M¥SS KETA: «”Club Topperia” vuole riprendersi il giusto spazio della notte»

Il nuovo progetto, scritto durante il lockdown, è una vera e propria serata divisa in tre momenti distinti, dove tutto può succedere. “Perché di notte nessuno ti chiede che lavori fai”
M¥SS KETA
M¥SS KETA, foto di Teresa Ciocia

Fluidità è la parola chiave per entrare col piede giusto nel nuovissimo Club Topperia di M¥SS KETA, che inaugura il 27 maggio, in tutte le strade di tutte le città, visibili e invisibili. 


Lei ne è legittima comproprietaria col mondo. Criterio unico di selezione all’ingresso è la libertà dai pregiudizi. Una volta entrati la CEO dell’impresa, Amministratrice delegata delle minoranze (nonché conduttrice dei Diversity Awards su RAI 1), Signora cubista e Vocalist della coscienza ti accoglie e ferma il tempo per te. Nel Club Topperia la fluidità è un liquido amniotico coloratissimo e fluorescente in cui nuotare alla ricerca di un sé. Fluidità tra sessi, generi musicali, epoche, gusti, età anagrafiche, linguaggi veri e inventati, mainstream e underground, trash e stile.


Cos’è il Club Topperia

M¥SS KETA si muove tra rap, cantato e spoken word, costruisce universi possibili, fissa principi, ma non regole e il resto lo scopriremo solo giocando. Riaffioreranno, più presenti che mai, i ricordi di notti bellissime, in diretta da qualche angolo di tempo, di cocktail, di inverno o di riviere. Da un tea dance a Lisbona, dove impazza il reggaeton, si passa all’house anni ’90 di un Fuori Salone in zona Lambrate. O alla nu-dance di un after a Cinecittà (ma persi sulla Nomentana). O forse era Napoli, o Parigi chi lo sa, fino ad arrivare alle 14 di un lunedì al Berghain. Sono tanti i momenti e diverse le sale del locale.

Lo dice lei stessa: «Il Topperia non è un luogo che esiste fisicamente, ma è tutto nella mente di M¥SS KETA. Abbiamo voluto immaginare una serata e l’abbiamo divisa in tre momenti ideali, tre atti, divisi da due skit intermedi, con un Intro e un Outro a fare da cornice. C’è un inizio, coi primi drink, i primi sguardi che perlustrano l’ambiente. Una parte centrale, il cuore della festa, quando il dance floor esplode. E la parte finale, con la parte più della stanchezza».

Se quindi il club è una attitudine, ovunque si può fare Topperia, perdendo e ritrovando gli altri del gruppo. Oppure strillando di massimi sistemi nelle orecchie di uno sconosciuto, per superare il volume della musica e anche un po’ per volarci sopra. Come in ogni club che si rispetti accadono incontri interessanti, soprattutto se ci si diverte ad abitare ogni angolo, lasciandosi prendere dalla curiosità e da tutte le altre chimiche del caso.

Tutti gli “ospiti” del nuovo album di M¥SS KETA

L’ugola d’oro David Blank, che impreziosisce l’Intro dell’album, o, se preferite, dà il benvenuto al Topperia. E poi c’è BigMama, «un’artista che sento affine e stimo immensamente, con cui c’è stata anche una collaborazione a livello testuale», che si produce in un duetto (XTC) con LA NIÑA «fra Tokio, Napoli e Milano». Nel locale si incontrano anche una pornostar Malena, una soubrette Francesca Cipriani, una “night icon”, La Baby.

«Sono tutti aspetti del mio personaggio, incontri artistici e anche umani, che abbiamo ritenuto necessari per completare esattamente quello che i pezzi volevano dire». Effettivamente Club Topperia è una festa volutamente ricca, che se da un lato strizza l’occhio al mercato («io sono un po’ ruffianella») dall’altro lo sfida e ne sovverte i diktat («se anche ci fossero delle dicotomie tra me e la realtà, va bene anche così»). Le 12 tracce + 4 momenti scenici obbediscono ad una urgenza artistica e umana insieme.

Dice M¥SS KETA: «Un disco nato dopo il lockdown, che aspira a riprendersi degli spazi e l’energia della vita notturna. La notte è anche un luogo catartico che purifica dal quotidiano, dai suoi limiti. Di notte non ci si chiede “che lavoro fai” come prima domanda e tutto diventa possibile. Nella notte possono accadere delle piccole rivoluzioni che poi contaminano il mondo del giorno dopo e lo rendono migliore». Club Topperia è un disco allegro, vitale, anarchico, sfrontato, ma anche curato nei minimi particolari e ricco di tante intuizioni.

La tristezza, quando c’è, consiste in quel retrogusto dolceamaro che ha spesso la dance nei momenti più interessanti. Si coglie nelle tracce il frutto di un meticoloso e ispirato lavoro di ricerca condiviso con RIVA e Dario Pigato. Nell’esperienza dell’ascolto unitario, tutti i pezzi del puzzle trovano una loro naturale collocazione, e si ascolta con orecchie diverse anche Finimondo, il singolo apripista che di primo acchito potrebbe essere apparso spiazzante per alcuni.

L’album si apre però anche a visioni oblique come Stupidi cuori corrono liberi, in cui il mondo di M¥SS  KETA incontra quello dei Post Nebbia. Se Guè rimane l’amico di sempre, c’è il piglio nu-dance di cmqmartina, che carica di verve uno degli episodi più riusciti del disco, l’esilarante Prosciutto prosciutto. C’è la radicalità di Silvia Calderoni e c’è Dargen D’Amico, impeccabile cazzaro come solo lui sa essere nella enigmatica L’Orgia di M.G. Abbiamo poi Populous e Boyrebecca («le nostre voci si fondono e sembrano una sola in Security». Nonché una delle più belle interpretazioni di Noemi, Una Rosa a Lambrate, delusione amorosa, sfogo di Drama Queens per un amore finito non si capisce fra chi.

Nel bene come nel male sarà difficile trovare un altro disco in cui Francesco De Leo e i Crookers abbiano ciascuno dei propri spazi produttivi. O nel quale vengano citate le ballroom con l’aiuto di Kiddy Smile (in un altro apice del disco Moveset) e Stryx di Enzo Trapani.

M¥SS KETA si lascia contaminare da tutto e da tutti e si cimenta con il canto per il gusto di appropriarsi di altri modi di essere sé stessa.

«Non voglio fermarmi, voglio espandermi, sperimentare. Ognuno degli ospiti ha qualcosa da regalarmi, proprio perché io stessa devo fare dei passi nella loro direzione per trovare una connessione giusta. Quindi se ognuno di loro è nel disco è perché ci tenevo a sondare quell’aspetto artistico che coincide con il suo mondo». Il live sarà lo specchio di questo mondo rutilante. «Occorrerà che faccia un po’ di aerobica per arrivare preparata». La fluidità notturna, eppure solare, di Club Topperia può essere raccontata da queste parole della scrittrice cult Isabella Santacroce, con le quali il disco si congeda.

“Sogni made in Taiwan da vendere dentro bicchieri viola sacro che cadono tra baci porno-acrobatici e polaroid invulnerabili di una notte fluorescente e magnifica che il cuore capovolto dimentica arrampicato alla luna in occhiali da sole mentre arriva il mattino e tutto continua, così veloce, e così immortale”.


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