Questo è un anno super positivo per Irama che, dopo aver trionfato all’ultima edizione di Amici, è diventato uno dei nomi più frequenti nei primi posti delle classifiche del nostro Paese. La sua Nera è stata una delle colonne sonore della nostra estate e i suoi numeri stanno continuando a salire vertiginosamente. Il successo sembra non aver cambiato Filippo (questo il suo vero nome) che oggi, venerdì 19 ottobre, lancia il suo nuovo album di inediti dal titolo Giovani.

Lo abbiamo incontrato, per capire cosa lo ha portato a pubblicare un disco di questo tipo, che comprende differenti sfaccettature del suo viversi come artista.



Qual è il filo rosso, il concept, che lega le tracce dell’album?

“Giovani” è la parola chiave. Diciamo che l’album – essendo molto eclettico e molto ricco di colori – non è esattamente un concept album. Però possiamo ricondurre alla parola “giovani” il significato di tutte le canzoni, in cui spero che chi sta vivendo qualcosa che racconto (o l’ha vissuto in passato) si possa riconoscere. Anche perché spero che sia un disco che arrivi a tutti, non soltanto ai giovani. Mi piace offrire varietà con le mie canzoni, la prima dev’essere diversa dalla seconda e così via.

Non mollo mai è una tua posizione verso la vita? È qualcosa che ti sei ripetuto durante il tuo percorso?

Ho scritto quella canzone dopo una litigata con una persona, l’ho scritta molto di getto. Non è proprio una presa di posizione ma è come un mantra, il ripetersi di “non mollare” è qualcosa che fanno tutti in diversi ambiti e per diverse cose che succedono. Io in questo pezzo ho raccontato la mia esperienza, la mia vita, ci sono andato un po’ pesante, mi sono messo a nudo, come se avessi deciso di far parlare la mia anima. È la canzone più arrabbiata e aggressiva del disco ma il messaggio è positivo: “non mollate mai”.

Quando non molli mai, come fai a rialzarti? Dove trovi la forza?

Sono dell’idea che c’è un momento in cui provi fatica ed è lì che non ti devi fermare. Devi spingerti sempre oltre: è un momento in cui stai talmente male che l’unica cosa da fare è tenere duro, perché solo così ti puoi rialzare. Se credi davvero a quello che stai facendo ti devi “ammazzare” per raggiungere i tuoi obiettivi.

E la copertina del disco?

Avevo in testa esattamente questa immagine e l’ho riprodotta sulla cover. È un tributo a una foto storica di Jim Morrison.

La cover dell’album Giovani di Irama

La cover di "Giovani", il nuovo progetto discografico di Irama

La cover di “Giovani”, il nuovo progetto discografico di Irama

A livello di suoni hai continuato a lavorare con Giulio Nenna. Come ci hai lavorato?

Sì, lui è il direttore artistico del mio progetto. Inoltre abbiamo collaborato ancora con i miei producer finlandesi e ci siamo avvalsi di una band con cui abbiamo registrato in presa diretta la title track, come facevano le rock band. È una cosa particolare che non si usa più fare. Mi sono chiuso in studio con i musicisti a lavorare sulla produzione a trecentosessanta gradi. Io e Giulio siamo “nati” insieme e stiamo continuando a crescere e a dimostrare quello che sappiamo e vogliamo fare e, con i piedi per terra, cerchiamo di farlo al meglio.

In Non mollo maidici che  «se fallisci è un problema tuo». Cosa si può fare, secondo te, in questo momento della discografia, per rimanere? Tu canti che la tua intenzione è quella di restare quando tutti pensano che gli “ex-talent” non siano destinati a durare…

Non penso che ci sia una chiave universale per cui c’è qualcosa di preciso da fare per rimanere. L’unica cosa importante è la musica che fai, quello che scrivi, quello che racconti e se arrivi alle persone. Poi ci saranno sempre gli stronzi che cercheranno di metterti i bastoni tra le ruote, ma se tu ci credi davvero “te li mangi”.

Come hai scelto il primo singolo estratto del disco, Bella e Rovinata?

Per quanto riguarda il primo singolo, io ragiono sempre guardando tutto il disco. Non riesco a decidere quale sarà il primo singolo, quale il secondo, ecc. In questo è molto più bravo Giulio (Nenna, ndr) di me. È come chiedere a una mamma quale è il suo figlio preferito…

Il pezzo più autobiografico del disco? Quello che senti più tuo?

