Renato Zero: «Gli uomini di oggi? Inutili palestrati o rammolliti»

Renato Zero presenta Zerosettanta, Volume 1. Non si risparmia su niente e spiega la sua visione della figura maschile
Renato Zero, foto di Roberto Rocco
Renato Zero, foto di Roberto Rocco

Renato Zero è sempre prodigo di parole. Anche se la modalità di conferenza stampa è via Zoom (la terza in 3 mesi), non si risparmia con il racconto ai giornalisti del suo Zerosettanta Volume 1 ovvero il terzo volume dell’opera monumentale che celebra i suoi 70 anni compiuti il 30 settembre.

«Sono il Renato che mi aspettavo di ritrovare a 70 anni!», esordisce contento il cantante romano. «Sono felice quando posso guardarmi indietro e pensare che il mio pensiero sia rimasto integro», risponde a chi gli chiede quale sia la sua più grande soddisfazione oggi. Anche i primi due volumi (Volume 3 uscito a fine settembre e Volume 2 a fine ottobre) di Zerosettanta hanno riscosso un buon riscontro da parte del pubblico e sono arrivati alla vetta della classifica FIMI/Gfk. Per Renato Zero è stato bello vedere quanto «siano riusciti a unire diverse generazioni di persone. Soprattutto in un momento come questo in cui si sente la mancanza del palcoscenico, sapere di essere riuscito ad aggregare le persone mi dà veramente una forte carica».

Renato Zero però rimane anche molto critico nei confronti della società odierna e del consumismo («ci rende schiavi, altrochè!»), dell’industria musicale, del Governo e non si fa problemi a esporre liberamente le sue idee.

Un nemico caro nell’ombra

In Volume 1 compare la traccia Nemico caro e quindi gli viene chiesto chi sia questo nemico. «Ah ne ho un po’!», racconta il cantante «A volte è positivo avere dei nemici: mi spinge a migliorarmi e mi porta positività. Altre volte invece il nemico rimane nell’ombra ed è piuttosto infido. Devo stare sempre all’erta».

Amara Melodia

Amara Melodia è invece una riflessione di Renato Zero sulla fruizione odierna della musica. Tra la stanchezza per l’eccessivo utilizzo dei plug-in, una citazione dei karaoke (“un karaoke non fa primavera”), Renato fotografa la situazione attuale. «Tanti anni fa la competizione era con artisti come Dalla, De Gregori, Baglioni: era sana ed era da stimolo per migliorarsi sempre. Oggi penso che manchi un confronto. I talent prima di esporre il talento dei ragazzi al giudizio di un pubblico dovrebbero preoccuparsi di renderli consapevoli. Non dovrebbero illuderli. Dovrebbero farli esibire solo nel momento in cui avessero la spina dorsale dritta. E nel momento in cui avessero la convinzione che quello sia il loro futuro».

L’ultimo gigolò

A chi gli chiede invece chi sia L’ultimo gigolò del brano, Zero risponde di aver voluto dedicare una canzone a una figura che ai giorni nostri sta quasi scomparendo. Da qui parte il racconto della sua visione della figura maschile. «L’uomo di oggi o è rammollito e ha perso completamente il ruolo autorevole che aveva in passato o è inutilmente palestrato. L’uomo non è in grado di conquistare la stima e il rispetto della donna e non sa controllare i suoi istinti. Per questo arriva ad atti estremi di femminicidio come quelli di cui si parla tanto in questi giorni sui giornali».

L’aiuto alle maestranze

«I ragazzi che lavorano per me, le mie maestranze, sono la mia famiglia», racconta Renato. «Per questo ho voluto aiutarli personalmente: per evitare anche che decidano di cambiare percorso perché sarebbe un peccato. Credo che tanti colleghi vogliano fare cassa sul pubblico e questo non lo ritengo corretto. Il pubblico ha già pagato abbastanza, magari ha comprato un biglietto per un concerto che non potrà vedere. Quindi dobbiamo essere noi artisti a prenderci carico in parte del problema. Non voglio sbandierare questa cosa per vantarmene ma solo per dare un’idea, uno spunto agli altri».

Due settimane fa è stata presentata l’iniziativa Scena Unita, con portavoce Fedez e moltissimi altri artisti, per aiutare i lavoratori dello spettacolo piuttosto abbandonati da qualsiasi decreto finora. Renato Zero aveva già fatto un appello ai colleghi per auto-tassarsi per aiutare le maestranze. Qualcuno l’ha contattata da Scena Unita? O riteneva di preferire far da solo?

«Ne sono venuto a conoscenza dopo, solo quando ne hanno parlato in televisione. Forse non ho letto io la proposta. Ma la considero un’iniziativa assolutamente meritoria e corretta. Non è il pubblico che deve pagare come ho già detto. E le agenzie da parte loro è giusto che mettano in vendita i biglietti solo quando sono certi che il concerto si farà di sicuro».

Renato ancora una volta ha parlato senza farsi troppi problemi, come ci ha abituati da quasi 50 anni.

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