Rai, ha sferrato un duro affondo al cantante. Il giornalista ha parlato di «una menzogna che per 48 è diventata verità. Noi veniamo crocifissi e condannati prima ancora che Fedez salga il palco. Sentenze di condanna nei confronti della Rai sono state pronunciate prima di conoscere le cose. Il danno è gigantesco. Chi pagherà per queste falsità? Temo che le scuse non arriveranno mai». Secondo Di Mare, la Rai non avrebbe «chiesto il testo di Fedez, quello che lui dice è falso. La Rai era all’oscuro, lo ha fatto iCompany».

Accuse di manipolazione della realtà

Le accuse più pesanti riguardano la manipolazione «per alterare il senso delle cose». Per Di Mare, Fedez avrebbe«tagliato i passaggi della telefonata in cui Capitani afferma che la Rai non ha fatto assolutamente una censura». Interrogato sul possibile fine, il giornalista ha fatto la seguente ipotesi: «forse c’è stato un calcolo dell’artista per ottenere più like, visualizzazioni e consensi».

Nelle prossime ore potrebbe prendere forma un’azione legale: «Credo sia sufficiente una querela per diffamazione con richiesta civile di danni considerato che esiste un danno di immagine e che la reputazione oggi è una cosa importantissima nella vita economica di un’azienda e nella vita professionale di ciascuno di noi. E questo danno c’è stato. Ma è una cosa che dovrà valutare la nostra leadership».

La replica di Fedez alla Rai

La risposta di Fedez non si è fatta attendere. Il cantante ha risposto così via Instagram Stories: «Prima bugia: io perché pubblico la telefonata? Perché la Rai, appena scendo dal palco, emana un comunicato stampa in cui dice che non c’e stato alcun tentativo di intervenire sul mio discorso. Io pubblico una telefonata in cui l’oggetto è il tentativo di modificare il mio discorso facendomi omettere nomi e fatti, telefonata a cui partecipa attivamente la vicedirettrice di Rai 3».

In seconda battuta Fedez domanda: «A maggior ragione sorge una domanda: a che titolo la vicedirettrice di Rai 3 partecipa a una conversazione in cui organizzatori e autori dicono di andare cauto nel fare nomi e cognomi e giudica lei stessa inopportuno il mio intervento?».

La possibilità di una querela viene poi presa di petto dall’artista: «Mi assumo al 100% la responsabilità di ciò che ho detto e ho fatto, sapevo benissimo a cosa sarei andato incontro. Potevo benissimo starmene a casa mia, ma rifarei quello che ho fatto 100 mila volte anche perché io sono un privilegiato. Se la Rai mi fa causa, ho i mezzi per potermi difendere». Si è parlato anche della possibilità di essere bandito dalla rete di Viale Mazzini: «Non mi cambia la vita. Se al mio posto su quel palco ci fosse andato un artista che ha un po’ meno potere di me e che è meno privilegiato di me e se gli avessero chiesto di non fare i nomi e i cognomi, che cosa avrebbe fatto? Avrebbe ceduto probabilmente. E la stessa cosa si ripropone per i lavoratori della Rai. Quanti all’interno della Rai, se questo è il metodo che viene utilizzato, devono scegliere fra la libertà di parola e il dar da mangiare alle proprie famiglie? Ed è giusto questo comportamento in una tv che si definisce di Stato? Questa è la domanda».

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