Lorenzo Fragola: X Factor, il silenzio e il futuro con “Solero”. L’intervista

Il cantante catanese ci racconta il nuovo brano e il video di Solero con The Kolors. E ci racconta anche dell’esperienza nel talent che – forse – oggi non rifarebbe più e del suo bisogno di mettersi in pausa
Lorenzo Fragola The Kolors
Lorenzo Fragola e The Kolors, foto ufficio stampa

L’estate 2021 è sicuramente segnata da grandi ritorni. Dopo un lungo silenzio, Lorenzo Fragola ha deciso che questo era il momento giusto per tornare sulla scena. Per farlo ha lanciato il suo singolo estivo, Solero, in collaborazione con i The Kolors, ormai una certezza quando si tratta di hit estive.

In occasione dell’uscita del videoclip ufficiale del brano lo abbiamo intervistato e abbiamo fatto un punto sul suo passato per guardare al futuro, in attesa che esca il suo nuovo progetto.

«Il video è girato a Villa Clerici a Milano. L’idea è arrivata chiacchierando sul pezzo, a me e Stash è venuta in mente l’immagine del concerto dei Maroon 5 durante la sfilata di Victoria’s Secret. In Italia, forse, ancora non l’ha fatto nessuno e abbiamo trovato Coveri che ci ha messo a disposizione tutto il suo catalogo anni ’80» ci ha raccontato Lorenzo Fragola durante la nostra intervista telefonica.

Ecco cosa ci ha raccontato il cantautore catanese, classe ’95, in merito a Solero e non solo.

Una totale immersione negli anni ’80, sia a livello estetico che sonoro.

Esatto. Io poi sono nato negli anni ’90, quindi quel periodo l’ho vissuto solo di riflesso con i miei genitori, ma penso che sia un mondo in cui mi sento molto a mio agio. Gli anni ’80 li toccano un po’ tutti, soprattutto chi fa pop, perché è una fonte inesauribile d’ispirazione. In questo pezzo abbiamo cercato di prendere da quel periodo senza copiarlo spudoratamente, anche perché non è assolutamente nel mio modo di lavorare.

Si guarda al passato, ma inserendo sempre elementi di novità.

Sì, anche perché il vero imput iniziale era diverso, più elettronico e moderno. Poi invece abbiamo deciso di portare l’arrangiamento in quegli anni perchè calzava bene con il pezzo e i The Kolors hanno già esperienza con quel periodo.

A proposito di The Kolors, perché tornare sulla scena dopo tanto tempo proprio con loro?

Penso che se non l’avessi pubblicato con loro non sarebbe mai uscito. Durante il primo lockdown abbiamo fatto una sessione di scrittura su Zoom, Zef mi ha mandato la base e io ho pensato di scriverci un pezzo per loro. Poi è slittato tutto e il brano è rimasto in un cassetto finché la mia etichetta non mi ha suggerito di uscire in estate proprio insieme ai The Kolors.

Lorenzo Fragola Stash The Kolors
Lorenzo Fragola e Stash dei The Kolors, foto ufficio stampa

Il tuo ultimo album è uscito nel 2018, quindi questo è decisamente un “Bentornato”. Come ti sei sentito?

I tempi sono stati lunghi, sia per vicende personali che per cose, anche piccole, che avevo rimandato per tanto tempo, come fare la patente o sistemare casa per la prima volta. È stato bello più che altro rendersi conto che spesso ci chiudiamo in noi stessi e abbiamo mille dubbi, ma alla fine la cosa più naturale è far uscire musica e una volta che inizi è difficile rallentare. Ad esempio, Margarita (brano scritto da Lorenzo Fragola e cantato da Elodie, ndr) lo avevo nel cassetto da due anni. Tutto piano piano viene fuori e ti rendi conto che i limiti che ti poni sono solo tuoi.

Lorenzo Fragola: «Non mi interessa far uscire un album solo per essere presente»

Tu infatti adesso stai lavorando al tuo nuovo album.

Non so dirti quando uscirà, ma l’obiettivo è quello di far uscire più brani possibile. Essendo stato lontano per tanto tempo vorrei prima raccontare il percorso e il concept che c’è dietro l’album e poi pubblicarlo, senza troppa fretta. In sette anni ho già fatto tre dischi e un EP e quindi penso che la cosa più giusta, anche nei confronti di chi mi segue, sia far uscire un lavoro ben fatto, perché non è nel mio stile far uscire un progetto solo per essere presente.

