Manupuma: «Ho deciso di ributtarmi nella musica a “Cuor Leggero”»

Manupuma ha pubblicato lo scorso novembre il suo nuovo singolo “Petra” e pubblicherà presto il suo secondo album “Cuore Leggero”. L’intervista
Manupuma: Ho deciso di ributtarmi nella musica a cuor leggero
Facebook – Manupuma

Milanese, diplomata all’Accademia di Belle Arti di Brera, attrice e cantante. Manupuma, pseudonimo di Emanuela Bosone, ha pubblicato lo scorso 25 novembre il suo nuovo singolo Petra e si prepara a pubblicare il suo nuovo album.

Il nuovo progetto arriva a sei anni dal suo omonimo album di debutto, pubblicato con Universal Music Italia nel 2014. Uscirà per un’etichetta indipendente.

Abbiamo raggiunto telefonicamente Manupuma e abbiamo parlato con lei del suo nuovo singolo, dell’album in uscita e di cosa ci dovremmo aspettare dai suoi live.

Il tuo primo album è uscito nel 2014 e adesso sei uscita con un nuovo singolo, Petra. Cos’è successo in questi cinque anni?

Eh, un bel po’ di cose (ride, ndr). La gestazione del primo album, che è uscito con una major, è stata molto lunga. Di conseguenza, per me che sono una persona che ha bisogno di esibirsi, è stato abbastanza doloroso aspettare. Negli anni successivi all’uscita del disco sinceramente non sapevo cosa fare. Avevo dei pezzi abbozzati, ma non avevo voglia di aspettare tanto, com’era stato per il mio album di debutto. Poi fortunamente la necessità di fare musica è tornata fortissima.

E quindi?

Mi sono trovata da sola. Non avevo più una major e quindi mi ci è voluto del tempo per trovare il produttore giusto e i soldi. Un po’ li avevo da parte, un po’ ho fatto un crowdfunding vendendo cerchietti che mi ha aiutato a riprendere in mano i social. Così è uscita Petra. Non so se definirlo il “singolo” del disco, perché ho dei pezzi anche più forti, ma questa canzone si legava bene alla campagna femminile che mi ha sostenuto.

A quel punto hai anche trovato un’etichetta…

Esatto. Per il momento è uscita Petra, ma uscirà presto un nuovo singolo e poi, finalmente, il nuovo album. Riprovo a buttarmi in pista.

Parlando di Petra: le donne sono il centro di questa canzone. Perché hai scelto questo titolo?

Una delle tre donne del video, quella con gli occhiali e i capelli corti, è la mia amica Petra. Ho dedicato a lei questa canzone perché una sera ho aperto la sua pagina Facebook e guardandola mi sono immaginata come potesse stare.

Nel brano si parla di sorellanza. Parlando di donne nella musica, tu come vedi la scena musicale italiana femminile?

Dal mio punto di vista, ci sono tantissimi talenti in giro che stanno sviluppando un modo di scrivere e di cantare davvero incredibile. Questo è un bene. Però trovo che ci siano ancora dei cliché abbastanza importanti da abbattere. In altri Paesi si cerca di valorizzare i difetti, mentre qui sento che c’è ancora troppa omologazione e questo fa solo male alle artiste.



Il tuo nuovo album si intitola Cuore Leggero. Ci puoi anticipare qualcosa su questo tuo nuovo progetto?

Ho scelto questo titolo perché, dopo tutti questi anni di silenzio, a questo punto ho deciso di ributtarmi nella musica appunto “a cuor leggero”. Anche se è tanta la paura, ad un certo punto il cuore deve essere leggero perché altrimenti non riesci a scrivere e fare nulla. Mi sembrava un titolo riferito anche al momento che stiamo vivendo. Vorrei comunicare che si può essere leggeri anche parlando di tematiche importanti. C’è molta ironia in alcuni brani. Poi c’è anche una parte strumentale, molto classica, d’ascolto.

Hai voluto unire diversi mondi?

Sì, esatto. E l’ho fatto volutamente acustico perché volevo fosse un biglietto da visita per poter girare leggera anche dal vivo.

Quindi hai già pensato ad una dimensione live?

Sì. Io ho studiato tanto jazz, quindi mi piacerebbe portare sul palco il basso elettrico, magari il contrabbasso, la tastiera elettrica o il piano. Però sempre con leggerezza. Magari a volte fare solo voce e chitarra o batteria. Li sto studiando con le varie possibilità, anche perché all’interno del live vorrei portare anche della slam poetry. Vorrei alternare dei brani cantati a cose più ritmiche, che non sono rappate, ma sono parole scandite su un ritmo.



È una cosa che hai sperimentato in qualche tua esibizione passata?

L’ho fatta dal vivo l’anno scorso, per una rassegna teatrale, con rumori e sonorizzazioni ed è una cosa che coinvolge un sacco le persone.

Hai pensato ad una dimensione live molto vicina ad una vera e propria performance…

Sì, ma tutto suonato dall’inizio alla fine. Non c’è nulla di teatrale: la musica è sempre presente. L’ho pensato come un flusso, che ha un’entrata e una chiusura più vicina ad una performance che a un vero e proprio concerto.

Si è chiuso il 2019 ma anche il decennio. Ci sono delle canzoni, un artista o un album che ti hanno rappresentata in questi dieci anni?

In questo decennio l’artista che ho amato di più è stata Amy Winehouse. È l’unica per cui ho pianto. Di artiste come lei ne nascono davvero pochissime. Un’altra cantante che ho sempre ascoltato con un interesse incredibile, all’inizio non capendola e poi amandola, è Billie Holiday. Ho scoperto che lavorava con dei poeti pazzeschi e nei suoi testi questo si sente.

E nel 2019?

Ed Sheeran mi piace sempre. Ma anche Mahmood e Ghali. Io guardo con ammirazione questa nuova onda positiva. Ci sono davvero tantissime novità e non saprei proprio scegliere un singolo artista.



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