Linate. Ore 11 del mattino. Fedez si sta preparando per la conferenza stampa di lancio del suo nuovo progetto discografico, Paranoia Airlines, in uscita venerdì 25 gennaio per Sony Music. L’ingresso al gate ha il nome dell’artista dovunque e a fine conferenza arriva pure nella pista un jet privato personalizzato che, da lì a poco, porterà alcuni fan selezionati ad ascoltare in anteprima il disco con il loro beniamino.

Proprio questo momento con i fan di oggi pomeriggio ci fa pensare al perché Fedez ha tutto questo successo. Al di là dei gusti personali – che possono avvicinare o meno il pubblico a Federico Lucia – c’è un altro concetto forte che, se curato, vince sempre. È quello della condivisione. Dell’esperienza condivisa. Nell’epoca in cui il disco è estremamente volatile e (purtroppo) rischia di vivere e morire in pochi minuti, tra un click e l’altro, quello che spesso resta è un’esperienza. Che sia condivisa fisicamente con qualcuno o tramite social.



Con il suo utilizzo (che però lui non definisce «spasmodico» ma «in linea con quello di tanti miei coetanei») dei social network, Fedez apre spesso le porte di casa sua, condivide stati d’animo e momenti privati. E, tramite alcune iniziative (come quella dell’ascolto del disco in aereo con alcuni fan, o come la cena con lui e consorte che vinceranno altri fan), lo fa senza filtri. Senza canali Instagram o tweet di mezzo, insomma.

Un esempio. Per ringraziare il suo pubblico, Fedez ha pensato di lanciare la prima The Ferragnez Collection, disegnata a quattro mani con Chiara Ferragni e con il supporto di Diesel. Una collezione di felpe, t-shirt, berretti, cuffie, calzini e pure tazze. Tutte brandizzate. E tutte date in regalo a chi si presenterà ai suoi instore con una copia fisica del suo disco (salvo esaurimento scorte). Marketing (vincente) oltre ogni misura. Ma anche la volontà di togliere barriere con chi apprezza i suoi brani più che i suoi post pieni di like su Instagram.

Ma parlando di canzoni, c’è da dire una cosa. Non c’è felpa o paio di calzini che tenga, perché il disco – così com’è stato pensato – è forse il regalo più bello per chi ama la musica di Fedez. Paranoia Airlines è infatti il ritratto più sincero che Federico potesse dare di sé. Tra ammissione di limiti, paranoie (appunto) e momenti di vuoto. «Può risultare un disco cupo, soprattutto rispetto ai miei precedenti lavori. Ma è un disco introspettivo, per me terapeutico. Ho capito come affrontare molti lati d’ombra della mia persona. Un ottimo modo per esorcizzare un certo tipo di paure», ci ha spiegato.



E in effetti, tra il brano che apre il disco (Prima di Ogni Cosa, dedica d’amore al figlio Leo) e quello che lo chiude (TVTB, pezzo decisamente “colorato” con la Dark Polo Gang), c’è un universo di difficoltà. Esplicitate senza paura. E abbellite da alcune collaborazioni, per la maggior parte riuscite. «I featuring? Sono nati tutti in maniera spontanea in studio. A parte Trippie Redd e Zara Larsson che, per evidenti motivi, ho cercato e voluto, le altre collaborazioni sono invece nate quasi per caso».

Tra queste, emergono quella con lo storico “amico-nemico” Emis Killa («Con lui è stato molto bello e strano. Ci conosciamo da quando avevamo 13 anni. Il nostro rapporto è sempre stato contraddistinto da una sana competizione. Ci siamo supportati e invidiati a vicenda, in maniera molto sincera tra noi») e quelle internazionali, da Zara Larsson a Trippie Redd e LP.

La paura più grande per Fedez? «Quella di non essere all’altezza delle situazioni», confessa. Ma, a vedere i progetti che ha in ballo nei prossimi mesi, tra un lungo giro per l’Italia per gli instore e una tournée («Il mio primo tour nei palazzetti da solo»), sembra aver trovato un modo per esorcizzare questa paura. Forse proprio grazie al lavoro su Paranoia Airlines.

Fedez – che ha smentito un suo “no” definitivo alla prossima edizione di X Factor («Devo essere sincero? Non ho ancora avuto il tempo di pensare a cosa fare») – ha confessato infine che uno dei suoi sogni è quello di collaborare con Travis Scott. E che il suo rapporto con Sanremo è decisamente difficile.

Infatti, alla domanda di una collega su una sua ipotetica partecipazione al Festival della Canzone italiana ha risposto: «Il contesto della tv è così diverso rispetto a quello di un concerto. Insomma: io mi cago sotto ad andare a Sanremo». Chiaro e diretto. E l’ennesimo invito a salire sulle sue Paranoia Airlines. Perché, lì, non c’è spazio per fingere ciò che non si è.