Un inno alla vita, al coraggio di credere in se stessi. Così Marco Rotelli racconta il suo nuovo brano Dinosauro, in rotazione radiofonica dal 19 ottobre. Si tratta di una canzone davvero importante per il giovane cantante (che ha pubblicato il suo primo singolo, Il Mio Domani, nel 2014). Infatti, è stato scritto da Mogol e dal figlio Francesco Rapetti.
Lo abbiamo incontrato per capire cosa c’è alla base di questa collaborazione. E come sta andando il suo lavoro da artista.
Il tuo nuovo singolo Dinosauro è stato scritto da Mogol e dal figlio Francesco Rapetti. Come è andata?
Diciamo che è nato tutto un po’ per caso. Io ero in un periodo particolare. Dopo il successo radiofonico che ho avuto dal 2014 al 2016 di colpo si è spento tutto e stavo anche pensando di mollare perchè vedevo dei muri altissimi. Un giorno ero a casa di Francesco, il figlio di Mogol, e gli stavo raccontando questo mio stato d’animo. Così lui mi disse che qualche anno prima scrisse una canzone con il padre, rimasta per tutto questo tempo in un cassetto, che parlava proprio di questo argomento. Me la fece ascoltare e al primo ascolto me ne innamorai. La canzone era appunto Dinosauro. Provai a chiedere a Francesco se potesse darmi la possibilità quantomeno di provinarla. E così fu, per mia grande sorpresa. Andai in studio, la cantai e tornai da Francesco per fagliela sentire. A lui piacque molto, così decise di farla ascolta al padre, Mogol. Anche a lui piacque molto la mia versione. Così acconsentirono a farla uscire come mio singolo. Un sogno.
Quel brano è di dieci anni fa, eppure lo vedi come assolutamente contemporaneo. Come ti spieghi questa cosa? Qual è il suo segreto?
La musica – quella vera, quella scritta con il cuore – non ha limiti di tempo. Invece le canzoni scritte e costruite a tavolino sì, perché rispecchiano una moda precisa del periodo in cui sono state scritte.


Hai raccontato che Dinosauro è un inno alla vita, al coraggio di credere in se stessi. Dove si trova questo coraggio? Cosa ti ha insegnato da questo punto di vista il tuo percorso artistico e umano di questi ultimi anni?
Dove trovo il coraggio? Vedendo lo stato attuale della musica italiana, devo ancora capirlo (ride, ndr). Ma in fondo a me sono sempre piaciute le cose difficili quindi forse il segreto sta proprio lì. Il percorso di questi ultimi anni mi ha insegnato prima di tutto a fare musica per il piacere personale senza aspettarmi niente. In poche parole: non fare musica con lo scopo di raggiungere il successo perché il successo oggi più che mai è qualcosa di molto effimero.
Hai detto: «Credo che cantare una canzone inedita scritta da Mogol sia il sogno di tutti i cantanti in Italia, un po’ come salire sul palco di Sanremo». A proposito di questo, ti piacerebbe partecipare al Festival? Oppure… Ti piacerebbe partecipare a un talent show?
Il Festival rimane ancora oggi un traguardo importantissimo per me da raggiungere. Credo sia il sogno di tutti i cantanti in Italia. Chissà… io lo spero tanto. I talent invece no: non fanno per me. Ho rifiutato tre volte di partecipare. Lo so, penserete che forse sono un pazzo, ma in quelle realtà non mi sentirei proprio a mio agio.
Quali sono i nuovi progetti di Marco Rotelli? Cosa vorresti sperimentare?
Dalla settimana prossima entrerò in studio per lavorare al nuovo album. Ho ventotto canzoni inedite. Di queste ne sceglierò otto/dieci con Mario Natale, il mio arrangiatore, e inizieremo a lavorarci. Non so ancora quando uscirà ma spero il più presto possibile perché non vedo l’ora di farvi ascoltare tutto.