Karakaz, da Vasto a X Factor, fino a Londra. L’intervista

Il cantante del roster di Hell Raton dopo l’esperienza nel talent show non ha paura di dire la verità. Lo fa attraverso la sua musica
Karakaz
Karakaz, foto di Andrea Bianchera

Se c’è una cosa che non dovete fare, soprattutto se avete visto X Factor quest’anno, è chiamare il progetto di Michele Corvino “I Karakaz“. Il cantante, classe ’99, durante la nostra intervista telefonica mi ricorda come il suo progetto sia individuale. Non esiste quella che canonicamente tutti definiremmo “band”.


C’è Karakaz e ci sono i suoi musicisti: Luigi Pianezzola (synth e basso), Massimo De Liberi (Chitarre) e Sebastiano Cavagna (Batteria). Comunque, nonostante l’individualità del progetto, il cantante ci tiene a sottolineare l’intesa che si è creata tra tutti. Un fattore importante, adesso che l’esperienza di X Factor è finita e Karakaz sta entrando nel vero mondo della discografia italiana, con tre date annunciante nel 2022.


Abbiamo contattato telefonicamente Michele per parlare dell’esperienza a X Factor, dei suoi prossimi progetti e delle date live, che lo vedranno esibirsi a Milano, Roma e Londra.

La nostra intervista a Karakaz

Vorrei fare un bilancio con te sull’esperienza a X Factor. Quanto è stato importante per te partecipare al talent e cos’hai imparato da questa avventura?

Partecipare a X Factor è stata una sorpresa, in realtà, perché non era in programma. Sinceramente avevo tante perplessità all’inizio, ma a 22 anni di certo non capita a tutti di fare un’esperienza così grande, con una produzione così importante e tantissime attenzioni su di te. Mi porto tanto dietro, perché dalla cameretta sono arrivato a milioni di persone che mi hanno guardato fare quello che amo di più.

Che tipo di perplessità avevi? Riguardavano l’essere in televisione e il tipo di pubblico al quale ti saresti presentato?

Mi frenavano sicuramente un po’ le cose che hai detto. Non conoscendo bene il mondo televisivo non sapevo cosa aspettarmi. Questa cosa mi ha fatto sentire come quando hai l’acqua alla gola, e sicuramente in certi momenti non è stato piacevole, ma mi ha spronato molto a dare il massimo. Poi, credo che ogni volta che ti approcci a qualcosa che non conosci tieni un po’ il freno tirato, penso sia normale.

Pensi che il tuo giudice, Hell Raton, ti abbia seguito nel modo giusto? Anche grazie a lui siamo riusciti a vedere all’100% chi è Karakaz?

Il fatto è che ci sono tantissime persone che lavorano a X Factor, non solo Manuelito. Lui mi ha sicuramente aiutato a venire fuori, ma rimango sempre dell’idea che la mia musica debba essere goduta live, sotto al palco, perché ti deve arrivare dritta in faccia. Forse questo aspetto non è stato percepito troppo da chi era a casa, ma comunque il suono duro di Karakaz penso sia arrivato, almeno a qualcuno.

Parlando proprio di suono, il tuo è stato tra quelli più interessanti proposti a X Factor quest’anno secondo me, soprattutto perché inaspettato. Adesso che sei uscito hai paura di doverti confrontare con un mercato dove il pop e il rap, al momento, la fanno da padroni?

No, in realtà le cose che mi fanno paura sono altre. Io continuerò a fare la musica che mi piace, cercando di comunicare sempre la verità, che sarà sempre al centro di quello che scrivo. Poi, dal punto di vista commerciale, se vogliamo metterla in questi termini, non ci penso, perché voglio concentrarmi sulla musica. Sto scrivendo tanto in italiano, una cosa nuova per me, e sto esplorando tanti mondi nuovi, divertendomi e non pensando troppo al futuro. Sicuramente arriveranno le paure, ma per ora mi godo il momento.

A proposito di scrittura, stai lavorando al tuo album. Cosa ci puoi anticipare?

Posso dirti che sto scrivendo tanto ed è un periodo molto produttivo, per fortuna. Vorrei produrre tanto materiale per poter pubblicare un album o un EP, non lo so nemmeno io. O magari lo so, ma non lo dico (ride, ndr.)

Nella tua bio dici “Karakaz siete tutti voi, che lo vogliate o meno”. È una frase molto forte.

Può sembrare una frase narcisista, ma non lo è. Quello che voglio dire è che la mia musica è molto diretta e interpreta delle emozioni in cui tutti, prima o poi, si potranno ritrovare. Tutti quanti abbiamo vissuto determinate esperienze e, che ti piaccia o meno il modo in cui le dico, quella che ti sto raccontando non è solo la mia verità, ma anche la tua.

Molti dicono o scrivono I Karakaz, ma tu ti sei presentato come singolo, insieme ai tuoi musicisti. X Factor ti ha fatto venire voglia di essere una band? E da dove nasce questo desiderio di individualità?

La mia idea è sempre stata quella di suonare con una band live. Io e i ragazzi ci siamo uniti dalla prima sbronza insieme (ride, ndr.). Karakaz sono io. E non è una questione narcisista, perché ci sono tantissimi progetti famosi così. Vedi, ad esempio, Trent Reznor con i Nine Inch Nails. Mi piace l’idea del singolo accompagnato dalla band, però rimane comunque Karakaz, non “I Karakaz”.

A proposito di live, hai annunciato le tue prime date. Oltre a Milano e Roma, suonerai anche a Londra. Una scelta molto coraggiosa, vista la situazione. Perché proprio la capitale inglese?

Londra è il mio sogno fin da bambino. Quando ho scoperto che avevamo la possibilità di esibirci in una birreria lì è stato super emozionante, lo desideravo tanto. E sì, hai ragione, è una scelta coraggiosa, ma io sono felice, a prescindere da come andrà, soprattutto perché da Vasto andare a Londra non è un’esperienza che si fa tutti i giorni.

Le prime date live di Karakaz

7 aprile 2022 – Milano, Santeria Toscana 31

9 aprile 2022 – Roma, Monk

13 aprile 2022 – Londra, Signature Brew


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