I due Peppe sono rilassati, come se non fossero passati quindici anni dal loro ultimo album. Dietro le loro spalle si vede il nuovo skyline di Milano, quello di Porta Nuova: siamo infatti all’ultimo piano del palazzo dove risiede la Warner in piazza della Repubblica. Quando gli Avion Travel pubblicarono il loro ultimo album in studio quei pennacchi metallici non erano ancora presenti, nemmeno l’elegante “giardino verticale” di Boeri. Ma anche la musica era consumata diversamente: oggi tutto è liquido, rapido, consumato quasi senza attenzione. E sentire dalle prime note del singolo Come Si Canta una Domanda, tratto da questo ottimo ritorno in studio Privé (Warner Music), si capisce che gli Avion sono sempre quelli – intendendo il meglio di loro – eleganti e teatrali, mediterranei e vagamente “femminili”. «Mi piace fare entrare nelle nostre canzoni tutto il mondo della femminilità, da quello materno a quello delle amanti. E trovo nelle voce femminili il richiamo della cultura popolare: le donne sono le portatrici delle tradizioni e di una cultura che appartiene a diverse generazioni», dice Peppe Servillo a metà conferenza stampa stimolato da una mia domanda sul fatto che il femmineo sia una componente essenziale nella loro scrittura.

Avion Travel (foto di Giovanni Canitano)

Il suono Avion Travel è il prodotto di una ricerca sempre attenta di uno stile, per esprimere le loro cose di sempre. «Abbiamo cercato di tenere gli stessi ingredienti di sempre ma alla ricerca della semplificazione», incalza Peppe D’Argenzio a proposito di Privé, «il luogo dell’ascolto è cambiato e anche la sua modalità si è semplificata tanto. Forse noi stessi dobbiamo suggerire come ascoltarci, cerchiamo un equilibrio tra tutte le piccole e grandi cose che portiamo attraverso le nostre idee e le nostre intuizioni musicali. Facciamo tutto senza eccessi, credendo fermamente nella canzone popolare». Si chiede a gran voce chi sia oggi un “tenutario” della canzone popolare: «De Gregori – risponde Peppe Servillo – è uno di questi portatori sani, per esempio. Intanto io continuo il mio viaggio di conoscenza e approfondimento della canzone napoletana grazie alla mia attività teatrale».

Avion Travel, “Privé”

E unendo il concetto pop con Napoli mi viene immediato chiedere a Servillo cosa ne pensi di Liberato: «Lo conosco, l’ho ascoltato con attenzione, e ripeto che mi interessa questa vitalità di Napoli non solo a livello pop, come con Liberato, ma anche a teatro con le performance straordinarie dei giovani attori che Mario Martone ha utilizzato per lo spettacolo Il sindaco del Rione Sanità». La cosa più bella arriva a fine intervista quando tutti i giornalisti erano silenti e in attesa di compiere una domanda sensata. Ma ecco Peppe Servillo con una dichiarazione stupenda last minute: «Ho sempre pensato che avere una band e fare musica sia una cosa da grandi, da adulti, lo pensavo anche ai tempi del liceo quando iniziai».

In un’epoca dove la precocità del successo pare un traguardo imprescindibile del mondo dello spettacolo, sentire buttata lì questa affermazione mi pare più provocatoria di un paio di denti d’oro in copertina.