Marco Masini: «Da “Bella stronza” temevo l’anarchia, ora invece ci sono delle regole»

Il 30 settembre sarà un grande giorno per l’artista toscano: con il concerto all’Arena di Verona celebrerà un trentennio di carriera, fatta di momenti belli, ma anche di crescita. Ce ne parla nella nostra intervista
Marco Masini
Marco Masini, foto di Luca Brunetti

Quando cade un anniversario, il consiglio è di non perdere mai l’occasione di celebrarlo, e questo Marco Masini lo sa. A maggior ragione, se il concerto-evento che doveva esserci lo scorso anno per i suoi 30 anni di carriera è stato rinviato di un anno a causa della pandemia, e che ora, finalmente, potrà essere recuperato. I motivi per festeggiare, quindi, raddoppiano: il 30 settembre 2021 sarà un grande giorno per l’artista toscano, con cui coglierà l’occasione di ringraziare tutte le persone che gli sono state accanto in questi tre lunghi decenni di carriera.

Non solo gli amici, come i molti ospiti attesi sul palco dell’Arena di Verona fra qualche giorno. Da Giuliano Sangiorgi a Ermal Meta, fino a Umberto Tozzi, Nek, Francesco Renga. Ci sono tutti i nomi presenti anche nel suo ultimo album Masini+1: 30th Anniversary, una celebrazione discografica di tanti suoi successi. I quali, per l’occasione, si presentano in una nuova veste con i contributi, ancora, di Luca Carboni, Fabrizio Moro, Red Canzian, Annalisa, Bianca Atzei, Giusy Ferreri, Rita Bellanza.

Il ringraziamento di Marco Masini, come ci spiega nella nostra piacevole chiacchierata virtuale, è però soprattutto per i “nemici”: coloro che sono riusciti a farlo maturare e crescere negli anni, per arrivare a un livello di consapevolezza, artistica e personale, che ormai non può più essere scalfita. Un brindisi dovuto, quindi, a questo grande evento di musica e di vita.

Marco Masini, un trentennio (+1) di musica

Dove sei in questo momento?

Sono in uno studio di registrazione a Poggibonsi, in provincia di Firenze. Stiamo facendo le prove per il concerto!

I preparativi vanno avanti, quindi.

Sì, stiamo preparando una cosa davvero particolare per ringraziare tutto il pubblico di questi meravigliosi 31 anni.

Noi ci siamo incontrati nel gennaio 2020, in occasione del lancio di Masini+1, e della tua successiva partecipazione a Sanremo.
Poi, purtroppo, c’è stata la pandemia. Come hai vissuto questo periodo, e il rinvio di un’occasione per te così importante?

L’ho vissuto come tutti noi: ero spaventato, rattristato e sicuramente anche un po’ allibito per quello che stava succedendo. Di conseguenza anche nei rapporti con il mio pubblico mi sono trovato un po’ spaesato nel dare risposte, senza sapere realmente quali fossero! Le date piano piano si annullavano, la musica si stava spegnendo e noi siamo stati i primi a smettere. Il nostro è un mestiere “che fa divertire”, e quindi considerato non di priorità o necessità, anche se io considero la musica necessaria. La cultura, però, non è un bene primario evidentemente, ed è assurdo in un Paese in cui la cultura ha un patrimonio importantissimo, sia nella musica che nell’arte in generale.

Abbiamo subìto una ripercussione importante sia dal punto di vista emotivo che professionale, economico, e molto altro, per tutta la categoria e la filiera musicale. Allo stesso tempo abbiamo visto categorie più in crisi della nostra: abbiamo visto gente morire, ospedali pieni, le scene di Bergamo… Anche per noi la musica e il nostro amore sono passati in secondo piano rispetto a cose così drammatiche.

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Marco Masini, foto di Luca Brunetti

Quindi, riguardo a quello che sta accadendo in questo periodo, ti unisci un po’ alle voci degli artisti che si stanno facendo sentire dalla politica per una ripartenza concreta?

Sì. Il nostro problema è che non siamo una categoria organizzata, non abbiamo nemmeno un sindacato. Sappiamo però che è la squadra che vince, dovremmo organizzarci e fare una sorta di “concetto” da esporre. Mi unisco al pensiero di tutti gli artisti, ovviamente, ma non so quanta forza possa avere. Mi ricordo che l’ex premier Conte disse che eravamo quelli che “facevano divertire” e questa cosa mi spaventò molto. Franceschini con noi è stato sempre attento e ha curato la nostra situazione, ma da qui a ripartire come gli altri stati già fanno, al 100% delle capienze, di strada ce ne sarà parecchia da fare. E temo soprattutto per le maestranze. Ma spero che tutti noi torneremo a pieno ritmo: è un mestiere fatto di abbracci, di stare insieme, e con il distanziamento tutto questo è impossibile da vivere.

