Nahaze, fuori “Certe Sere”: «Adesso il mio percorso è qui, ma punto all’estero»

La giovane artista lanciata da Achille Lauro ha appena pubblicato il nuovo singolo. Ce lo siamo fatto raccontare nel corso di una chiacchierata itinerante in auto
Nahaze - Certe Sere - intervista - foto di Matteo Gioia - 1
Nahaze (foto di Matteo Gioia)

Fra i primi artisti entrati nella “scuderia” di Elektra, la label del gruppo Warner di cui è direttore creativo Achille Lauro, Nahaze si è sempre contraddistinta per una vocalità capace di adattarsi naturalmente a tante declinazioni del filone urban pop.


L’ultima release della giovane artista italo-inglese (vero nome: Nathalie Haze) è il singolo Certe Sere, fuori da venerdì 24 giugno. La produzione è firmata da due veri hitmaker come Merk & Kremont, che danno al brano una veste “estiva” ma dal tono malinconico, crepuscolare.


«Quando ho ascoltato la strumentale in studio, il suo mood “chill” mi ha conquistata da subito, ha risvegliato in me bellissimi ricordi», commenta Nahaze. «Da lì sono partita accettando la sfida di raccontare una storia che fosse per me importante a livello emotivo, senza rinunciare alla componente più leggera e sbarazzina. Con Certe Sere svelo un lato inedito di me».

Abbiamo parlato con Nahaze del suo nuovo singolo e del suo progetto artistico nel corso di una conversazione itinerante in auto per le vie di Milano.

Quali emozioni racconta questo tuo nuovo brano?

Parla di un percorso difficile, a volte tortuoso, che due persone possono trovarsi ad affrontare in una relazione, in un’amicizia o qualsiasi altro rapporto umano. Parla di come le persone attraversino questi momenti per poi arrivare a rallentare e stare meglio.

Mi ha colpito la copertina del singolo. Al di là del fatto che quella dell’auto è un’immagine chiave del testo della canzone, come mai una macchina accartocciata sull’artwork?

Perché nel pezzo dico: “Ci schiantiamo noi due sul muro”. L’auto accartocciata rappresenta quel momento di schianto, di rottura in una relazione. Che paradossalmente può anche essere un momento di rinascita.

È un brano da un punto di vista piuttosto estivo ma al tempo stesso è velato da una certa malinconia.

Abbiamo fatto il brano a dicembre, quindi è estivo e non lo è al contempo, perché è nato in quel contesto freddo e invernale. La cosa che mi piaceva di questa produzione era proprio che aveva quella spensieratezza estiva ma allo stesso tempo mi dava modo di scrivere facilmente qualcosa che mi ha fatto anche soffrire. C’è una componente sia malinconica che spensierata.

Che tipo di lavoro hai fatto in studio con Merk & Kremont? Che suggestioni hai assorbito da questi veri e propri hitmaker?

Mi hanno proprio dato l’impressione di ragazzi super professionali che hanno voglia di fare musica. È stato come andare in studio da amici, rendendomi poi conto di quale fosse il livello. Non mi sono sentita in difetto, mi hanno fatto sentire parte di un ambiente amichevole, conosciuto. Ma al tempo stesso ero onorata di essere là. Della produzione mi piace molto il connubio fra la parte elettronica e la chitarra suonata, mi ricorda Prayer in C.

Nahaze - Certe Sere - intervista - foto di Matteo Gioia - 2
Nahaze (foto di Matteo Gioia)
Mi sembra che tu abbia anche un certo apprezzamento per il rock di ieri e di oggi, giusto?

Mamma e papà impazziscono per il rock, soprattutto quello inglese. Mio padre aveva questa fissa di andare in macchina col rock sparato a palla. Adesso non lo ascolto più di tanto, non è il mio genere prediletto, però nel periodo fra medie e prima liceo lo ascoltavo molto.

Tu sei stata lanciata da Achille Lauro e hai fatto brani con lui. Che rapporto umano e artistico vi lega oggi?

Lauro per me è sempre un punto di riferimento. Se ho qualche dubbio o non so cosa fare, chiamo lui e gli chiedo consigli. Quando si dice che Lauro è il mio talent scout e il mio direttore artistico, è vero. Mi aiuta a prendere decisioni artistiche sulla mia carriera, sul mio percorso. Quando lo cerco, c’è sempre.

Ti è dispiaciuto quando è stato eliminato all’Eurovision?

Sì, molto, non se lo meritava. Ma ha portato comunque un messaggio, quello che voleva fare l’ha fatto.

Cosa ci puoi raccontare del videoclip di Certe Sere?

Mi sono divertita molto a girarlo, ho fatto pure un po’ l’attrice. Abbiamo fatto più volte una scena in cui dovevamo parlare. Alla fine dire la stessa frase per la centesima volta è stato stranissimo… Ho conosciuto tanti ragazzi dal background diverso e sono nate belle amicizie.

Vista la tua padronanza dell’inglese e collaborazioni come quella con CKay, hai prospettive di carattere internazionale?

Sicuramente. Certe Sere è tutta scritta in italiano, perché vorrei farmi conoscere bene prima qui. Il mio obiettivo è fare un buon lavoro qui in Italia e poi magari sulla base di quello andare all’estero, per esempio lavorare in Inghilterra.


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