Manuella, nuova stella dell’ethno beat sardo, ci racconta “Giostra”, traccia per traccia

L’artista sarda presenta un Ep che richiama l’appartenenza alla sua terra d’origine, ma con lo sguardo puntato oltre i confini del proprio mondo
Manuella
La cantautrice Manuella. Foto ufficio stampa

Manuella è una cantautrice classe 1990 di origini sarde e ieri, 27 agosto, è uscito il suo EP d’esordio Giostra. Un progetto discografico composto da sei tracce, ideato e realizzato dopo anni di lavoro e ricerca fra musica, scrittura, suoni e produzioni. Ora, l’artista contemporary pop è pronta a svelare tutto il tocco travolgente di questa prima raccolta, che mescola la black music con il soul, il pop e la musica elettronica.

Una commistione che le permette di avere un’identità tutta sua e che la consacra come portavoce di un particolare sound ethno beat made in Sardinia: Giostra risente infatti delle influenze della musica con cui la giovane autrice è cresciuta, tra gli ascolti di suo nonno paterno – cantante di poesie galluresi – e il ritmo del fratello batterista. Vivendo tra Roma, Milano e Londra, Manuella assorbe tantissimo dai suoi viaggi.

La cantautrice ci presenta oggi in esclusiva il suo personale racconto traccia per traccia di Giostra, un viaggio attraverso se stessa e la propria emotività, con tutti i pregi e difetti che questa comporta, e il rapporto con il suo luogo d’origine. Un’appartenenza che ritorna sempre, anche quando si sceglie di volgere lo sguardo altrove, vivendo, come dice lei stessa, con “un piede nell’isola, l’altro nel mondo”.

Giostra, il track by track di Manuella

Sceti Tui

Ho scelto di aprire l’ep con Sceti Tui perché è il brano che ha realmente iniziato a sciogliere le mie paure, la prima canzone in assoluto che ho cantato in pubblico. Me lo ricordo come fosse ieri, era la recita scolastica di terza media e stavo seduta sola in mezzo al palco con un enorme lenzuolo bianco disteso sulle gambe, ricoperto di petali di rose. Prima di allora, la paura di far risuonare la mia voce in pubblico mi paralizzava. Questa traccia, infatti, porta con sé l’energia del risveglio e della rinascita.

Volevo che il sound fosse primordiale e attuale allo stesso tempo, capace di trasmettere il mio stato d’animo che riesco a descrivere bene con la frase: “un piede nell’isola, l’altro nel mondo”.

Insieme al produttore Marco Azara ci siamo innamorati della magia del cantato in lingua sarda sulla drum and bass. Abbiamo chiuso Sceti Tui in un pomeriggio, viaggiavamo sulla stessa lunghezza d’onda, forse perché ci unisce un forte senso di appartenenza alla Sardegna e il desiderio di “superarne il confine”. Questa condizione si riflette perfettamente nel brano che lega memorie e contemporaneità con radici e visione in continua evoluzione.

Manuella, la cover dell’Ep “Giostra”

Ad Oslo per due giorni

Ad Oslo per due giorni è la traccia più intima di tutto l’ep: racchiude le paralisi del sonno di cui ho sofferto da bambina, le crisi d’ansia che mi hanno fatto perdere le forze in varie occasioni, le forti emozioni che ci spaventano e che riaffiorano dopo un drink di troppo e, infine, il mio speciale legame con la natura. Con gli anni ho capito che, così come da bambina avevo bisogno dell’armatura per combattere le allucinazioni notturne, da adulta sento sempre di più l’esigenza di schermarmi da situazioni, persone, realtà tossiche che “assorbo” e mi destabilizzano, anche se non sempre ci riesco. Quando sono in contatto con la natura invece sì.

I miei viaggi in Norvegia e in Islanda sono stati fondamentali nel farmi capire quanto fosse vitale per me mantenere vivo questo contatto. Per questo, dopo 10 anni trascorsi fuori casa (Roma, Londra, Milano), con la presunzione che le mie radici da sole potessero sostenermi, ho scelto di tornare in Sardegna. Ritorno che è stato decisivo per la realizzazione dell’intero progetto.

Anche questa traccia è stata prodotta da Marco Azara in più con un solo di chitarra da brividi che ha racchiuso l’anima del pezzo. Testo e cantato sono stati scritti insieme ad Arianna Mereu, che ha saputo cogliere in tutti i sensi il “peso” del mio “bagaglio emotivo”.