Insomma, parli solo quando hai qualcosa da dire.

Se non ho nulla da dire non pubblico nulla, punto. In questi anni, ad esempio, non ho mai fatto uscire un repack, perché per me non ha senso vendere due volte la stessa cosa. Non mi piace ripertermi, oppure parlare ma essere vuoto. Non mi interessa farlo e mi sono preso il tempo per poter raccontare davvero qualcosa.

Per “Bengala” tu hai curato tutti gli aspetti, compresa la produzione. Sarà ancora così?

Sinceramente non lo so. Prima ho avuto l’occasione di lavorare con tante persone, da Francesco Nardelli, che ha prodotto il mio primo album, a Mace, e l’ho trovato stimolante, soprattutto perché ho trovato persone che non fanno parte del mainstream e quindi hanno la freschezza e l’occhio proiettato su altro. Penso che tutto questo sia stato possibile anche perché io in primis ho messo la testa su tutti gli aspetti della realizzazione dell’album. Adesso penso mi basti aver scritto le canzoni e trovare qualcuno che la pensa come me per lavorare in sintonia.

Questo è stato un disco di rottura per te, con una linea di demarcazione forte tra prima e dopo. Cosa segnerà questo nuovo album?

Una cosa che mi ha insegnato Bengala è togliermi le catene di dosso, perché ho spesso cercato di forzare i tempi e di anticipare cose che erano nell’aria, ed è stato un problema. Nel disco c’erano dei pezzi iper-pop/trap, come Battaglia Navale, che forse non sono stati completamente capiti. Abbiamo cercato di portare, forse con un po’ di presunzione, qualcosa di nuovo in un momento in cui l’Italia non era ancora pronta. Così, ho imparato a fare le cose di testa mia, divertendomi, perché il vero valore a quello che fai viene dato da chi, in Italia o nel resto del mondo, ti ascolta e capisce quello che vuoi dirgli. Quello che ti posso dire è che quest’album sarà fatto di cuore, senza strategie e featuring furbi.

Al nuovo progetto del cantautore hanno lavorato anche Generic Animal e Vipra

Puoi raccontarmi con chi stai lavorando per questo progetto?

Con tanti autori che ancora non avevano scritto insieme ad altri, del mondo underground, tra cui Generic Animal, Vipra e Irbis. Sono tutti giovani e hanno un atteggiamento di cuore rispetto alla musica e questa è la loro forza.

A livello di sonorità, cosa troveremo nel nuovo album? In Bengala c’erano pezzi come Cemento, prodotto da Mace, che è un vero e proprio esperimento dal punto di vista della produzione.

Brani come Cemento fanno parte della mia “istruzione musicale”. Sono come un sottofondo a un’opera teatrale, dove cambia una scena e con lei anche la musica, magari in un modo che non ti aspetti. Questa cosa mi piace e potrei riproporla, ma c’è da dire che Bengala è un disco con una veste cupa. Si parla di crescità e della paura di allontanarsi da uno scoglio a cui ti sei aggrappato per tanto tempo e penso che non riuscirò mai più a fare un disco come Bengala o un brano come Cemento. Quello che rimane però è l’atteggiamento nei confronti dell’arrangiamento e delle sonorità. Ho già scritto diverse cose che vanno in questa direzione.

Facciamo un salto nel passato: nel 2014 hai vinto X Factor. Oggi, guardando tutto il tuo percorso, lo rifaresti?

È complicato rispondere. Quello che so è che non avrei la testa di oggi se non avessi fatto quel percorso e questo mi porta a dire “lo rifarei”. Allo stesso tempo, oggi che di anni ne ho 26, penso che vivrei X Factor come un’occasione, forse l’ultima, e quindi non la rifarei. Forse oggi farei Amici.

Perché?

È un ambiente dove c’è molto più amore per i protagonisti che per i giudici. Soprattutto quando esci, anche grazie a Maria De Filippi, il supporto è a lungo termine, perché c’è un vero investimento sugli artisti. Ad X Factor, invece, tanti vincitori e concorrenti non hanno avuto seguito. Strategicamente, a 26 anni, avrebbe più senso provare Amici, anche perché è una vera e propria scuola, dove puoi fare un lavoro completo, dalla scrittura alla produzione.

Guarda il video di Solero, il nuovo singolo di Lorenzo Fragola insieme ai The Kolors

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