Marco Mengoni: in “Materia (Terra)” il ritorno alle emozioni più intime

Esce domani l’attesto ritorno sulle scene del cantante. Un album solare e viscerale, tra suoni soul, funk e gospel e testi ispirati alle intime emozioni. Ieri lo ha presentato in un secret-show che ha ricostruito l’atmosfera d’antan di un club jazz
Marco Mengoni
Marco Mengoni, foto di Alvaro Beamud Cortes

La vita in zona Tortona è sempre effervescente. Anche nel mezzo di una fredda settimana invernale, quando si alza curiosi il mento per sbirciare quelle ampie vetrate degli ex opifici si vedono giovani hipster che confabulano al lavoro. Quelli che, se ti capita di incrociarli per strada, sembrano non finire mai di lavorare, riuniti in gruppetti dal passo rapido, solitari o con lo sguardo fisso sul telefono. Per arrivare nell’appartamento-studio di Marco Mengoni, però, si deve sgattaiolare via da quella frenesia.


Dopo un breve percorso attraverso un fitto giardino condominale, si sparisce in un basement (è più figo scriverlo così, peraltro ho sempre pensato che i sottoscala siano una dimensione cool nell’immaginario di chi fa musica, assieme ai garage). Alla porta c’è lui, pronto a mettersi comodo sul tappeto per farci sentire alcune nuove tracce di Materia (Terra), il suo nuovo album.


La nostra videointervista a Marco Mengoni

Materia (Terra), suoni afroamericani e pensieri sulle relazioni

L’idea è quella di una trilogia. Ora, però, ci si ferma a questo album che parte dalle sue radici, musicali e familiari. Da quel passato che ha forgiato Marco e lo ha modellato per noi. Dentro Materia si sentono tante storie di relazioni ed emozioni.

Un album pop solare, che circumnaviga il soul, il gospel e il funk. Un disco che appoggia saldamente le sue radici nella musica afroamericana e si nutre anche di stimoli pop electro.
Il mouse è accanto alla mano destra di Marco Mengoni, pronto a farlo scorrere sul tappeto per iniziare l’ascolto in compagnia di un piccolissimo manipolo di giornalisti.

Materia (Terra) (Epic / Sony Music) sarà disponibile da domani, venerdì 3 dicembre, in digitale, in formato CD e in tre versioni vinile: gold metallic, black 180gr e purple (versione autografata, disponibile solo su Amazon).

Sarà anche in audio spaziale in formato Dolby Atmos con la possibilità per tutti i fan di Marco Mengoni di accedere a uno speciale abbonamento ad Apple Music, per ascoltare l’album con una qualità audio all’avanguardia e vivere un’esperienza immersiva.

L’ascolto del nuovo album insieme a Marco Mengoni

Sei sparito per un po’ e alcuni di noi si sono chiesti dove fossi finito.

Sono stato fermo, isolato. Poi per me far uscire un disco è un vero e proprio travaglio, emotivamente non è un percorso così facile. Ma vi assicuro: sono orgoglioso di ogni nota e parola di questo album. Ti accorgerai che è un disco che è stato suonato e ci sono molti musicisti coinvolti. Per questo, quindi, è anche “materico”, non troppo digitale.

Qual è il significato di “terra”?

Terra ha una doppia valenza di significato per me. Uno legato al personale, ovvero a quelle persone che mi hanno fatto sempre rimanere a terra, appunto, come la mia famiglia. A mia madre ho dedicato questo primo passo della trilogia. Guarda caso mia madre ascoltava tanta musica afroamericana, tanto soul, e poi blues e gospel. Forse involontariamente, tutta quella musica ascoltata fin dalla placenta ha influenzato il mio modo di cantare.

Sono cresciuto con questa musica e l’istinto mi riporta sempre lì, anche se oggi rielaboro e metabolizzo diversamente. Io sono soddisfatto di qualsiasi nota e lirica di questo album e i brani che non sono presenti in Materia (Terra) non rientreranno in quelli futuri. A proposito: gli altri due album li lavorerò con calma. Non ho comunicato nessuna data anche alla casa discografica al momento. Mi voglio assolutamente concentrare su Materia.

Il mouse punta proprio sulla canzone che parla del rapporto materno, Luce che con la sua potenza riempie tutto l’ambiente circostante. Gran pezzo: gli ottoni, il basso, la voce di Marco, sembra di stare a una funzione gospel.

Luce parla di un rapporto intimo: quello tra madre e figlio. Luce significa energia, un propulsore alla crescita e al diventare consapevoli, grandi in una semplicissima parola. Mia mamma è luce che protegge (“difendimi da spettri e ombre”) non solo chi mi ha messo al mondo. L’abbiamo registrato in presa semi-diretta alle Officine, come se fossimo negli anni ’70. È bello registrare tutti assieme e lo è stato ancora di più dopo questo periodo.

