Margherita Vicario è una scoperta continua. L’intervista

Dagli inizi come attrice-cantante in teatro a Pincio, la canzone (e il video) perfetti per questa quarantena. Perché vi innamorerete di Margherita Vicario
Margherita Vicario, foto di Matteo Lippera
Margherita Vicario, foto di Matteo Lippera

Avvicinarsi al mondo di Margherita Vicario è come scoperchiare il vaso di Pandora al contrario. Invece dei mali del mondo non fanno altro che uscire meravigliose scoperte una dietro l’altra. “E non è come in un porno,
Porco mondo, è molto meglio”, canta lei in Giubbottino, singolo uscito a gennaio. Ecco, più o meno è così. Se avevate preconcetti per il fatto che la cantante e attrice ha recitato nei Cesaroni, metteteli pure da parte.

Magari iniziate dalla fine: con Pincio. La canzone che Margherita ha dedicato a sua cugina ostetrica uscita qualche settimana fa. Un pezzo toccante dove il ricordo di un affetto così profondo e radicato può risvegliarsi in ognuno di noi, soprattutto in questo momento. E il video così spontaneo poi. Dove la Vicario canta e balla sul terrazzo di casa sua, a Roma Nord-Est, e intanto si intravedono i vicini nella loro quotidianità (in quarantena, of course).

Poi si apre il capitolo Giubbotino. Lì Margherita ha preso posizione. E una posizione per niente banale e di comodo, nello spingere le ragazze a buttarsi nella vita come nel sesso, senza aver paura di essere sempre etichettate.

Per concludere il viaggio a ritroso ci sono stati anche Mandela, dove tra un suono etnico e l’altro, Margherita ha infilato strofe come “Questa è l’Italia che odia l’indiano che mette benzina”. E poi Romeo, altro pezzo particolare dove la cantante ha chiamato a collaborare Speranza, il rapper di Caserta che ha fatto impazzire tutti due anni fa.

Ma anche gli inizi di Margherita sono stati tutt’altro che inutili e insignificanti con i suoi spettacoli di teatro-canzone in cui principalmente presentava il suo primo concept-album Minimal Musical con le storie divertenti e tragicomiche di questa giovane donna.

Margherita Vicario è entrata nella scuderia INRI l’anno scorso e ha firmato anche con Island quest’anno. È stata tra i protagonisti del Primo Maggio di Roma, nonché della puntata di Billboard Calling di questo pomeriggio.

Cosa ha rappresentato per te cantare al Primo Maggio?

Sono quasi sempre andata al Concertone in piazza San Giovanni a Roma e sono stata ovviamente onorata di essere stata chiamata anche se in una modalità anomala con i miei due brani registrati prima all’Auditorium completamente vuoto.

Come sono le tue giornate ora?

In genere ho una vita davvero irregolare e non sto mai ferma. Adesso sto facendo quello che gli altri probabilmente hanno fatto all’inizio della quarantena: sto mettendo in ordine le mie cose. Ma soprattutto mi sono costruita il mio studio a casa e sento sempre la mia etichetta per capire come vanno le cose.

Come va l’ispirazione?

In effetti quando viaggiavo molto ero pronta ad assorbire tutti gli stimoli esterni. Anche solo quando andavo dal mio produttore, Dade, a Torino, ne traevo gran giovamento. In alcuni giorni mi sento molto produttiva. Altri molto meno. Comunque non sto forzando la mano. Se devo trovare dei lati positivi in questo periodo posso dire che mi sono messa a imparare i rudimenti dei software di registrazione! Ho fatto fatica perché sono molto analogica. La cover di Is This Love di Bob Marley è stata la prima canzone che ho registrato da sola a casa!

Anche tu sei in fissa con il reggae? In questo periodo sta andando molto bene in streaming. Sarà per le good vibes, i 75 anni dalla nascita di Marley…

Sì, poi per esempio mio fratello fa sentire Bob Marley ai suoi figli tutti i giorni. Credo che sia una musica perfetta per tutte le generazioni. Io l’ho sempre ascoltato: è un porto sicuro dove torno volentieri!