Ti direi che tutti i pezzi sono autobiografici, ma quello che ho sentito di più sulla pelle è l’ultimo che ho scritto Poi Poi Poi. È il pezzo più rap del disco. Volevo tornare un po’ alle mie origini. È una canzone in cui “sputo” cose un po’ pesanti, ma lo faccio perché le sento davvero addosso. Ho scritto tutto fuori dai denti, nero su bianco, ma è tutto ponderato. Ci ho pensato bene prima di scrivere cose così dure.



In quel brano dici che non vuoi essere visto come idolo…

La canzone è un po’ provocatoria. È bello essere un punto di riferimento per qualcuno, è bello che credano in te. A volte però c’è chi lo fa fin troppo e diventa una grandissima responsabilità… Bisogna fare molta attenzione.

Quanto hai vissuto come una rivincita l’esperienza ad Amici e il successo di questa estate?

Io non ho nessun rancore per alcune cose successe. Portare rancore significa darla vinta a chi ti ha fatto un torto; io ho sempre voluto fare questo, ho sempre pensato alla musica, alle persone. E non l’ho mai vista come una rivincita ma come l’inizio di un nuovo percorso di un ragazzo di ventidue anni che vuole fare la sua musica, tra alti e bassi che dimostrano che mi sono messo in gioco e ho avuto le palle per farlo.

A livello discografico sei stato molto produttivo quest’anno. Che cos’ha quest’album in più (o di diverso) dal precedente? E l’esperienza di scrittura in Finlandia e in Salento?

Io scrivo molto, conservo canzoni, le metto via, poi le riprendo, ecc. Per me è un processo normale. Qualche canzone la sento più mia in un periodo piuttosto che in un altro e questo fa emergere la mia volontà di essere eclettico, di spaziare tra più generi. Secondo me questo disco è più bello del precedente (spero sia così!). È più trasparente, contiene messaggi che mi mettono a nudo ancora di più e penso che chi mi ascolta voglia conoscermi di più, attraverso la mia musica.

Per quanto riguarda i luoghi di scrittura, secondo me abbiamo perso tanto il concetto di legarci all’energia della terra, in un posto come il Salento ritrovi quell’energia che ci ha fatto tirare fuori sensazioni, ispirazioni e musiche che ritrovate nel disco. In Finlandia ho rincontrato i miei amici produttori con cui mi trovo molto bene. Sono fortissimi, sono giovani e hanno voglia di fare e i nostri mondi si sono incontrati perfettamente.

C’è anche un brano che si chiama Rockstar. Ti ci rivedi in questa definizione?

In questa canzone c’è il confronto tra due generazioni. Non parlo del voler essere una rockstar, ma del fatto che i nostri genitori, quando erano giovani, erano come noi adesso. Poi si cresce, si matura e quando dico che le borchie che ho messo sulla vecchia giacca di mio padre forse non gli piaceranno significa che – adesso che mio padre non è più un ragazzo – probabilmente non ama più le borchie su un giubbotto, ma quelle stesse borchie in realtà le aveva portate addosso. Le ho trovate nelle tasche!

A breve partirai e non ti fermerai più. Come ti stai preparando?

Non mi sono ancora preparato, non ho avuto tempo! (ride, ndr) Ho molto chiaro a livello artistico, musicale e scenografico cosa voglio portare sul palco: sarà qualcosa di molto reale, per niente artefatto. Voglio raccontare le mie storie, come sono state scritte le canzoni, sarà qualcosa di molto cantautorale misto al mood delle rock band.



Che emozione hai provato quando Laura Pausini ha annunciato sul palco di un suo show la tua “prima volta” al Forum di Assago?

Lei è una bellissima persona ed è un’artista da ammirare perché ha avuto una carriera lunghissima ed è sempre rimasta quella che è. È stata una grande emozione, perché avere una mia data al Forum è un privilegio che pochi hanno e sono felice di avere un’opportunità del genere. Soprattutto se ad annunciarla è stata proprio Laura.

Quali sono i tuoi sogni nel cassetto?

Non sono interessato ai dischi di platino onestamente. Mi interessa arrivare a più gente possibile… Però un sogno ce l’ho: mi piacerebbe andare all’Eurovision!

Sai che per arrivare all’Eurovision bisogna passare da Sanremo, vero?

Si, adesso non ci sto neanche pensando. Ma se avrò la canzone giusta (e se sarà il momento giusto) allora mi presenterò e, se mi ospiteranno, sarò contento di esserci.