“Heaven & Hell”, Ava Max fra diavolo e acqua santa nell’album d’esordio

Fuori oggi (18 settembre) il primo album della popstar di Sweet But Psycho, che già dal titolo riconferma la sua voglia di esplorare gli estremi opposti senza doversi allineare. L’abbiamo incontrata in video-conferenza poco prima dell’uscita del disco
Ava Max - Heaven & Hell - 1 - foto di Lauren Dunn
Foto di Lauren Dunn

Si presenta in conferenza stampa via Zoom sfoggiando orgogliosamente una t-shirt dei Guns N’Roses. Una vena rock and roll che non ci si aspetterebbe necessariamente da una delle artiste più in vista del nuovo pop USA ma che a un ascolto più attento si rivela ben presente e organica. Prendiamo l’assolo di chitarra di Kings & Queens, per esempio. Ava Max è raggiante nel giorno della presentazione alla stampa italiana del suo primo album, Heaven & Hell, fuori da oggi (venerdì 18 settembre) per APG / Atlantic Records / Warner Music.

Album d’esordio, sì, ma come spesso capita nell’era dello streaming si tratta praticamente di una raccolta “espansa” di singoli già diventati hit globali. So Am I, Torn, la già citata Kings & Queens, Who’s Laughing Now, per non parlare della celebre Sweet But Psycho. Un percorso fulminante nel mainstream che – dopo gli exploit di Dua Lipa, Rita Ora e Bebe Rexha – aggiunge una nuova stella di origine albanese (vero nome: Amanda Koci) all’empireo del pop.

L’idea di dualità e la passione per gli anni ‘90

Una delle caratteristiche più riconoscibili del “personaggio” Ava Max è un’idea di dualità dell’essere che si manifesta in tanti modi: per esempio nei titoli (Sweet But Psycho, Heaven & Hell), nelle copertine (l’immagine riflessa della cover dell’album), nel suo stesso iconico taglio di capelli asimmetrico. È una formula comunicativa che la accompagna sin dall’inizio della sua carriera.

«Tutte le cose che faccio hanno questa dualità», conferma lei. «Credo che sia importante mostrarla perché abbiamo bisogno di esporre tutti i nostri lati. Non dobbiamo avere paura e nascondere le nostre emozioni. Come si può vedere, mi piacciono entrambe le lunghezze dei capelli e non mi va di sceglierne una a discapito dell’altra. Perché bisogna per forza scegliere?».

Ava Max, classe 1994, è in tutto e per tutto figlia degli anni ’90, decade dalla quale ha assorbito i primi e determinanti stimoli musicali. Non a caso, una certa “Nineties vibe” si può chiaramente avvertire in tante sue produzioni, come per esempio Kings & Queens e Tattoo. «Dal punto di vista dello stile, adoro la moda e la musica degli anni ’90», racconta. «Penso che fosse davvero un bel periodo. Come gli anni ’80, del resto, ma io sono cresciuta fra la fine degli anni ’90 e i primi Duemila. Il pop era un grosso fenomeno, adoro artiste come Mariah Carey e Shania Twain. È stato bello esserci in quel periodo perché artiste come loro hanno avuto un enorme impatto sulla musica. Mariah Carey fu l’artista del decennio e in un certo senso mi insegnò a cantare, perché rifacevo spesso le sue canzoni. E così sono diventata la cantante che sono oggi».

Ava Max - Heaven & Hell - 2 - foto di Lauren Dunn
Foto di Lauren Dunn

I collaboratori dell’album e il rapporto con i fan

Amanda è l’artista sotto i riflettori, ma dietro le quinte c’è un vasto team di songwriter e produttori che rendono possibile e di successo il progetto Ava Max. Heaven & Hell è un vero e proprio lavoro di squadra di cui lei parla con grande entusiasmo e stima per i collaboratori.

«Ho lavorato soprattutto con il producer Cirkut, che è stato anche produttore esecutivo», spiega. «È un tipo incredibile e gli devo tanto. Madison Love, poi, è una songwriter con cui ho lavorato parecchio, così come Sorana Pacurar. Con Leland (Brett Leland McLaughlin, ndr) e Rollo (Roland Spreckley, ndr) continuo a lavorare un sacco ancora oggi. Portano davvero tanto al progetto. Ma ci sono tantissimi altri con cui lavoro. Sono grata di avere un team così talentuoso intorno a me. Semplicemente andiamo in studio e ci lasciamo andare alla musica!».

Ma d’altro canto un progetto musicale è poca cosa senza un pubblico di riferimento che lo supporta. Ava Max può vantare una community di fan fra le più appassionate e attive della scena. È un tipo di rapporto, quello con i suoi fan, che lei tiene a curare personalmente e anche direttamente, come ci racconta: «L’altro giorno per esempio ho contattato via Zoom un mio fan di nome Bailey che mi diceva come So Am I l’avesse aiutato a superare un brutto periodo. Questo mi fa venire voglia di fare tanti altri pezzi come quello, comunicare che siamo tutti unici e non dobbiamo per forza conformarci. Abbiamo bisogno di più canzoni che offrano quel tipo di supporto, soprattutto per i giovani. Questo è uno dei miei obiettivi. È una cosa che mi rende felice».

Ascolta Heaven & Hell di Ava Max in streaming

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