«Il nostro è un mestiere fatto di abbracci, e con il distanziamento tutto questo è impossibile da vivere»

A proposito del concerto imminente, dato che sono cambiate tante cose, ci sono dei piani diversi rispetto a come lo immaginavi nel 2020?

Qualcosa è cambiato ovviamente, perché nel 2020 avevo la disponibilità di tutti gli artisti che volevo al mio fianco. Quest’anno i loro impegni sono diversi e per forza di cose in alcuni casi ho dovuto cambiare la scaletta. Dal punto di vista artistico, anche, la mancanza di certi artisti si fa sentire, ma credo di aver sopperito con altre situazioni a livello di show che in qualche modo compenseranno questo vuoto.

Volevo riportarti a una frase che ci hai detto lo scorso anno. Parlando di Sanremo, ci dicesti che avresti partecipato per “imparare dai giovani”. Tu che cosa hai imparato dai giovani che fanno musica oggi?

Magari avessi già imparato! Io credo che si impari sempre, perché il giorno dopo ce n’è uno ancora più giovane. La scuola viene fatta un po’ da tutti: noi “vecchietti” riusciamo a dare dei consigli a chi si avvicina ora alla musica, così come chi vi si avvicina adesso ci dà un esempio di spensieratezza, di inconsapevolezza e coraggio. Ma anche modi e metodi diversi di scrittura (nelle metriche, nelle armonie, nelle melodie e nella struttura della canzone o nelle sonorità). Si impara sempre dalla musica di domani. Così come la musica di domani prende spunto da quella di ieri, è reciproco. Si impara sempre qualcosa dagli altri, e i giovani in questo momento sono gli “altri” che ci danno la possibilità di ascoltare novità. Novità in tutti i sensi, nella formula, nella comunicazione, nell’esposizione.

In base a ciò che mi dici, tu hai cambiato il tuo approccio nello scrivere le tue canzoni?

Diciamo che non l’ho cambiato, l’ho evoluto. Io ho continuato a vivere questa realtà, ascoltando e cercando di allinearmi. Se posso fare un parallelismo: tutti usano uno smartphone nonostante l’età, quindi anche noi musicisti ci allineiamo con una nuova forma di musicalità e nuove espressioni. È sbagliato restare ancorati a un periodo o limbo temporale, la malinconia ci ruba il domani! Quindi bisogna evolversi rimanendo coerenti, non cambiando genere o imitando gli altri.

La nostra fortuna è quella di aver creato un percorso attraverso una nostra identità, che va difesa. Ma è in evoluzione continua. Guardami oggi, ho le rughe e la barba, non sono uguale a quando avevo 20 anni. Lo stesso vale per i concetti che espongo, nel linguaggio che rappresento. Tutto cambia, sia dal punto di vista fisico che esistenziale, cambia il mondo intorno a noi e noi con lui. Ma nemmeno dobbiamo farci trovare tanto diversi da prima.

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Marco Masini, foto di Luca Brunetti

A proposito di concetti e linguaggio: ripensando sempre a quel Sanremo in cui ci fu la famosa polemica con Junior Cally e il suo testo, mi sembra che tu – nel tuo storico – sia stato additato per molto meno. Oggi pubblico e addetti ai lavori sono abituati a confini ben più estesi dell’esplicito. Cos’è cambiato in loro nella percezione del linguaggio?

Io credo che oggi ci sia molta più attenzione rispetto a cose che ieri sarebbero passate inosservate. Soprattutto nelle parole che usiamo per definire qualcuno, una categoria: dobbiamo stare attenti perché è giusto che si difenda la dignità di tutti. Io pensavo che dopo la mia Vaffanculo o Bella Stronza si andasse verso un’anarchia totale nel linguaggio, invece sono arrivate delle regole importanti e questo a me fa molto piacere. Anche perché quelle canzoni erano sfoghi. Bella Stronza era un inno d’amore a una donna che ti abbandonava, e tutti noi sappiamo che rabbia e odio fanno parte dell’amore. La mia non è un’istigazione, ma un grido di rabbia.

Scavando ancora un po’ nel passato, la stessa cosa l’aveva fatta Totò con Malafemmena, o Cocciante, la mia proposta era un gradino più avanti nel tempo e basta. Quindi, a mio parere il linguaggio di oggi è andato verso una tutela per certe categorie, e credo sia giusto che esista perché deve esserci rispetto. Per la donna prima di tutto. Per gli omosessuali, per le persone di colore diverso. Questo per me elimina il bullismo, che è una grande tragedia per l’umanità: è una violenza psicologica, quindi ogni forma di tutela deve essere presa in considerazione. Per questo il linguaggio di oggi viene forse censurato più di prima, perché certi film usciti ieri, oggi forse non potrebbero uscire.

