Achille Lauro: «Dopo questo album voglio vivere da signor Nessuno»

L’artista ci ha raccontato Lauro, in uscita domani. E per rappresentarlo sceglierebbe l’immagine di lui rannicchiato e nudo
Achille Lauro
Achille Lauro, foto di Leandro Manuel Emede

Lauro che uscirà domani, venerdì 16 aprile, dovrebbe essere l’ultimo disco di Achille Lauro. E ovviamente ci si augura che non lo sia perché è un lavoro molto vivido, intenso, sincero dove le influenze e i generi affrontati sono tantissimi. Come è solito fare lui, al secolo Lauro de Marinis. Ma con qualcosa di più. Dopo le polemiche dei manifesti di quest’estate, dopo i tre album usciti l’anno scorso (1990, 1969-Rebirth e 1920), i “quadri di Sanremo”, i due singoli già usciti Marilù e Solo noi, entriamo subito nel vivo del nuovo lavoro. L’artista romano è collegato via Zoom, sempre elegantissimo in completo bianco e apparentemente anche rilassato.

Lauro, nelle tue canzoni alla fine sei riuscito nel difficile compito di proporre tante influenze facendole tue. Nemmeno si può dire che tu le abbia rese per forza più contemporanee. Quale era il tuo scopo?

Mi piace sempre cambiare e tutto nasce dalla spontaneità. Tutto nasce da uno stato d’animo. Per esempio, quello di Sabato sera, la storia di un amore verso una persona che non apparirà, è vera. Ma tanto quanto quello di Latte+, pezzo più energico e adrenalinico. Di certo non sono canzoni nate nello stesso istante ma registrano un momento preciso della mia vita.

Alcune canzoni con la chitarra sono nate di notte. Magari mi sono pure addormentato mentre le componevo

In genere quando sono nate?

Io avrò un centinaio di brani abbozzati ,di cui una trentina molto a fuoco. Nasce tutto da una frase, un momento o un accordo di chitarra, magari, e io ne so suonare solo due o tre, male. Ma non importa: magari sono nate pure di notte mentre suonavo male la chitarra e mi ci addormentavo sopra!

Be’ quale è nata di notte facendoti addormentare?

Ma tutte quelle con la chitarra tipo Come me! Per esempio, io ogni anno mi isolo in una villa con i miei collaboratori per 3 o 4 mesi: Generazione X è un pezzo punk nato in quella situazione! Noi in quel momento eravamo l’incarnazione della generazione X.

Alla quale tu non appartieni perché va dal 1965 al 1980 e tu sei nato nel 1990.

Certo, però ci sono molti parallelismi tra noi e quella generazione: nessuno credeva nella chiesa, nel matrimonio, in dio, le dipendenze erano accettate. Lo so che non siamo la generazione x ma in fondo un po’ lo siamo. E le similitudini ritornano in maniera ciclica.

Se Lauro fosse una sola immagine sarebbe quella di me nudo e rannicchiato

Tu ami molto lavorare sulle immagini: se Lauro dovesse essere rappresentato da una sola quale sarebbe?

Una che ho messo anche nel teaser: di me rannicchiato, nudo.

Perché hai detto che questo sarà l’ultimo album?

Io ho tantissima musica da parte e amo questo preciso momento in cui mi confronto con l’esterno, in questo caso con voi giornalisti, per parlare del mio album. Però è arrivato il momento di dovermi fermare, staccare da tutto: vivere! È fondamentale. Non so quanto durerà. Per il momento è il mio ultimo disco.

Magari serviva psicologicamente anche a te darti un’idea di fine?

Ne ho fatti 4 di album quest’anno. Questo direi che è l’ultimo.

Voglio vivere da qualche parte come il signor Nessuno

Che cosa vorresti viverti in maniera particolare?

Voglio stare da qualche parte (quando si potrà partire, certo) come il signor nessuno! Ma poi in testa ho tantissimi progetti, legati alla musica ma non solo. Quindi tra qualche anno finalizzare i brani che ho e farli diventare, chessò, Bohemian Rhapsody!

Continuerai comunque come direttore artistico di Elektra Records?

Certo, quello è un progetto staccato da quello di Achille Lauro dove mi dedico alla ricerca dei talenti più fighi.

Tornando all’album, come abbiamo già detto racchiude in sé moltissimi generi: dal punk al glam, alla disco e al pop, ma a me pare soprattutto rock. Tu Lauro che ne pensi?

