Malika Ayane: «Per difendere la libertà di amare mi farei travolgere da un tir»

Malika Ayane pubblicherà domani il suo nuovo album “Malifesto”. Ecco cosa ci ha raccontato del disco durante la nostra intervista
malika ayane
Malika Ayane, foto di Julian Hargreaves

Parlare di presente oggi, quando il presente sembra incerto tanto quanto il futuro, potrebbe apparire strano. Ma non lo è per Malika Ayane che domani pubblicherà il suo nuovo progetto discografico, Malifesto. Un disco che, dopo Naïf e Domino, racconta ancora una volta il presente, visto dalla cantante attraverso 10 brani che vogliono mostrare quello che accade “qui e ora”.

L’album, co-scritto insieme a tantissimi artisti del panorama musicale italiano, da Leo Pari a Pacifico, fino a Colapesce e Di Martino, è il primo di Malika Ayane realizzato completamente in Italia, dopo la sua esperienza berlinese. In Malifesto, la cantante racconta emozioni diverse, motivo per cui la pluralità delle voci è stata di fondamentale importanza. La scelta produttiva si ispira alla musica francese contemporanea, con pochi suoni, caldi e avvolgenti.

Inevitabilmente, come raccontato da Malika Ayane in conferenza stampa, il presente di cui si parla in questo nuovo progetto è differente da quello dei precedenti album. La cantante, infatti, ha raccontato di aver provato, e di provare tuttora, delle sensazioni ogni giorno diverse e, a volte, anche contrastanti tra loro.

Malika Ayane ci ha raccontato, su Zoom, qualcosa di più su Malifesto.

Nella traccia che apre il disco, Peccato Originale, ci sono parecchie immagini suggestive. La prima è sicuramente “ma che diavolo abbiamo combinato, facciamo scandalo, diamoci un bacio”. Viviamo in un momento in cui baciarsi è ancora un problema. Con questa frase manifesti il tuo essere pro “amore libero”?

Non era intenzionale mettere questa frase come un manifesto di uguaglianza amorosa. Sicuramente, anche alla luce di quanto successo pochi giorni fa, può passarmi anche sopra un tir se c’è da difendere la libertà di amare. Questo, ovviamente, anche se non lo dico esplicitamente nelle mie canzoni. Finché c’è eleganza non sarà certo un limone a fare del male, anzi beato chi limona (ride, ndr).

Sempre in Peccato Originale canti: “sarebbe bello dire per sempre, invece che dipende”: è un messaggio d’amore forte, se pensiamo che quest’anno spesso più che avvicinarci ci siamo allontanati.

Diciamo che da una parte sarebbero fantastico se le cose andassero come nelle aspettative dei primi incontri, quando si hanno solo i sogni tra le mani. Più passa il tempo più uno però sa che nella realtà le cose sono diverse. Comunque non voglio dare una visione pessimistica, anche perché non racconterebbe assolutamente la mia storia in questo momento. Sarebbe splendido prolungare per sempre un sentimento che vivi in un preciso istante.

Tu non ti sei mai snaturata e questo si sente quanto ti racconti. Non sei costruita. Quello che vorrei capire però è se nel corso della tua carriera hai mai desiderato di approcciarti ad altri generi o hai sentito la necessità di cambiare per arrivare ad un altro tipo di pubblico.

Io ho sempre cercato di cambiare genere, anche se poi per fortuna pop vuol dire un sacco di cose e nessuna allo stesso tempo. Ho avuto la fortuna di non fare mai un disco uguale all’altro e di inserire tutte le influenze che volevo. Mi è stata data grande fiducia. Alcuni brani poi sono diventati davvero conosciuti. Ieri passavo per strada e c’erano due ragazze, piccole, che ascoltavano Senza fare sul serio sul cellulare, come se sentissero un reperto archeologico (ride, ndr).

È stato bello vedere come quel brano abbia resistito al tempo, io non me l’aspettavo. Il pubblico si allarga da solo quando le canzoni seguono la propria storia. Pensiamo a cosa è successo a Sanremo con Musica Leggerissima. Non si parla d’altro ed è giusto, perché dopo tanti anni è arrivato il brano giusto per tutti. Ecco, per me non vale la pena fare cambi di rotta intenzionali. Chi ti segue capisce che stai usando un trucco e quelli che vorresti truffare vedono che non sei vero. L’autenticità vince sempre.

Per quanto riguarda la cover che hai portato a Sanremo, Insieme a te non ci sto più, è la bonus track della versione digitale. Come mai hai deciso di non inserirla nel disco?

Sarebbe stato uno spreco non pubblicarla, ma la storia di questo disco inizia con Peccato Originale e finisce con Senza arrossire. Ogni parola in più è superflua e fuori luogo.

Nel disco parli spesso di libertà e di perdere il controllo. C’è stato un momento, durante quest’anno, in cui hai pensato di averlo perso davvero ed essere stata sommersa dagli eventi?

Sono riuscita a non permetterlo. Tenendomi insieme, non so come, e lasciando l’emotività al di fuori di me. Infatti ho ascoltato poca musica e ho studiato tanto. Volevo tenere il cervello concentrato su cose pratiche per evitare, essendo una persona molto sensibile, di perdere il controllo. Non so come nei sarei venuta fuori. Tenere il controllo è stata la ricetta. Poi sono andata al mare e non ho più risposto di me, come una specie di selvaggia.

Pensi che ci sia una canzone che, più delle altre, è davvero il tuo Malifesto?

Forse proprio Ti piaci così, perché è il brano che ha dato origine a tutto. È venuto fuori con spontaneità e con un senso di grande liberazione, senza fare troppi pensieri. Non sapevo che avrei fatto un disco, né che sarebbe arrivata una pandemia, non sapevo assolutamente nulla. È stato un canalizzare emozioni senza nessun fine, e quando succede è una grande fortuna.

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