Vipra, fuori l’esordio solista fra pop punk ed eurodance: «La musica deve essere elastica»

Si intitola Simpatico, Solare, in Cerca di Amicizie: un’infilata di 15 brani fra produzioni iper-contemporanee e reminiscenze nostalgiche
Vipra - foto di Barbara Martire
Foto di Barbara Martire

I più attenti alla scena trap alternativa si ricorderanno del particolarissimo esperimento dei Sorrowland, trio romano che ha dato alla luce un paio di EP dal piglio un po’ “emo” ed efficacemente trasversale ai generi. L’esperienza si è conclusa (amichevolmente) e oggi, venerdì 28 maggio, esce l’album d’esordio solista di una di quelle tre menti: Vipra, con Simpatico, Solare, in Cerca di Amicizie. Un lavoro che amplia ulteriormente il già vasto spettro sonoro dei Sorrowland, andando a ripescare anche sonorità di epoche passate come il pop punk e l’eurodance, sempre nel segno di una totale libertà creativa. Un disco inclassificabile e sorprendente, che non assomiglia a nessuna delle altre cose che ascolterete oggi. Abbiamo fatto una lunga conversazione con Giovanni per parlare di questo notevole esordio, della natura “sociale” della musica, di Prezioso e di Franco Battiato.

Hai scelto un formato piuttosto lungo per l’album d’esordio: quindici tracce. È una scelta coraggiosa? Quanto tempo hai lavorato complessivamente su questo progetto?

Siccome la musica sta diventando un’industria sempre più ricca, anche grazie alle revenue, stanno nascendo le varie correnti di pensiero – come nel caso dei social media – su come si riesca a monetizzare meglio un prodotto. C’è gente che ha fatto il disco di 21 tracce, come 21 Savage, e altri che pensano che un disco oggi debba averne 7 o 8 al massimo. Comunque quello che c’è nel mio disco non è frutto di un calcolo: queste sono le canzoni che mi hanno convinto e che abbiamo portato a termine – in un arco di tempo da luglio scorso a febbraio di quest’anno.

Neanche parecchio…

No, volevo fare un disco che fosse quanto più “di pancia” possibile. A un certo punto ho cominciato a stufarmi di parlare di calcoli, di cosa bisognerebbe fare o meno. Per questo il disco si intitola Simpatico, Solare, in Cerca di Amicizie: perché a un certo punto mi sono rotto così tanto della gente che sono rimasto con quattro o cinque persone senza la preoccupazione di piacere o stare simpatico. Probabilmente la gente dirà: “Che merda ‘sto disco”, perché non è in linea con quello che esce adesso. Ma è proprio questo che mi ha spinto a fare un disco.

Le produzioni mi sembrano molto in linea con una certa attenzione per la qualità, che da un po’ di tempo si è ritrovata anche in Italia. Hai cercato di unire tutto con una sorta di suo filo conduttore o hai lasciato carta bianca ai vari producer?

Il lavoro l’ho impostato come con i Sorrowland. Mi piace fare un lavoro sinergico, di musica che viene fuori insieme al testo, a stretto giro. L’idea della base che ti viene mandata va bene ma non era così che volevo lavorare. Il disco l’abbiamo quasi suonato live, per il 90%, tranne qualche pezzo che avevo già in mente. In altri casi stavamo in salotto con tutta la strumentazione, suonando finché non veniva fuori qualcosa. A me piace che quasi mi vengano suggerite le parole, così come io ho suggerito i suoni. La musica si fa insieme, se no sono solo due tizi che si scambiano i follower.

I featuring presenti in tracklist – Margherita Vicario, Psicologi, Fulminacci, Cmqmartina – sono amici o artisti che hai contattato apposta per il progetto?

Sono diventati miei amici, nel senso che sono persone con cui mi sono trovato bene a livello umano. A parte gli Psicologi, che conosco da sempre. Nel caso degli altri, conoscendo la discografia di ciascuno di loro, componendo i pezzi mi sono immaginato subito quel featuring specifico. Mi fa piacere che abbiano deciso di partecipare, perché vuol dire che in qualche modo ho intercettato la loro personalità. Quelle sono le uniche cose nate “postume”, anche se avevano un minimo di programmazione perché anziché puntare all’artista grosso ho ragionato in termini di affinità con i loro modi di pensare.

Vipra - intervista - 2 - foto di Barbara Martire
Foto di Barbara Martire

Mi ha colpito il pop punk che si sente in pezzi come Ciao Bella e Febbre. È un genere tornato parecchio in voga negli Stati Uniti e in tempi recenti anche qui da noi. Come mai, secondo te?

Sicuramente dipende dal fatto che non c’è una sola musica dominante nel panorama internazionale. C’è molta varietà, si fa musica quasi per la propria “filter bubble”, per il pubblico di riferimento. Il pop punk ovviamente ha sonorità di facile ascolto che ne hanno determinato il successo fra la fine degli anni ’90 e i primi Duemila. Anche se io forse in quel periodo ascoltavo più nu metal, mi sembra la versione più fresca di altri generi che si sono un po’ appesantiti col tempo.

