Milano, ore 11. Incontro Noemi in un giorno di sole durante la settimana del design. Ha una maglietta bianca e una risata che non può fare altro che conquistarti. «Ho fatto la cazzata di dormire con le lenti a contatto», dice mentre mi saluta, «e ho gli occhi che, come si dice a Roma, sono due ciriole». Dopo aver pubblicato il suo ” rel=”noopener” target=”_blank”>sesto album di inediti, La Luna (Sony Music), Noemi è pronta per una tournée che dal 29 maggio (data dell’anteprima al Teatro degli Arcimboldi a Milano) la porterà in giro per il nostro Paese.

Il tuo nuovo singolo estratto da La Luna, Porcellana, parla degli attacchi di panico. Cosa rappresenta per te questo brano?

È stato il primo pezzo che ho inserito nel disco. Appena l’ho ascoltato ho pensato che descrivesse perfettamente quello che avevo passato qualche anno fa. Ho sempre cercato una sorta di sintesi tra l’elettronica e il mio spirito cantautorale (già dal mio quarto disco Made in London). Con Cuore d’Artista ero tornata a braccia aperte al mio essere un’interprete pop. Ma in tutto questo avevo lasciato indietro a livello produttivo la questione dell’elettronica. Con La Luna ho cercato di mettere pace. Per me Porcellana rappresenta proprio questo. Poi, secondo me, il passo in più è arrivato grazie alla collaborazione con Shablo.

In effetti la tua volontà di pubblicare anche questa versione fa intuire alcune tue passioni musicali…

Io sono una teenager sotto mentite spoglie (ride, ndr). Mi piacciono Ariana Grande (la sua Love Me Harder, ad esempio, ha una produzione pazzesca), Miley Cyrus e Justin Bieber. Adoro Kendrick Lamar e Jay-Z. Mi sono accorta che tutta questa musica non l’ho mai inserita in quelli che sono i miei lavori inediti. È un po’ complicato: è un suono che non è mai stato fatto veramente in Italia, tranne per quanto riguarda il circuito trap/rap più sotterraneo. Mi è piaciuto inserire questo pezzo per avvicinarmi a questo mondo e per dare una doppia possibilità a Porcellana.

Il tema degli attacchi di panico si allontana molto dalla tendenza di parlare solo di amore. Pensi che ci sia un’omologazione di contenuti nei brani di oggi?

Un artista cerca di raccontare la vita. Lo fa quando sceglie un pezzo, quando partecipa alla scrittura o quando interpreta un brano. Per usare un’espressione di Goethe, esistono delle “affinità elettive” per le quali ti senti legato a un brano. Non c’è solo l’amore. C’è l’amicizia, c’è il rapporto con gli altri, c’è la distanza (come avviene per Porcellana dato che gli attacchi di panico arrivano quando uno si sente troppo vicino a un’altra persona). Ho notato che oggi si parla tanto in prima persona. All’interno di La Luna ci sono invece alcuni pezzi che raccontano la vita di qualcun altro. Mi piace molto, ad esempio, Fabri Fibra perché scrive tanto per immagini. Smettiamola di andare dritti in prima persona! Descriviamo quello che viviamo! Per me la musica è questo: raccontare una cosa in una maniera nuova.

La Luna comprende varie sfaccettature del tuo essere artista. Come vivi l’uscita di un tuo nuovo album?

A dir la verità non ho ancora capito come vivo i miei dischi. Forse puoi arrivare a dare un senso a una cosa solo una volta che capisci. Io vivo sempre gli album come un viaggio: sono un percorso verso qualcosa di nuovo. È un senso di avventura che vivo con grande passione.

Torniamo indietro di qualche mese. Come è andata a Sanremo?

È stata una bella avventura, ma secondo me ho bisogno di nuove esperienze. Sono contenta perché il pubblico ha amato molto il pezzo e Claudio Baglioni è stato un ottimo direttore artistico. Però devo dire che con questa mia partecipazione a Sanremo ho anche capito quello che non voglio più fare.



Ti diverti molto a girare i tuoi videoclip?

Già da piccola ero una grande fan dei video. A tredici anni registravo tantissime cose dalla televisione. Quando ad esempio è uscito il video di Right Here, Right Now di Fatboy Slim ero estasiata. I miei riferimenti, da questo punto di vista, sono sempre l’America e l’Inghilterra. All’interno delle culture di paesi come questi si vive la musica in una maniera totale. Non c’è solo la canzone ma c’è un mondo intorno. È stato quello che ho cercato di fare con i miei ultimi videoclip (diretti da Fabrizio Cestari). A partire da Autunno, che evoca il mondo di La La Land. Nel video de I Miei Rimedi mi sono immedesimata in Maria Antonietta. In Non Smettere Mai di Cercarmi, infine, ero immersa nel mondo babilonese. Poi però ho pensato di fare una cosa più semplice: nel videoclip di Porcellana faccio una camminata per le strade di Roma insieme al mio cane. Ci sono tante parti di Roma che sono bellissime e dove, tra le altre cose, la musica ha una bella importanza.

A proposito, riesci ancora a seguire la parte più underground del panorama musicale romano?

Certo. Per un periodo la musica underground a Roma era davvero morta. Negli ultimi anni invece sta rifiorendo. Sono contenta. Vado spesso in alcuni locali dove, fino a poco tempo fa, potevi trovarci artisti come Carl Brave, Tommaso Paradiso e così via. È molto bello che il circuito live si stia ricreando. Il mondo dei talent è bellissimo ma non è detto che ci debba essere solo quello.

A posteriori, all’inizio della tua carriera avresti preferito affrontare un altro tipo di percorso?

Se hai voglia di metterti in discussione davanti a milioni di spettatori, fai bene a fare un talent. Figurati: io l’ho fatto. E l’ho fatto in un momento in cui la parte “dei club” non era così forte. Forse per il mio spirito avrei preferito seguire la mia carriera in un altro modo. Ma, sai, quando sei sull’orlo di un precipizio e l’unica cosa che devi fare è saltare, che fai? Non salti? (ride, ndr). Io sono saltata e per fortuna mi è andata decisamente bene. Però sono contenta per questi ragazzi anche perché fino a questo momento i discografici sono stati molto comodi (i talenti andavano da loro nei programmi TV) mentre ora devono ricominciare ad andare nei locali per scoprire le band. È una bella cosa.

Che show sarà quello che porterai in giro per l’Italia?

Per me è la parte più divertente. Mi piace tantissimo il contatto con il pubblico. Mi piace il fatto che si canti insieme. Sarà un bel concerto. Ci saranno anche alcuni momenti un po’ più intimi. A me piace suonare e cantare e, quindi, ci sarà spazio per la mia chitarra. La scaletta è già pronta, anche perché ho già inviato tutto ai musicisti settimane fa. Sono una pazza, io.


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