Un ricordo di Betty Davis: perché era una pioniera del funk “liberatorio” e senza pregiudizi

Dopo l’annuncio della sua scomparsa all’età di 77 anni, tracciamone una breve storia per spiegarne la grandezza
Betty Davis
Dettaglio della copertina dell’album eponimo di Betty Davis

All’anagrafe era Betty Mabry. Nacque e crebbe nella Carolina del Nord ma divenne newyorkese dall’adolescenza. Noi la conosciamo artisticamente con quel cognome, importante, anche se il matrimonio con Miles Davis durò pochissimo, dopo che si sposarono nel settembre 1968. L’incontro con Miles fu su un segno del destino artistico della cantante, il suo impatto fu pazzesco sulla giovane Betty Davis, dalla scelta di un look che scardinava le convenzioni alle melodie funk sporche. La aiutò anche a cercare un contratto discografico.


Tutta quella spavalderia ostentata avrebbe poi illuminato la mente a una nuova generazione di cantanti afroamericani. Prince, Madonna e Janet Jackson avrebbero avuto un successo molto maggiore del suo ma non si sarebbero dimenticati della lezione della provocatrice e femminista Betty Davis, anche se era scomparsa da tempo dagli occhi del pubblico. Per gli ultimi 40 anni della sua vita sarebbe rimasta una reclusa, riemergendo brevemente nel 2017 quando accettò di partecipare al documentario di Phil Cox Betty: They Say I’m Different.


Un altro merito ebbe Betty Davis, ovvero introdurre il grande trombettista alla musica di Jimi Hendrix e Sly Stone. Il rock così avrebbe poi influenzato il sound di due capolavori di Miles: Bitches Brew (1970) e On the Corner (1972).

Il suo debutto discografico fu nel 1973, con l’album omonimo seguito da They Say I’m Different del 1974, entrambi per l’etichetta Just Sunshine. Sono due album straordinariamente importanti per comprendere il funk degli anni ’70. Ma, come abbiano scritto, lo furono solo a posteriori. Perché all’epoca la critica e il pubblico si fecero “distrarre” troppo dalla sua immagine di donna sessualmente libera, completamente in controllo dei suoi desideri.

Se George Clinton sventolava con orgoglio la sua strana bandiera, Betty Davis la indossava come biancheria intima e poi vi strofinava la faccia”. Ecco cosa scriveva Miles Davis di lei e nel 1989. Scrisse anche un altro pensiero dedicato all’ex consorte: “Se Betty cantasse oggi sarebbe qualcosa come Madonna, qualcosa come Prince”.

Dobbiamo ringraziare la favolosa etichetta americana dedicata a ristampe di dischi di culto come la Light in The Attic se le nuove generazioni di giornalisti musicali e appassionati di funk hanno cominciato a emozionarsi per la potenza e la sensualità della musica di Betty Davis.

Un aneddoto finale riportato da Billboard USA molto illuminante: nel 2018, nel giorno della première a Brooklyn del documentario Betty: They Say I’m Different, Erykah Badu tirò fuori una lettera che Davis aveva scritto: “Ciao, sono Betty. Mi dispiace di non poter essere con tutti questa sera. La mia vita a volte è misteriosa, anche per me, ma sono con voi tutti nello spirito. Spero che il film vi piaccia. […] L’amore puro e buono di cui tutti abbiamo bisogno e che dovremmo abbracciare”. Una presenza certamente misteriosa ma molto illuminante per molti artisti.


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