Giostra

Giostra è nata su un riff di chitarra di Marco, una notte l’ho looppato e la melodia del pezzo mi è arrivata come un ricordo registrato nell’anima. Credo che fosse dentro di me da sempre. Giostra è il brano della mia infanzia con i tratti di un piccolo paese in Sardegna che riemerge in ogni angolo di qualsiasi città vissuta, visitata o solo salutata. Mi sono ispirata alla “stradina”, il primo posto in cui sono realmente uscita a giocare con gli amici, è stato il nostro rifugio per anni. Una via all’epoca poco trafficata accanto casa di nonna Mura, la mia nonna paterna. Tutti i giorni lei era pronta a curare le mie ingenue ferite di routine e senza nemmeno rendersene conto, anno dopo anno, ferita dopo ferita, mi ha insegnato a rialzarmi dopo una brutta caduta.

“Ho preso i fallimenti come sbucciature alle ginocchia, i primi giorni male e poi ho riso con la crosta”: con questa metafora mi riferisco a un tempo indefinito. Siamo noi a decidere la durata dei “primi giorni”.

Il brano ha preso forma con Yves Agbessi che ha curato la produzione con suoni eclettici dall’energia pazzesca, senza perdere quel velo di malinconia che caratterizza il pezzo. I richiami della mia isola e del mediterraneo sposano quelli afro, a tratti gypsy, a sottolineare ancora una volta il mio avere “un piede nell’isola, l’altro nel mondo”.

Ho smesso

Ho smesso è il mio primo singolo, l’ho pubblicato nel 2019 ma ho voluto che fosse all’interno di questo progetto perché è il mio mantra. È nato dalla necessità di liberarmi da situazioni in cui mi sentivo imprigionata. È un inno al sé, inclusivo e senza arroganza. Invita a scegliere se stessi invece di ricadere nelle solite scelte sbagliate, a essere coraggiosi e a lasciare la propria zona di comfort per esplorare, conoscere e accettare se stessi.

Ammetto che l’ho scritto principalmente per me. Ancora oggi ogni tanto ho bisogno di riascoltarlo e cantarlo a me stessa come fosse, per l’appunto, un mantra. Senza Ho smesso, il cerchio tracciato da Giostra sarebbe incompleto.

Ego r.i.p.

Ego R.I.P. è arrivata d’improvviso mentre rientravo a casa, sola in macchina durante una notte di mezza luna. Sentivo di dover buttar fuori qualcosa, così ho fatto partire la registrazione di una nota vocale e ho iniziato a cantare quella che poi è diventata la melodia della canzone. Un viaggio introspettivo in cui tranquillizzo l’anima dicendole che ho ucciso l’ego con uno dei peggiori metodi di tortura e di esecuzione delle saghe norrene: l’aquila di sangue. Credo che l’ego spesso non garantisca lucidità e trasparenza necessari per star bene con noi stessi e con gli altri.

Per produrre la traccia mi sono rivolta a Giovanni Gais perché ero certa avesse la sensibilità per raccontare questo viaggio attraverso i suoni giusti. Abbiamo lavorato insieme una settimana all’incirca per creare la giusta atmosfera cupa e travolgente. Un battito cardiaco tiene il tempo della prima parte del brano e non a caso scompare dall’aquila di sangue in poi. Le chitarre di Giuseppe Spanu direi che parlano da sole.

Sua Maestà

Sua Maestà è esplosiva e contorta come lo è il sesso. Un flusso di metafore e doppi sensi che fa riflettere sui vari modi di interpretare e vivere la sessualità. So che non si direbbe, ma anche qui sono partita dall’infanzia per analizzare una serie di meccanismi psicologici indotti che influenzano anche i rapporti sessuali.

Qui, oltre all’isola di Tavolara, che in questo brano e nella mia vita è cruciale, c’è il ritorno di un’altra isola: l’Islanda. Nel 2018 sulla scogliera di Látrabjarg, la punta più a Ovest dell’isola (un posto mozzafiato che affaccia sul Mar di Groenlandia), canticchiavo una sorta di tiritera gallurese che dopo 3 anni è diventata lo special di Sua Maestà. Yves Agbessi, il produttore, voleva una melodia che mi appartenesse più di tutto il resto e questa è riaffiorata nella mia mente nel modo più naturale che ci sia.

Ascolta Giostra di Manuella

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