Rachele Bastreghi: «Adesso è il momento di prendermi sul serio»

Rachele Bastreghi pubblicherà domani, 30 aprile, Psychodonna, il suo primo album solista. L’abbiamo intervistata
Rachele Basteghi
Rachele Bastreghi, foto di Elisabetta Claudio

Sei anni dopo il mini Marie, Rachele Bastreghi pubblica il suo secondo disco in proprio. Per la tastierista/cantante dei Baustelle, l’album Psychodonna (Warner Music) è la brillante traduzione in musica del suo bisogno di catarsi. Ecco un’anticipazione dell’intervista integrale che leggerete sul prossimo numero di Billboard di maggio.

Rachele Bastreghi non è mai stata una ragazza (e poi una donna) per così dire “tra le righe”, e il suo esuberante temperamento artistico ha sempre trovato come rivelarsi anche all’interno di un progetto non interamente “suo” come i Baustelle. Adesso, a ventun anni dall’esordio dell’ormai storica band, la tastierista e chanteuse si è espressa solo con i suoi suoni e le sue parole in un album-verità, un liberatorio coming out di notevole spessore sostanziale e formale. Al telefono l’abbiamo trovata emozionata come al solito, ma non per questo poco lucida nel raccontare e raccontarsi.

E così, dopo tanto che ne parlavi, è finalmente arrivato il tuo primo, vero album.

Ho sempre scritto: cose che propongo ai Baustelle, cose che vorrei dare ad altri ma che poi di solito non do a nessuno, cose che riflettono davvero me stessa. A un certo punto ho capito che era il momento di affrontare un discorso intimo e personale, di concretizzare questa idea che mi porto dietro da quando avevo diciassette anni. Solo oggi mi sono sentita pronta, in possesso degli strumenti giusti per ottenere il risultato che volevo raggiungere.

C’è stata molta pianificazione?

No, volevo solo mettermi davvero in gioco. Rischiare, fare cose anche improbabili mischiando elementi diversi in modo istintivo, stupendomi di ciò che veniva fuori ed essendone felice. Aspettavo il buio per mettermi al lavoro, senza rumori, in un angolo della stanza.

La priorità, insomma, era aprirti.

Esatto, musicalmente e con i testi… soprattutto con questi ultimi, dato che nei Baustelle l’autore è Francesco. Mi sono lasciata andare a livello di composizione, di arrangiamenti, di esecuzione, mettendo a frutto quanto ho imparato in più di vent’anni di carriera e divertendomi tanto. Volevo avere il coraggio di essere davvero me stessa.

Lo sai, vero, che l’album non è esattamente “facile”?

Lo prendo come un complimento. Mi piacciono i dischi che al primo ascolto si colgono solo in parte e credo che questo rientri nella categoria. Per come la vedo io è comunque pop, ma se a qualcuno non sembrasse tale non mi meraviglierei.

Ti senti naturalmente rappresentata anche dal titolo…

“Psyché” in greco vuol dire anima, respiro vitale, e l’album è un concept sull’anima femminile – la mia – e una sorta di viaggio introspettivo, un’esplorazione di me stessa. Però mi piaceva anche l’altro senso del termine, quello generico di follia, che legato a “donna” – un concetto che ci tenevo a sottolineare, per ovvie ragioni – trasmette un’immagine di grande impatto: una donna dai forti contrasti, senza mezze misure, che vive di timidezza e di irruenza, di inquietudine e gioia di vivere, di sofferenza. La foto della copertina, con me in movimento, rientra nel quadro globale.

Perché una cover di Fatelo con me, brano scritto oltre quarant’anni fa da Ivano Fossati per Anna Oxa?

Lo conoscevo da tanti anni, ma l’avevo rimosso. Ascoltandolo alla trasmissione di Giulia Cavaliere su Sky Arte me ne sono rinnamorata: lo sento mio, un po’ per il canto “sgraziato”, ma soprattutto per via di un testo che tratta temi come la libertà sessuale e si scaglia contro i ruoli di coppia di una volta. Anna Oxa lo cantò a diciott’anni, e prenderlo in prestito è stato come tornare indietro ai miei diciott’anni. Abbiamo tenuto la prima take di prova della voce perché ha una bella urgenza, adeguata alla canzone.

Che aspettative hai per Psychodonna?

Nessuna, davvero. Nel disco ho speso tanta fatica e tanto amore, ma ora vorrei andare su un’isola deserta lasciandolo al pubblico e alle amenità social tipo “eh, sei meglio con i Baustelle” o “ma i Baustelle si dividono?”. Vedremo cosa accadrà, ma in ogni caso quello a cui tengo di più è essere presa sul serio. Non come cantante, bensì come musicista, compositrice, arrangiatrice.

Articolo di Federico Guglielmi

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