Che ognuno ci vede quello che vuole. Io faccio sempre un viaggio nei generi e cerco di mettere degli elementi discontinui come in Pour l’Amour che era elettronico avevo inserito Penelope, che è pop. In tutto questo ci sono le mie mille personalità.

Non credo che i ragazzini riescano a cogliere il lato più profondo della canzoni più tormentate ma non importa!

I ragazzini che ti adorano apprezzano il tuo lato rock?

Anche lì, nei miei pezzi vedono quello che vogliono ed è giusto così. Ci sono miei pezzi molto profondi che parlano del tormento dell’anima e non penso che i più giovani riescano a capirlo. Io cerco di andare al di là della moda e di seguire il feeling con le persone. Devo dire che ho un pubblico molto trasversale dai bambini ai 65enni. In tanti mi dicono che pure le loro mamme mi apprezzano!

Mentre componevi e registravi ascoltavi altra musica o preferisci di no?

Mi isolo completamente. Sono cresciuto con gente più grande, sono curioso e mi piace sapere, anche se non ho finito nessuna scuola. Tutto questo mondo ritorna quando compongo.

Io ho sentito anche i Pixies in Lauro, in Generazione X i My Bloody Valentine e persino i Verdena…

Certo, in fondo erano tutti ascolti miei e già in tanti mi hanno fatto molti paragoni. I Verdena ancora no, non me li avevano citati, però in fondo ci sta perché ci sono dei richiami a un rock in stile Placebo.

In A un passo da dio parli ancora di religione: come la vivevi da piccolo e come la vivi oggi?

Siamo tutti figli della religione cristiana che ci influenza sia a livello visivo sia culturale. Io credo in qualcosa di superiore. La Madonna rappresenta in primo luogo qualcosa di più elevato rispetto alla vita ordinaria. Sono appassionato di tutto ciò che riguarda la religione e la cito spesso: anche il mio primo mixtape si intitolava Barabba.

Achille Lauro
Achille Lauro, foto di Leandro Manuel Emede

Molti artisti si sono esposti nei giorni scorsi a favore del DL Zan, anche tu sei favorevole immagino?

Vorrei ricordare ai giovani che la scelta è possibile ed è doverosa. Per tutto: la scelta di chi amare, di cosa ascoltare, di cosa fare. Imprigionare le persone dentro a recinti significa privarle di libertà. Mi sembra assurdo ancora essere qui a parlarne ma è evidentemente necessario.

Il significato della cover

cover album Lauro
La cover dell’album di Achille Lauro

Sulla cover del tuo album appare invece un impiccato: sei tu?

La copertina è una tela, un quadro, dove si vede il famoso gioco dell’impiccato che racchiude in sé un concetto affascinante dove o ti salvi o muori. Un po’ la metafora della vita, non molto adatto per un bambino, in fondo. Su questa copertina prima della ultima O in rosso vinceva l’impiccato. Ma io voglio proprio apporre un segno in più. Può essere vista come una correzione, magari come si pensa in genere della maestra, ma magari anche il simbolo della tua vita che si stava perdendo e alla fine hai scelto di cambiare. Poi c’è anche un altro significato legato al mio nome e alle sue lettere che ricordano i generi musicali.

Quale?

La L ricorda il Glam Rock che rappresenta la libertà. La A ricorda rock And roll, che era protagonista della seconda serata di Sanremo e rappresenta per me il cambiamento. La U ricorda Popular music che è vista come frivola e basta in Italia, mentre nel resto del mondo ha più importanza. La R ricorda il punk-rock. Il concetto è sintetizzato in “Dio benedica il chissenefrega”, perché io ho sempre fatto il contrario di quello che le persone si aspettavano. La O ricorda classic Orchestra: per me la musica è qualcosa di profondo, non è solo un passatempo. Per me gli elementi dell’orchestra sono solisti che insieme formano una grande opera, fondamentale per l’umanità.

Quindi si può dire che nel gioco della vita questi generi che hai incontrato ti abbiano salvato?

Certo, io sono stato fortunato perché ho capito quello che volevo e voglio essere. La cosa peggiore che possa capitare soprattutto ai giovani è non trovare la propria strada. E poi comunque ribadisco l’altro messaggio che anche quando vedi la tua fine può non esserlo assolutamente.

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