«Il linguaggio di oggi è andato verso una tutela per certe categorie, è giusto che esista perché deve esserci rispetto»

Mi fai pensare infatti all’impegno che c’è nelle canzoni, e quindi ti chiedo se secondo te c’è attenzione da parte dei cantautori a questo tipo di tematiche, o se in Italia si stia sempre più virando verso uno svuotamento dei contenuti in favore di canzoni leggere, per la classifica.

Io penso che sia il contrario. Forse oggi chi scrive un grande contenuto va primo in classifica! Non credo ci sia una mancanza d’attenzione verso il contenuto. Io credo che i tempi siano talmente cambiati, dagli anni ’50 a oggi, che ad esempio tra De André e Salmo ci sia una grande differenza. Ma non sto dicendo che uno sia meglio dell’altro. Per la mia generazione, il primo è un punto di riferimento. Per la generazione di oggi, lo è il secondo. Questo è l’importante: che ci siano dei punti di riferimento che segnino un’epoca.

E poi la cultura così si evolve, così il patrimonio e l’arte. Non siamo giudici attendibili nell’esprimere un giudizio sulla musica di oggi o del passato. La musica bella o brutta c’è in ogni periodo storico e tutti noi abbiamo scritto canzoni belle e canzoni brutte. Ogni tempo è uguale ma con delle facce ed espressioni musicali e letterarie diverse.

A proposito di bello e brutto: visto che stiamo per festeggiare il tuo 31esimo anno di carriera, c’è un momento davvero bello che ricorderai per sempre?

Sì, il momento più brutto! Quando a inizio 2000 decisi di interrompere il mio percorso perché impossibilitato da certe situazioni che non mi hanno consentito di promuovere i miei album. Quello è il momento più bello, perché i momenti più difficili, più duri da superare sono quelli in cui sei in “palestra” a fare i muscoli, e nel momento in cui tu esci dalla palestra ti senti più forte. Ho acquisito lucidità, autocritica, mi sono messo in discussione scrivendo (e in quei tempi nacque L’uomo Volante, che per me è un pezzo importante). Da lì si può imparare molto, le difficoltà sono momenti in cui ritrovi te stesso e ti tiri su le maniche.

A questo punto non ti chiedo quale fosse il momento da dimenticare…

Invece no! Il momento da dimenticare c’è, è quello in cui ti senti un dio, nel momento di massimo successo. Quando tutto ti sembra dovuto e ti sembra non finisca mai. È la più grande illusione della vita, in tutte le cose, mestieri, ambizioni, anche in una storia d’amore. L’inizio è sempre un’illusione, poi sta a te far sì che questo inizio sia per sempre. Quello è il momento più difficile, perché tu ti illudi che tutto sia bello quando invece tutto inizia a finire e devi essere bravo a non farlo finire.

Tra questi momenti, ci sono stati anche quelli in cui i media ti hanno preso di mira. Ti faccio il nome di Elodie solo come esempio. Tu come hai vissuto questi momenti complicati? Li fai rientrare in un discorso di momenti che ti formano e fanno crescere?

Non ricordavo più cosa fosse successo con Elodie, ma comunque per me è bellissima e bravissima. Certo, i giornalisti fanno il loro mestiere, quindi non entro nel lavoro degli altri. Io mi limito a fare le mie cose e il mio mestiere che è quello di fare il musicista. Le parole dei giornalisti non hanno mai influito nel mio modo di fare musica. Ci sono state voci diverse che non riguardavano la musica, e le ho denunciate, come ciò che dissi da Celentano. Ma sono cose che appartengono a un altro tempo e fanno parte dei miei momenti “belli ma brutti”. Ovviamente i media esprimono il loro parere, anche calcandoci sopra, e danno anche più risalto a cose che attraggono l’attenzione più della musica, ma questo non mi interessa.

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Marco Masini, cover di Masini+1: 30th Anniversary

Un’ultima domanda per salutarci: cosa c’è nel tuo futuro dopo il concerto all’Arena di Verona?

Io spero, intanto, di andare a cena! Perché è un evento che mi “asciugherà” molto (ride, ndr). Sarà come una corsa a tutta velocità, e voglio davvero andare a mille su quel palco. C’è chi davvero se lo merita, come i ragazzi che mi seguono da 30 anni e che hanno regalato la mia musica ai loro figli e nipoti. E questo è il gesto più bello che si possa fare nei confronti del proprio artista preferito.

Inoltre, apprezzo anche tutti gli attacchi che mi sono arrivati in questi anni, perché hanno diviso il mio pubblico fra chi mi ha voluto bene davvero, e chi invece mi ha aiutato a crescere. Ad addrizzare il tiro, evitare certi errori, cambiare ed evolvermi, e per questo ringrazio tutti. Sì, il 30 settembre è un ringraziamento per tutti, e poi ho atteso 30, anzi 31 anni questo momento: sarà una festa che mi riempirà l’anima e il cuore.

Ascolta l’album di Marco Masini Masini+1: 30th Anniversary

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