Adesso il pop punk ha una caratteristica di musica elastica, fluida, che è propria anche della trap: si può adattare a un sacco di cose diverse. Com’è possibile che Travis Scott dica quanto sono belli i Tame Impala? È possibile perché non è come in Italia, dove esistono due o tre macro-generi e basta. Nel resto del mondo c’è molta più elasticità nell’ascoltare roba diversa. In Italia la musica “rivoluzionaria” fino a qualche anno fa, il rap, è diventata l’unica musica possibile: per me è orribile che sia la musica del “sistema”.

Mi ha divertito molto un pezzo come Tagadà per i suoi richiami alla dance italiana anni ’90. Che vuol dire?

In quegli anni l’eurodance era gigantesca, e l’Italia faceva scuola: Eiffel 65, Prezioso, Gigi D’Agostino… Era un po’ il rap dell’epoca: quella musica muscolare e anche trasversale che ascoltavano sia i ragazzini che le persone più grandi, sia borghese che il proletario. C’era tutto un filone romantico che metteva testi sentimentali su una cassa dritta. Come il remix di Prezioso di Tanz Bambolina. In quel periodo avevo le prime cotte e quella era la musica che mi accompagnava. Quindi mi è sempre rimasta impressa come musica romantica, in qualche modo.

Da un anno a questa parte il dibattito pubblico si è molto aperto ai temi della salute mentale, visto il disagio provato da molte persone in periodo di lockdown. I tuoi testi sono sempre introspettivi, se non proprio ad alta intensità emotiva: la musica – farla o ascoltarla – può rappresentare una cura?

Le condizioni di salute mentale della gente stanno peggiorando per motivi strutturali che hanno a che fare proprio con il sistema economico e i suoi limiti evidenti. A questi certamente si aggiunge la pandemia, ma il capitalismo neoliberista ha escluso la salute mentale dalle sue priorità. Questo sistema sempre più frammentato ha esacerbato certe sensazioni di abbandono, depressione, ansia e così via. La musica non può fare abbastanza, soprattutto quando non ci si può aggregare. Può essere una valvola di sfogo utile per momenti precisi ma ha bisogno di essere inserita in un ambito sociale molto più ampio. Per questo la musica si fa insieme. Deve stare sotto a una manifestazione in piazza, essere un’onda d’urto che accompagna qualcosa.

In un’intervista con i Sorrowland ci dicevi: “Gli artisti che mi piacciono di più sono quelli che riescono a condensare tutto in una frase, perfetta e lucida come un proiettile da sparare in testa”. Non so se sia stato fra i tuoi miti personali, ma vorrei un tuo pensiero sulla morte di Franco Battiato.

L’ho conosciuto ovviamente grazie ai miei genitori. L’ho approfondito poco perché mi sono interessato più alla musica estera che a quella italiana. Ma quello che ho apprezzato sempre di lui è che è stato una persona non solo intelligente per essere riuscito a comunicare in maniera pop concetti complessi, ma anche perché ha “smascherato” un pubblico che voleva sentirsi a tutti i costi intelligente, abbeverandosi alla prima cosa che avesse parole difficili. Lo usava un po’ come fantoccio della propria presunta complessità. Secondo me questa cosa ha fatto parte del suo gioco artistico e mi dà l’idea di una persona di grande sensibilità. Lascia un vuoto: chi lo riempirà?

Ascolta Simpatico, Solare, in Cerca di Amicizie di Vipra in streaming

Articolo Precedente
I BTS sono tornati con il loro nuovo singolo Butter

I BTS fanno sciogliere il cuore dei fan con "Butter (Hotter Remix)"

Articolo Successivo
Piero Pelù - Aldo Cazzullo - Dante - A riveder le stelle

Dante: Aldo Cazzullo e Piero Pelù insieme per riscoprire l’attualità della Divina Commedia

Articoli correlati
Dopo lo show al Forum di Assago per celebrare i vent'anni di carriera, Le Vibrazioni lanciano il nuovo singolo L'Amore Mi Fa Male
Leggi di più

“L’Amore Mi Fa Male”, parola de Le Vibrazioni

Dopo lo show al Forum di Assago in cui hanno celebrato i loro vent'anni di carriera, Le Vibrazioni tornano con un nuovo singolo. Si chiama "L'Amore Mi Fa Male" e arriva domani, venerdì 14 giugno, su tutte le piattaforme digitali. «È una visione ironica di un uomo innamorato pazzo di qualcuno che, pur sapendo che gli farà male, insiste nel torturarsi e nutrirsi di ossessivo amor disperato». Secondo quanto comunicato, il pezzo unisce le tradizionali sonorità rock della band a sound latini
Total
19
Share