I “Morsi” urban di Ditonellapiaga e quel nome nato da Instagram

L’eclettica cantautrice romana ha appena pubblicato il suo primo EP, anticipazione – come il titolo lascia intendere – del suo album d’esordio che uscirà alla fine di quest’anno
Ditonellapiaga - intervista - Morsi - foto di Kimberly Ross
Foto di Kimberly Ross

In un’epoca in cui – volenti o nolenti – gli artisti devono anche preoccuparsi di scegliere nomi d’arte che siano facilmente ricercabili sui social e sulle piattaforme di streaming, non c’è dubbio che Ditonellapiaga si sia data un moniker inconfondibile. Avevamo già avuto modo di conoscere l’eclettica cantautrice romana con un’anteprima video del suo singolo Spreco di Potenziale, brano contenuto insieme ad altri cinque (fra inediti, singoli e un remix dell’ottimo Populous) nell’EP Morsi, fuori per Dischi Belli / BMG da venerdì 30 aprile. Un assaggio, appunto, di quello che sarà il suo album d’esordio in uscita a fine 2021, che ci dà già un’idea della grande poliedricità stilistica di questa artista che ha tutte le carte in regola per distinguersi come nuovo nome in ascesa della scena “urban” italiana.

Per cominciare, vorrei che mi raccontassi un po’ il tuo background musicale e artistico. Per esempio leggo che hai frequentato assiduamente il giro delle jam session di Roma.

Sì, a Roma c’è una grande cultura di musica dal vivo, soprattutto a livello di soul. Ci sono due conservatori importanti e un sacco di gente che studia lì magari la sera va a suonare in giro per locali. A prescindere dalle jam nello specifico, di base è bello andare a vedere concerti con gente con cui suoni, alla fine conosci tutti. È figo creare connessioni fra musicisti, non solo suonando insieme ma anche andando a vedere concerti di altri artisti più bravi di noi che poi sono di esempio per tutti.

E quando hai deciso di dare vita al tuo progetto musicale originale? Oltretutto con un nome d’arte così “spigoloso”.

È nato casualmente. Io ho sempre scritto musica ma le mie cose non mi soddisfacevano. Più che altro mi sembravano copie di quello che ascoltavo. Quindi non mi sembravano mai mie. A un certo punto, uno dei miei due produttori mi ha mandato il beat di Parli, che è una cosa fuori di testa, perché per 30 o 40 secondi ci sono solo batterie. Inizialmente non sapevo dove mettere le mani, poi è nata la canzone e da lì è scoccata la scintilla, ho capito che avevo trovato una strada e un’identità. Poi è sempre giusto mettersi in discussione e cambiare. Ma lì ho capito come volessi essere musicalmente.

Per quanto riguarda il nome, come per la scrittura l’ho cercato per molto tempo senza trovarlo. Sarà una storia poco poetica, ma quello era il mio nome su Instagram. Qualcuno mi ha chiamato così un giorno e mi si sono illuminati gli occhi: era sotto il mio naso ma non avevo pensato che potesse essere così calzante.

Veniamo all’EP. Intanto ti chiedo di spiegarmi questo titolo a sua volta spigoloso, Morsi.

Il concetto su cui volevo lavorare è quello dell’anticipazione, perché questo EP è una sorta di “preview” dell’album che uscirà dopo l’autunno. Nasce come parte di una cosa più grande. È un assaggio della portata principale, per questo l’ho intitolato Morsi. Poi è un titolo secondo me interessante perché rappresenta la varia natura delle canzoni. Un morso può essere divertente, sensuale, aggressivo…

Trovo che soprattutto in un pezzo come Repito ci sia un’ispirazione “urban” molto marcata. Se dovessi azzardare un paragone a livello internazionale, mi verrebbe in mente il nome di Rosalía. Sarà l’uso dello spagnolo, forse. Lei per esempio è un’artista a cui guardi come modello?

A me lei piace moltissimo, la trovo molto interessante dal punto di vista testuale, estetico, sonoro. Soprattutto ha questo forte legame con la tradizione. Io non ce l’ho così tanto, ma rifunzionalizzare la tradizione in chiave moderna è una cosa molto affascinante.

Sempre parlando di Repito, cos’ha ispirato le atmosfere di questa specie di thriller metropolitano che la canzone racconta?

Il suono. Il rullante mi sembrava una frusta, il basso mi faceva venire in mente una macchina che sgomma. Mi dava la sensazione di qualcosa di forte che stesse per succedere.

Il brano è stato remixato da quello che secondo me è uno dei producer italiani più raffinati in circolazione, cioè Populous. Com’è nata questa bella sinergia?

Lui è un artista che ho sempre apprezzato molto. Avevo un contatto in comune con lui che mi ha dato una mano nel raggiungerlo. Lui ha fatto il remix e mi è piaciuto tantissimo. In generale trovo che fosse un pezzo adatto per un remix fatto da uno come lui: molto elegante, di classe. Il pezzo è coatto, lui l’ha reso più raffinato.

Parlando di produttori, tu collabori stabilmente con il duo BB prod. Come funziona di solito il lavoro con loro? Che tipo di scambio artistico c’è?

Io non suono, non compongo nulla. Di solito partiamo da un suono. Ci mettiamo in studio e da quel suono ci lasciamo trascinare per trovare gli accordi. Spesso partiamo dai bassi, per i pezzi un po’ più uptempo come Morphina e Repito. Per quanto gli accordi e l’armonia siano importanti, il suono è una cosa che ti fa subito capire in che direzione stai andando. Ogni tanto siamo anche partiti dalle batterie, una cosa che aiuta a trovare il suono.

Ascoltando i tuoi pezzi mi pare che tu abbia anche delle abilità da rapper non indifferenti. Quello dell’hip hop è un mondo che segui attivamente?

Lo seguo relativamente. Non mi sono mai ritenuta una rapper, anche se effettivamente faccio metriche complicate. Penso sia divertente a livello sia di scrittura che di ritmo.

Pur trattandosi di un EP, in Morsi si sente già una grande varietà di suoni diversi. Ti definiresti un’artista versatile?

Tutto il lavoro che è stato fatto finora per il disco è molto eclettico. Mi è venuto così! Mi piacciono tante cose diverse e mi piace farle tutte. Trovo sempre la mia dimensione in ogni cosa che faccio. Diverte anche i produttori, quindi una combo perfetta. Se ti piace variare è giusto sperimentare, anziché fossilizzarsi su una sonorità o su un mood.

Ascolta Morsi di Ditonellapiaga in streaming

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