Senti, Margherita, quando torneranno i live ti piacerebbe riproporre anche quella parte di teatro-canzone che ha caratterizzato i tuoi inizi?

Diciamo che il mio primo album era un concept e quindi quando lo proponevo dal vivo avevo proprio bisogno di introdurre i brani con un discorso. I pezzi più recenti possono vivere in maniera autonoma, certo, ma quando tornerò a suonarli live non vedo l’ora di poter metterci anche un po’ di interpretazione recitativa.

Questa tua grande attenzione alla recitazione mi ricorda quella di Rosalìa per le coreografie dei suoi spettacoli live: è un’artista che ammiri? Il paragone è azzardato?

Rosalìa ovviamente mi piace moltissimo, per la sua capacità di portare una musica tradizionale come il flamenco all’interno di un contesto più pop. Quindi mi sembra la risposta perfetta a chi sostiene che il pop sia tutto costruito con il righello e non abbia contenuti. Mi piacerebbe moltissimo seguire il suo esempio, anche nei video dove si vede una regia pazzesca. La produzione visiva è fondamentale per me. Per questo mi sono affidata a Francesco Coppola per la regia delle mie clip: perché voglio che ci sia corrispondenza tra il messaggio del video e del brano.

Con quale artista donna italiana ti piacerebbe lavorare invece?

Mah, non saprei. Ho collaborato con Elodie per Sposa e mi sono trovata benissimo, mi è piaciuta anche come attitudine: è proprio tosta.

Siete amiche?

Be’ ci siamo conosciute grazie al brano, però, non ci conoscevamo prima.

E con artisti uomini?

Calcutta, Carl Brave, Quentin 40: ce ne sono moltissimi.

Come mai nel panorama urban ci sono così poche donne?

Credo sia una questione culturale. Anche nella storia della musica non ci sono tante compositrici né cantautrici. Anzi io credo che ci siano (e ci siano state) ma facciano più fatica a emergere. E poi probabilmente è vero che siamo più abituati alle voci maschili. Io cerco di non pensarci troppo e di fare il meglio possibile il mio lavoro.

Con Giubbottino hai preso una netta posizione nello spingere le donne a chiedere senza bisogno di sentirsi considerate male.

Sì, esatto: a viversi le loro relazioni in modo sincero, senza subire le influenze del mondo esterno, gli stereotipi e i preconcetti. Penso che ce ne sia bisogno anche nel 2020.

Secondo te Margherita tu hai avuto un incontro importante che ha dato una diversa impronta alla tua carriera?

Sì, certo: con Dade, il mio produttore. Io conoscevo già Bianco, cantautore di INRI, che è diventata poi la mia etichetta. Lui mi ha presentato a tutto un mondo torinese e poi ho conosciuto Pietro, Cristiana e altri di INRI.

In questo momento vuoi dedicarti totalmente alla musica o pensi che potrai tornare a recitare?

Non voglio abbandonare la recitazione. Dopo l’estate sarò protagonista di una serie su Rai 1 dove reciterò nel ruolo della poliziotta. Ora è ovviamente tutto bloccato ma non escludo quella strada.

Che cosa ti dà maggior soddisfazione?

Mi piace e mi diverte stare sul set. Ma sentire la tua canzone, scritta da te e su cui hai lavorato tanto, in radio è davvero impagabile.

Che cosa ti ha detto tua cugina quando ha sentito Pincio?

Mia cugina era l’unica persona che conoscevo bene quando sono tornata a vivere a Roma dopo essere stata al Nord con la mia famiglia. Ci trovavamo spesso il sabato pomeriggio al Pincio, che è questo luogo spettacolare da dove si vede tutta la città, e avevamo circa 14 anni. Per questo per noi ha e aveva un significato unico. Quando l’ha sentita è impazzita. Si è commossa ovviamente. Non ci stiamo vedendo da due mesi e sentiamo la nostra reciproca mancanza. Mi ha detto che suo figlio, che è nato da poco, non si addormenta se alla sera non la sente come canzone della buonanotte!

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