Marco Mengoni: «Bisogna oltrepassare i piccoli intoppi per andare oltre le increspature nelle relazioni»

Nella scelta dei brani da far ascoltare è il momento del fortunato singolo, Cambia un uomo. C’è qualcosa di antico in questo brano intenso, profondo…

Cambia un uomo porta con sé tanti riferimenti a John Lennon che ammiro da sempre. Negli arrangiamenti ci sono citazioni al suo modo di rielaborare il soul britannico. Succede anche ne Il meno possibile che vede la presenza di un caro amico, Gazzelle. Avevo avuto modo di collaborare con lui una prima volta nel repack di Atlantico. Lui ha mi aiutato tanto nella fase di definizione del brano. Avevo avuto paura di non essere stato “terreno” nell’approccio melodico, mi sembrava troppo aerea… Gazzelle ha dato questa spinta in più che mancava.

Nel disco ci sono pochi featuring, ma come hai detto ci sono comunque dentro tanti musicisti e autori. Materia (Terra) parla di relazioni e ha preso vita anche grazie a quelle create tra te e le persone coinvolte nell’album.

Parliamo di un album multi-prodotto, ma il risultato rispecchia il mio volere perché mi sono presentato in studio con le idee ben chiare insieme a persone che condividevano la mia visione e anche la mia passione per alcuni generi, come quelli che nominavo prima. Faccio l’esempio di Come cambia un uomo: era un provino chitarra e voce, ma si capiva subito che era praticamente pronto. Ho lavorato con la complicità del mio bassista Giovanni Pallotti che è sempre al mio fianco. Mi fiderò invece nasceva come un funky tradizionale alla Earth Wind and Fire e lo abbiamo “attualizzato” con Tino Piontek (vero nome di Purple Disco Machine, ndr).

Prima di iniziare questo ascolto in compagnia ci hai accennato che proprio in questo studio ti sei rifugiato a lungo per dare vita al disco, spesso da solo, durante la pandemia.

Io sono stato molto tempo da solo durante i lockdown e ho avuto la fortuna di riflettere tanto su me stesso. Mi ha fatto bene questa riflessione intima. Uno dei maggiori errori che si commettono secondo me è non perdonare i propri sbagli. Io sono sempre stato molto severo con me stesso e durante la pandemia ho affrontato le paure più intime. Così sono riusciuto a capire quale sia il mio motore e ho capito che è legato ai sentimenti, all’emotività e in generale all’amore. Mi sono reso conto che dovevo prestare più attenzione alle relazioni con chi mi stava intorno.

Dalle interviste passate si capisce che eri un adolescente abbastanza solitario. Quindi avevi già provato questa dimensione di isolamento che è diventata necessità in tempo di Covid.

Sì. Ho anche iniziato molto presto a fare questo lavoro, mi sono dovuto confrontare con persone più grandi e ho dovuto contare molto sul mio istinto e sulla complicità di pochissime persone di cui mi potevo fidare. Sono fiero di questo mio modo di essere, anche se da una parte mi sono un po’ chiuso.

Nelle storie che racconto in Materia (Terra) ad un certo punto mi faccio quasi l’augurio di innamorarmi e non fermarmi al primo ostacolo quando mi relaziono con gli altri. Bisogna oltrepassare i piccoli intoppi per andare oltre le increspature delle relazioni.

Ancora relazioni in Un fiore contro il diluvio

Questo è il brano più potente del disco, dove lasci viaggiare lontano la tua voce e fai emozionare.

In questo brano mi sono immaginato una persona che sta affrontando dei momenti difficili. Non sempre le persone che ti stanno accanto hanno gli strumenti giusti per supportarti. Mi sono immaginato questo fiore che può solo salvarsi dal diluvio solo se non sta da solo, ma fa parte di un grande campo di fiori, dove tutti si sostengono.

Arriva il momento finale con Una canzone triste. Un brano che triste non è affatto. È un bel soul con il piano swingante, organo, una brass section e il coro gospel. Ancora spazio al grande amore per la musica che Marco Mengoni ascoltava con sua madre. Qualcuno cita Dedicato di Loredana Berté, scritta da Ivano Fossati.

Fossati c’entra eccome, perché una canzone importante per me nei momenti di difficoltà è proprio C’è tempo. Io quando sono un po’ triste vado lì a ripararmi.

Sappiamo che ci tieni tantissimo al tour, come sarà il tuo show? Forse adesso è troppo presto per chiedertelo.

Difficile pensare bene a come ci presenteremo sul palco. Se non sei sicuro della capienza praticamente al 100%, una produzione per gli stadi tecnicamente non partirebbe nemmeno. Io i miei schizzi di palco li ho preparati e sto pensando alla band che comparirà. Non vedo l’ora di fare San Siro.

MARCO NEGLI STADI

Organizzato e prodotto da Live Nation, Marco Negli Stadi sarà il 19 giugno 2022 allo Stadio San Siro di Milano e il 22 giugno 2022 allo Stadio Olimpico di Roma.

I biglietti per le date di Milano e Roma sono disponibili su ticketmaster.it, ticketone.it e vivaticket.com.


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