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BALTIMORA, oltre X Factor c’è “Marecittà”. L’intervista

Il vincitore dell’ultima edizione del talent show di Sky ha le idee molto chiare sulla sua musica ed è finalmente fiero del suo lavoro
Baltimora
BALTIMORA, foto di Michele Formica

Sarà capitato a tutti di portare avanti una passione e non essere mai felici del risultato, intraprendendo mille strade diverse per trovare poi, dopo tanta fatica, quella giusta. BALTIMORA ha finalmente trovato la via da prendere e la racconta attraverso la musica, nel suo EP di debutto Marecittà, pubblicato ieri, venerdì 11 marzo.

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Nel progetto, composto da sette tracce, si sente il desiderio di sperimentare del vincitore dell’ultima edizione di X Factor. BALTIMORA non è mai uguale a se stesso, e il risultato è un EP maturo nella produzione e nei testi, che in parte ci ha raccontato durante la nostra intervista vis à vis in Sony Music a Milano.


Ecco cosa ci ha raccontato BALTIMORA, dal primo EP al cameo nel film Disney e Pixar Red, fino all’esperienza a X Factor.

Il titolo del tuo primo EP, Marecittà, unisce Ancona, la tua città d’origine, a Milano, dove ti sei trasferito?

In realtà ci sta questo collegamento, ma Marecittà per me è proprio Ancona, questo promontorio circondato dal mare. Credo tra l’altro che sia uno dei pochi luoghi al mondo dove il sole sorge e tramonta sul mare. Volevo sottolineare quanto sia importante per me la mia città.

Perché?

Mi ha dato un motivo per fare musica e le persone che mi hanno stimolato a farla. Ma anche tanti stimoli esterni, tra avventure vissute e cose viste.

Mi ha colpito molto, nel track by track, che tu ti sia concentrato molto sul raccontare la produzione, più che i testi. Vorrei provare a parlare con te di alcuni brani, partendo da Luci Spente.

Il track by track è focalizzato sulla produzione perché non amo parlare dei miei testi. Cerco sempre di dare delle immagini che possano essere interpretate da chi l’ascolta, prendendo ciò che gli arriva e lasciando da parte il resto. Ovviamente ci sono dei temi: in Luci Spente racconto la crescita, con l’adolescenza e tutto ciò che ne deriva. Ci sono anche dei riferimenti a mia madre, fondamentale per me nel decidere un po’ cosa fare della mia vita, ma ci sono tantissime sfaccettature del tema generale.

E per quanto riguarda McDonald’s e Fumo?

McDonald’s è una riflessione molto semplice su gli avvenimenti di un periodo della mia vita. È una sorta di fuga da tutto quello che c’era. Credo sia il brano un po’ più astratto a livello testuale, perché non doveva essere un racconto, ma attraverso la voce e le parole volevo creare delle immagini. Fumo, invece, ha un testo più “concreto”, che parla di una relazione abbastanza “tossica”, anche se non mi piace definirla così, perché è stata una parte importante della mia vita.

Parlando della produzione di Marecittà, è davvero libera. Quali sono state le ispirazioni?

Per me, essendo il primo progetto, era importante potermi presentare e dire: “Questo è quello che mi piace e che voglio fare”. Le ispirazioni non sono definite, mi vengono in mente tantissimi artisti, ma uno su tutti lo voglio nominare, a livello di eterogeneità e progetto più che a livello sonoro: Kanye West. C’è questa volontà di fare musica, ma senza confini, e di poter spaziare in tutto. Io sono contro i generi, ma ti devo dire che sono pop, anche se non penso sia vero, perché nel mio EP c’è tantissimo: EDM, hip hop, cantautorato più intimo.

BALTIMORA potrebbe fare un producer album?

Si sente che hai un desiderio di internazionalità a livello di produzione. Ti piacerebbe realizzare un producer album?

Assolutamente sì, ma non a breve. Credo che fare un producer album sia il modo più libero per esprimere il proprio gusto, senza limiti, perché puoi chiamare davvero chiunque, dall’artista metal a quello pop. Sicuramente sarebbe molto interessante, ma allo stesso tempo per me è veramente bello legare le produzioni, avendo delle persone con cui condividere il momento creativo, ma con le mie parole e la mia voce.

Tu arrangi, scrivi e produci, ma non lo hai subito condiviso con altri. Avevi paura del giudizio esterno? O ci sono altri motivi?

Non ho mai avuto paura del giudizio degli altri, e qui c’è proprio il motivo per cui non ho mai pubblicato musica prima: ho sempre sentito il bisogno di essere estremamente soddisfatto di quello che facevo, e ci sono arrivato da poco, finalmente. Non pubblicavo musica perché non la ritenevo all’altezza di essere ascoltata da altre persone, però il giudizio degli altri per me è molto secondario. Poi ovvio, sono felicissimo se agli altri piace, perché condividiamo qualcosa di estremamente specifico, ma la soddisfazione deriva dal condividere un’esperienza, non perché è qualcosa di mio.

Sembri molto determinato. Lo sarai anche sul palco, durante le tre date live già annunciate?

Beh, per me i live sono una parte fondamentale dell’esperienza da artista: se fai musica e non la condividi dal vivo è una mancanza. Salire sul palco e cantare le mie canzoni, ora che posso definirmi orgoglioso di quello che faccio, è il fine ultimo e l’obiettivo. Sto curando personalmente tutta la produzione delle date, quindi spero di arrivare a maggio fiero di ciò che porterò sul palco.

Dal cameo nel film Disney e Pixar Red all’esperienza a X Factor

Hai fatto una cosa davvero particolare: un cameo nel nuovo film Disney e Pixar Red. Com’è andata questa esperienza?

È stato bellissimo. Ho scoperto che il mondo del doppiaggio non è così diverso dalla vita del cantante, o meglio, dell’interprete. Il doppiatore presta la sua voce per dar vita a qualcosa che già esiste, quindi è un modo di interpretare qualcosa a modo proprio e cercare di renderlo vivo.

Hell Raton, il tuo giudice a X Factor, ha ascoltato Marecittà?

No. Siamo rimasti amici, ma non colleghi. Siamo in contatto, ci sentiamo e ci siamo visti. Credo faremo cose insieme in futuro, ma non dal punto di vista musicale.

Adesso che è passato un po’ di tempo dalla tua vittoria, come ti senti? Tornassi indietro faresti qualcosa di diverso?

Tornassi indietro, con l’esperienza che ho ora, probabilmente non rifarei X Factor. Per me la cosa più importante del talent è stata imparare, ed è stato così. Sono cresciuto tanto, sia come artista che come persona, ed è la cosa più grande che mi porto dietro, oltre alla fortuna di avere un pubblico che apprezza la mia musica. Questo lo puoi costruire in tanti modi, e X Factor è sicuramente stato un modo incredibile per farlo. Se invece dovessi tornare indietro nel tempo ovviamente lo rifarei (ride, ndr), perché avrei bisogno di imparare.

Ascolta Marecittà di BALTIMORA

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