Mia Martini: 5 indimenticabili canzoni a 25 anni dalla sua morte

Mia Martini ha lasciato un segno indelebile nella musica del nostro Paese. Ripercorriamo la sua storia senza tralasciare la sua grande ironia
La tracklist di Io Sono la Mia Musica, l'antologia dedicata a Mia Martini
Mia Martini

Non è semplice scrivere della grandezza di Mia Martini. Soprattutto oggi, martedì 12 maggio, a 25 anni esatti dalla sua morte, avvenuta nel silenzio della casa a Cardano al Campo (Busto Arsizio) dove si era trasferita da poco per stare vicina al padre Giuseppe Bertè, insegnante di greco e latino.

Non è per nulla semplice perché con la sua storia personale e artistica Mimì (all’anagrafe Domenica Bertè) ha affidato al nostro Paese una eredità che nessuno di noi può permettersi di perdere. Anzi: è nostra responsabilità non dimenticare e, soprattutto, approfondire cosa ha portato la sua presenza tra noi. Sia come artista (che ha di fatto alzato l’asticella delle interpretazioni dal vivo), sia come persona. Come donna, che troppo spesso ha subìto l’ingiustizia del pregiudizio e della maldicenza.

L’interprete nata a Bagnara Calabra il 20 settembre 1947 raggiunge il successo negli anni Settanta, quando trionfa al Festivalbar del ’72 e nel ’73 con capolavori come Piccolo Uomo o Minuetto. Arrivano poi alcune partecipazioni al Festival di Sanremo. La prima tra queste è nel 1982 quando si presenta con E Non Finisce Mica il Cielo, brano scritto per lei da Ivano Fossati, artista con il quale ha una relazione. E arriva pure il successo all’estero (registra i suoi brani in francese, tedesco e spagnolo, duetta con Aznavour e partecipa all’Eurovision Song Contest nel 1977 e nel 1992).

Da lì, un grande silenzio causato dalle maldicenze di chi sosteneva che Mimì portasse sfortuna. In un battibaleno, non è più invitata a trasmissioni televisive o a competizioni canore ed è costretta a scontrarsi con la cattiveria degli uomini. È proprio alla fine del 1983 che Mimì annuncia il suo ritiro dalle scene e si trasferisce nella campagna umbra. Questo silenzio termina nel 1989 quando si presenta al Festival di Sanremo con Almeno Tu nell’Universo, nonostante le resistenze di molti (compresa la sua). Ancora una volta ritorna davanti agli occhi di tutti la profondità dell’interprete.

Negli anni successivi, Mimì canta altre hit come La Nevicata del 56 (1990, scritta da Franco Califano) o Gli Uomini Non Cambiano (1992). In questo contesto, è sempre stato molto particolare il suo rapporto con la sorella, Loredana Berté. Le due riscoprono il loro rapporto soprattutto dopo il tentativo di suicidio della Berté, in seguito alla sua separazione con il tennista svedese Björn Borg.

Mia Martini e Loredana Berté si riscoprono sorelle e complici. E decidono di cantare per la prima volta insieme a Sanremo nel 1993 con il brano Stiamo Come Stiamo. Questa sarà l’ultima partecipazione alla kermesse per Mia. Al momento della sua morte, Mimì aveva in programma un album dedicato completamente alla luna. E aveva anche previsto una collaborazione con Mina che, a pochi mesi dalla scomparsa di Mimì, ha pubblicato una sua versione di Almeno Tu Nell’Universo. Per rendere omaggio alla sua grandezza e unicità.

Chi ha conosciuto Mia Martini racconta spesso della sua grande ironia e simpatia. Spesso, quando si parla di Mimì, ci si concentra solamente sulle vicende tragiche che ha subìto. Ma forse, è giusto affidarsi a chi l’ha conosciuta davvero. A chi ha condiviso con lei alcuni passi della sua esistenza. E allora ripercorriamo tramite cinque brani la potenza delle sue canzoni, che riuscivano a unire alla perfezione il suo dolore e la sua malinconia più profondi ma pure la gioia di esibirsi di fronte al suo amato pubblico.

Minuetto

E Non Finisce Mica il Cielo

Almeno Tu nell’Universo

La Nevicata del ’56

Gli Uomini Non Cambiano

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