Paul McCartney, 40 anni fa “Coming Up” era in cima alla Billboard Hot 100

Paul McCartney scelse di partire dalla grancassa. Siamo sicuri che i Beatles, se avessero continuato ad incidere, non avrebbero scelto la disco music?
Paul McCartney
Samir Hussein/WireImage

Chissà cosa avrà pensato Macca quando, esattamente 40 anni fa, nel luglio 1980, la sua Coming Up svettava indisturbata in cima alla Hot 100 Singles di Billboard in U.S.A..

Intendiamoci: non che Paul McCartney non fosse avvezzo ai primi posti delle charts (con i Fab Four aveva già totalizzato ben 21 N.1 hits nei soli States), ma era la primissima volta che il futuro Sir troneggiava in quella classifica in veste di solista.

Versione dal vivo con i Wings

Almeno così avrebbe dovuto essere. Se la Columbia Records non gli avesse giocato uno scherzo promuovendo invece la versione dal vivo del brano, registrata da Paul con i Wings a Glasgow nell’inverno dell’anno precedente, inclusa nel lato B del vinile.

Ecco quindi svelato il perché nella Billboard chart, a partire dalla tredicesima settimana di permanenza in classifica, il singolo, inizialmente a nome del solo McCartney, viene attribuito a Paul McCartney & Wings.

Eppure la casa discografica ben sapeva quanto Macca tenesse alla “sua” Coming Up. Tanto che il nostro aveva impedito categoricamente di inserirne la live-version nel suo nuovo album II.

Successo inarrestabile

Il successo di Coming Up è comunque inarrestabile. E anche se negli States è Live At Glasgow a spopolare, nel Vecchio Continente sono le sonorità electro-funk, con tanto di vocalità distorta, dell’edizione registrata in studio ad avere la meglio, anche nei club.

La forza della grancassa

«Ho scritto questo brano nella mia fattoria in Scozia imbastendolo principalmente sulla grancassa, mentre sulla mia voce ho usato una vari-speed machine per accelerarne o diminuirne la velocità». Ricorda Paul che già un anno prima si era tuffato con disinvoltura insieme ai Wings nella disco-wave imperante all’epoca con Goodnight Tonight, innervata da quella linea di basso elettrico che conquistò anche John Lennon, altro estimatore (nemmeno troppo) in incognito della musica a 4/4.

Ma allora: siamo proprio sicuri di voler escludere tout court che i Beatles, se avessero continuato ad incidere anche nella seconda metà dei ’70, non sarebbero stati pervasi dal disco music afflato?

Andrea Angeli Bufalini è giornalista, critico musicale e scrittore e da anni funzionario Rai nel settore radiofonico musicale. Ha realizzato assieme a Giovanni Savastano il prezioso volume pieno di illustrazioni: La storia della Disco Music edito da Hoepli.

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