Cara: «Finalmente dal vivo “Le feste di Pablo” con Fedez»

Dopo il successo del singolo uscito in pieno lockdown, ieri sera Cara lo ha presentato in diretta a Battiti Live. La nostra intervista
Cara, sul set del video di Lentamente. Foto di Byron Rosero
Cara, sul set del video di Lentamente. Foto di Byron Rosero

Deve essere strano diventare famosi durante il lockdown e non riuscire a godersi subito l’energia che il pubblico vorrebbe e potrebbe regalarti. E proprio questo è successo a Cara.

20 anni, di Crema, Anna Cacopardo (questo il suo vero nome) ha conosciuto un successo immediato grazie al singolo con Fedez Le feste di Pablo, uscito il 10 aprile e subito salito in cima alle classifiche streaming, ma non ha potuto promuoverlo in giro con concerti e firma-copie perché la quarantena ha fermato tutto.

Ad eccezione di un’esibizione al premio Lunezia con Samuel Heron, dove ha presentato il loro singolo insieme Mi serve, Cara è rimasta in stand-bye. Fino all’appuntamento a Otranto per Battiti Live, andato in onda ieri sera su Italia 1, dove si è esibita questa volta con Fedez. «È stato una botta pazzesca entrare in contatto con il pubblico. Un’energia unica», ci ha raccontato lei al telefono.

Dopo la quarantena sei tornata alla tua routine e alle tue “Feste di Pablo”?

Non proprio, ci sto mettendo un po’ a riabituarmi a uscire ma piano piano torna la normalità. Ero come entrata in una bolla molto particolare: sentivo che il pezzo stava girando parecchio ma non riuscivo a percepirlo davvero. Certo, anche il singolo Lentamente, accompagnato dal video, mi ha dato una bella energia e un bello stimolo.

Ascoltando bene il testo di Le feste di Pablo e di Lentamente mi viene subito da chiederti: ma nella movida notturna di Crema si avverte un po’ un senso di noia?

Si’, un po’ forse. Io racconto comunque del mio vissuto personale e della vita di qualsiasi paese di provincia in Italia. Più che noia, poi, è il racconto di quella sensazione un po’ malinconica del sentirsi soli pur in mezzo alla gente.

Una sensazione per lo più negativa quindi?

Non direi. Noi molto spesso abbiamo bisogno di alcune cose che non ci sembrano necessarie ma in fondo lo sono.

Per esempio?

Ne parlo anche nel mio primo brano, Mi serve. A volte ci servono, appunto, cose banali come andare a mangiare il sushi o andare a bersi una birra. Sono in grado di darci stimoli e di rassicurarci anche se fanno parte della frenesia del quotidiano.

Invece in Lentamente parli di Frida che ti capisce: è la Kahlo?

Sì. Perché Frida Kahlo è stata sia un’artista che una donna che ho sempre ammirato molto.

Come lavori con il co-autore dei tuoi pezzi, Davide Simonetta?

Lentamente è nata da un audio che mi aveva mandato Davide. Da lì ho iniziato a fare il mio viaggio mentale e poi è nato il brano. Tutte le tracce nascono in modo diverso ma la costante è lo scambio continuo tra di noi.

Sai già quali sonorità vorresti esplorare per i prossimi brani di un tuo futuro album?

Quel che è sicuro è che vorrei fosse qualcosa di nuovo: ci piace sperimentare ed è tutto in divenire.

Con Fedez invece continuate a sentirvi? Lui mi aveva raccontato che ti ha sentita per caso, nello studio di fianco al suo, a Crema, e ha voluto chiederti di collaborare.

Esatto, è andata così, è stato tutto molto spontaneo. Da lui posso imparare veramente tanto e ogni tanto ci scambiamo delle idee.

Quali artisti sono stati fondamentali per la tua formazione?

John Lennon di sicuro e poi Mac Miller, in tempi più recenti. Mentre come italiani Lucio Dalla e Coco, per esempio.

Con Coco potresti collaborare…

Magari, mi piace molto a livello di scrittura.

Tornando al tuo primo brano Mi serve, in questo momento cosa pensi ti serva?

Continuare a scrivere e contemporaneamente fare nuove esperienze, perché sono strettamente collegati.

Ti serve anche leggere e guardare film?

Certo. Per esempio ho visto recentemente Cafarnao della regista libanese Nadine Labaki. Mi ha colpito molto il fatto che il cast fosse tutto costituito da attori non professionisti ma comunque molto bravi.

Il film racconta la storia difficile di un ragazzino di 12 anni che cresce a Beirut nella povertà estrema, tu riesci a raccontare bene la quotidianità dei ventenni italiani: potresti mai affrontare temi così diversi nei tuoi brani?

Sì, perché sono tematiche che mi toccano nel profondo, quindi un giorno potrebbero spuntare nelle mie canzoni.

Per chiudere in leggerezza: “niente di utile in questa borsa” (Lentamente)?

Niente. Te lo giuro. Non so come sia possibile ma credo che noi donne non abbiamo proprio niente di strettamente necessario in borsa.

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