Pinguini Tattici Nucleari, Zanotti: «Io che ho 26 anni mi trovo a imparare da gente che ne ha 18»

Esce venerdì 4 dicembre l’atteso nuovo EP della band, dal titolo Ahia!. Abbiamo intervistato il carismatico frontman
Pinguini Tattici Nucleari - Ahia - Riccardo Zanotti - intervista
Pinguini Tattici Nucleari

Quella dei Pinguini Tattici Nucleari è una delle più belle storie di successo del panorama musicale italiano degli ultimi anni. Prima il percorso sviluppato nel mondo indipendente e la creazione di una solida fanbase, poi lo straordinario risultato di Sanremo 2020 (in cui si sono classificati terzi con Ringo Starr), quindi il trionfo live con l’annuncio del sold out al Forum di Assago. Il Covid ha congelato quest’ultimo importante appuntamento, originariamente previsto a febbraio, ma il successo in streaming di brani come Ridere, La Storia Infinita e Scooby Doo ha confortato la band nei successivi mesi di questo difficile anno. Il 4 dicembre esce il loro nuovo EP: si intitola Ahia!, proprio come il romanzo pubblicato recentemente da Riccardo Zanotti. Abbiamo intercettato il carismatico Frontman dei Pinguini per una lunga intervista che troverete integralmente sul numero di dicembre-gennaio di Billboard Italia.

Avete iniziato a lavorare all’EP subito dopo Sanremo, che per voi è stato un successo incredibile. In che modo l’esaltazione e l’adrenalina del post-Festival hanno dato forma ai brani che sentiamo nell’EP?

Ci sono alcuni brani che nascono da una certa adrenalina, da un certo impeto, e che quindi sono molto energici. Quelli sono stati scritti in un secondo momento, non quando è stato dichiarato il primo lockdown. Devo essere sincero: in quel momento abbiamo vissuto molto sconforto. Quando ci è stato detto che tutto il tour doveva essere cancellato, c’è stata tanta paura. Più che altro per tutto il nostro team: siamo più di settanta persone e non sapevamo cosa sarebbe successo nei mesi a venire.

Ciò ha dato spunti per canzoni più pacate, più morigerate, per così dire. Il rock e la potenza sono subentrati dopo per la disperazione del nostro mondo, quello della musica, di non poter tornare su un palco. Suonando cose più “cattive”, riesci ad avere un simulacro dell’adrenalina che provi su un palcoscenico, cosa che solo con le ballate non otterresti. Quindi ci sono due anime nell’EP. Comunque è sempre pop, non si va mai nel rock spinto, che ci siamo lasciati alle spalle.

Infatti in diversi brani si sente che avete voluto forgiare un sound ancora più “da arena” rispetto a prima. È un indicatore delle ambizioni dei Pinguini Tattici Nucleari in tema di live?

Solo un anno fa ci sembrava impossibile riuscire a riempire i palazzetti. Adesso addirittura annunceremo nuove date, perché vogliamo dare una sorta di simbolo di resilienza, del tipo: “Dobbiamo spostare le date ancora una volta ma ne apriamo delle altre perché in futuro ce la faremo”.

Per quanto riguarda il sound, nell’ultimo anno abbiamo navigato in mari diversi. Ci siamo resi conto che in un palazzetto, soprattutto in Italia, alcune cose non suonano come vorresti. Quindi, se vuoi fare un buon live, o vai a riarrangiare le canzoni vecchie oppure le canzoni nuove le devi fare con dell’accortezza in più. E questa è ciò che tu definisci il suono da arena. Se guardi il documentario dei Foo Fighters (Times Like Those, disponibile su YouTube, ndr), loro parlano proprio di questa cosa: come arrangiare le canzoni nell’ottica del live. Perché altrimenti in un palazzetto non si capisce niente.

Scooby Doo nelle strofe ha delle soluzioni metriche (e forse anche una produzione) un po’ in stile trap: prima con quei sedicesimi staccati e poi con quelle terzine fluenti. Che fascinazione provate per quel mondo?

Mi ricordo ancora quando sentii per la prima volta Ghali: era appena uscita Ninna Nanna. Conobbi la trap allora e non la capii per niente. Anzi, ebbi quasi un rifiuto “ideologico”. Però mi piace quando mi ricredo su certe sfaccettature della vita. Con il tempo, ascoltando e cercando di capire, ho conosciuto tanti artisti: Madame, Leon Faun, tha Supreme, gente che mi ha dimostrato quanto sia incredibile questo nuovo linguaggio urban. E mi son detto: “Vedi, io che ho 26 anni mi trovo a imparare da gente che ne ha 18 o 20”.

Mi sento fiero di questo pensiero. Non sono e non sarò mai uno di quelli che dicono di aver fatto di più, di aver fatto la gavetta. Chissenefrega: la musica è musica e non guarda in faccia a nessuno. A livello mondiale – non qui in Italia, purtroppo – tanti artisti rock hanno rivolto l’attenzione a questa nuova scena. Post Malone, ad esempio, viene da questa scena ma è nato dal rock. Oppure gli Imagine Dragons, che hanno quel tipo di influenze. Perché non in Italia?

Guarda il lyric video di Scooby Doo dei Pinguini Tattici Nucleari

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