Zucchero: 30 anni di stardom in un giro di canzoni - L'intervista | Billboard Italia
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Zucchero: 30 anni di stardom in un giro di canzoni – L’intervista

È uscito “Wanted”, uno speciale cofanetto composto dal meglio di oltre trent’anni di musica di Zucchero. Un’occasione per farci raccontare la sua incredibile ascesa nell’empireo dello star system del pop internazionale

È uscito Wanted, uno speciale cofanetto composto dal meglio di oltre trent’anni di musica del nostro grande autore italiano e anche di immagini, con i concerti all’Arena di Verona, un docufilm con immagini di backstage, interviste, contenuti speciali. C’è anche una versione “monumentale” di ben dieci CD, un 45 giri e un DVD. Un’occasione da non perdere per noi per farci raccontare da Zucchero la sua incredibile ascesa nell’empireo dello star system del pop internazionale. Conditio sine qua non, scegliendo tre o al massimo quattro canzoni. E lui ha accettato la sfida.

Foto di Meeno

Donne

O la va o la spacca…

Nel periodo che va dal 1984 al 1992, Donne, come molti sanno, è stata la canzone che mi ha “salvato” dopo due Sanremo andati male.

Donne nasce da una mia reazione verso la casa discografica che non voleva farmi fare la musica che volevo. Il soul, l’R&B, il blues erano generi allora apprezzati solo da gente dal “palato fino” e io sono cresciuto con i vinili di Marvin Gaye, Otis Redding, James Brown e Miles Davis, dunque avevo preso anche una strada più tortuosa, difficile: non era così scontato il fatto di avere successo con questo background.

All’inizio non ci credevano alla commistione che creavo e al timbro della mia voce, mi ricordo che mi dissero: “Guarda, Zucchero, ti diamo la liberatoria… Fai solo l’autore, forse è meglio”. A quel punto, sull’orlo del fallimento personale come cantante, gli dissi di darmi l’ultima possibilità e così ricevetti un budget microscopico e me ne andai a San Francisco dove c’era Corrado Rustici, che era assolutamente in linea con le mie idee musicali ed è un produttore italiano che aveva lavorato con Narada Michael Walden, Aretha Franklin.

Bene, facemmo il disco solo in una settimana, tornai in Italia, lasciai il nastro a un amico e ci scrissi sopra un altro nome, non il mio. Lo ascoltarono in Polydor dicendo: “Chi è questo fenomeno?” – non mi avevamo neanche riconosciuto… E da li partì tutto.

Senza una Donna

La porta per il successo internazionale

La canzone che secondo me ha dato la svolta alla mia carriera definitivamente è stata senza dubbio Senza una Donna.

Con l’album Blue’s arrivarono una serie di canzoni di successo come Con le Mani, Non Ti Sopporto Più ma è proprio Senza una Donna il simbolo di un felice cambiamento. Accadde che questa canzone era una delle preferite da Paul Young, che mi chiese di cantarla con lui e giusto per capire se funzionava il nostro duetto l’abbiamo registrata in rilassatezza agli Olimpic Studios di Londra, senza proferire parola con i discografici. Una volta finito il nastro, subito la London Records decise di pubblicare la nostra versione e senza nessuna attività promozionale – non facemmo neanche un videoclip sul momento – a macchia d’olio divenne una hit internazionale.

Anche questa canzone è stata concepita con una rapidità pazzesca, in una decina di minuti e in un momento di disperazione personale. Come molti di voi sanno in quel periodo mi stavo separando e mi chiedevo come sarebbe stata la mia vita senza una donna.

Questa canzone mi ha aperto le porte dello star system musicale mondiale. Grazie a Senza una Donna Eric Clapton mi venne a sentire, a conoscere – all’epoca avevo una band portentosa – e mi chiese di fare un tour assieme. Per Eric era un momento importante della sua vita di musicista perché era il tour del suo grande ritorno sulle scene. Cominciammo da Helsinki e poi facemmo finalmente a Londra le dodici notti di fila alla Royal Albert Hall. Immagina la tensione… Essere supporter non è mai piacevole e per di più lo ero di un’icona, senza considerate il fatto che mi trovavo in un tempio della musica inglese.

La cosa fantastica che ricordo come segno del successo delle mie performance londinesi fu una telefonata del manager di Clapton, Roger Forrester, che allarmatissimo mi disse: «Speriamo che Eric non legga la recensione di un notissimo quotidiano!». Io non capii di cosa stesse parlando fino a quando la lesse: «Okay, Clapton è il solito Clapton ma vi consiglio di arrivare molto prima per godervi questo italiano dalla voce di cuoio!». Questo tour mi permise di farmi veramente conoscere nei paesi importanti della musica pop rock come gli USA e l’Inghilterra.

L’anno dopo uscii con Oro Incenso e Birra, con delle vendite pazzesche. Brian May mi chiamò e mi invitò a Wembley per il tributo a Freddie Mercury. Mi ritrovai con tutti i più grandi, dai Guns N’ Roses a George Michael. Che emozioni.

Miserere / Un Sogno della Domenica

Pavarotti e Bono, amici portentosi

Miserere ha segnato la mia collaborazione con Luciano Pavarotti. Da quel momento s’innescò in lui la voglia di contaminarsi con il mondo della musica pop rock. C’è un tocco di Puccini in questo brano: in quel periodo ascoltavo le sue romanze. Non volevo inizialmente metterla nell’album che arrivava dopo Oro… Non lo faccio apposta ma anche questa canzone è nata in dieci minuti. Tutti mi dicevano che ero un pazzo, mi dicevano che era come avere una Ferrari inutilizzata in garage.

I discografici andarono a Philadelphia per far sentire a Luciano il brano ma lui declinò la cosa. Io sono un testardo e alla fine riuscii a convincerlo con il famoso aneddoto del camino… Insomma feci il dramma napoletano e lui mi disse che l’unico giorno libero era il 19 agosto – ed eravamo a febbraio quando me lo disse.

Mi presentai a casa sua addirittura con lo studio mobile pur di registrare Miserere con lui. Questo duetto innescò il Pavarotti and Friends. Stavamo tornando dal set del video e gli chiesi: «Perché non la presentiamo a Modena, io porto qualche amico del giro pop rock». E nel maneggio dove lui faceva il concorso ippico iniziò quest’avventura per ben dodici edizioni.

Ricordo ancora momenti importanti come le aperture delle scuole assieme a Luciano e Bono Vox grazie ai ricavati. Fu un momento importante e se ci penso questo evento generò il fenomeno Andrea Bocelli.

Passando rapidamente al 2010, devo ammettere che sono molto legato a tutto l’album Chockabeck. Parla delle mie radici, come sapete. Un Soffio Caldo è un brano a cui sono molto attaccato ma ricordo ancora con nitidezza le lacrime dall’amico Bono Vox per Un Sogno della Domenica. Eravamo nei camerini dell’Olimpico di Roma e io la cantai con la sua traduzione: si commosse autenticamente, aveva le lacrime agli occhi.

Foto di Judith Kovacs

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