Irama rischia e si prende tutto con “Il giorno in cui ho smesso di pensare”

Il cantante torna con un album dove per la prima volta si apre alle collaborazioni, riuscite, che riescono a raccontare la direzione che ha deciso di prendere con la sua musica
Irama
Irama, foto ufficio stampa

Quando Irama ha annunciato il titolo del suo nuovo album, Il giorno in cui ho smesso di pensare, uscito oggi, venerdì 25 febbraio, ho subito pensato che mi sarei trovata davanti un progetto “inaspettato”.


Il giorno in cui ho smesso di pensare è un titolo provocatorio e liberatorio allo stesso tempo. Sembra quasi voler dire “basta, voglio raccontare il mio mondo senza paura”, come lui stesso ci ha raccontato durante la nostra intervista poco prima della 72esima edizione di Sanremo.


Il rischio Irama se l’è preso. Lo ha dimostrato portando sul palco del Festival Ovunque Sarai, un brano intenso e forse di difficile digestione per chi sta affrontando una perdità. E lo ha cantato senza strafare, facendo ascoltare a tutti la sua voce, capace di toccare le corde profonde dell’anima.

Ovunque Sarai, che chiude il nuovo progetto di Irama, non corrisponde però a quello che poi andiamo a trovare nel disco. E questo non è un male. Perché il cantante, al secolo Filippo Maria Fanti, ha voluto sperimentare tanto, lasciandosi andare e immergendosi totalmente nel mondo urban e latin. Cosa che, tra l’altro, il cantante aveva già fatto in passato. Ne sono un esempio Nera, brano con cui si è fatto conoscere ad Amici nell’edizione che lo ha visto trionfare. Ma anche Crepe, il suo ultimo EP, dove brani come la stessa title track, Mediterranea e Arrogante, per citarne alcuni, hanno quel sound latin inconfondibile che arriva da lontano.

Irama, l’apertura alle collaborazioni in Il giorno in cui ho smesso di pensare

Irama non si è voluto mettere in gioco solo con le sonorità, continuando ad identificarsi in quel sound che gli calza a pennello. Il vero rischio di questo album, infatti, sono i featuring. Ha deciso di aprirsi, per la prima volta in un suo progetto, con anche artisti con cui l’abbiamo già visto collaborare. Da Rkomi, con cui ha già firmato la hit Luna piena in Taxi Driver, Sfera Ebbasta, Guè, Epoque e Lazza. Inoltre, ne Il giorno in cui ho smesso di pensare, è presente anche un featuring internazionale, con Willy William, in una delle tracce più forti dell’album: Como Te Llamas.

Il cantante ha deciso di condividere e il risultato è convincente. Aprendosi è riuscito a prendere molto dagli artisti con cui ha lavorato, incastrandosi perfettamente con il rap più old school di Lazza e Guè, con l’afrobeat di Epoque e la trap made in italy di Sfera.

A rendere il disco ancora più credibile sono le produzioni. A Il giorno in cui ho smesso di pensare, oltre a Shablo, direttore artistico del progetto, hanno lavorato alcuni tra i producer italiani più importanti e tutti hanno donato a Irama la loro “visione della musica”. Nell’album, infatti, troviamo Giulio Nenna, Junior K, Mace, Merk & Kremont e Greg Willen, per citarne alcuni.

Le diverse sfumature dell’album

Così, non stupisce ritrovarsi ad ascoltare brani più pop urban (come Sogno fragile e Una lacrima, insieme a Sfera Ebbasta) e tracce R&B (5 gocce con Rkomi, prodotta da Mr. Naisgai, storico produttore di Rauw Alejandro, e Una cosa sola, con Shablo). E ancora: l’incontro tra pop caraibico e rap in Iride, con Guè, Yo Quiero Amarte e la già citata Come Te Llamas con Willy William. Il rap acquisisce però anche una nuova sfaccettatura, più classica per il genere, con Colpiscimi, in featuring con Lazza (che nella sua strofa cita Salmo). Infine, la voce femminile dell’album, Epoque, che porta il suo sound in Moncherie.

Irama, lo avrete capito, non ha assolutamente smesso di pensare, anzi. Ha abbracciato il rischio e il suo nuovo album è l’ennesima dimostrazione del progetto chiarissimo di un artista che ha voglia di sperimentare, mettendosi totalmente in gioco per raccontarsi, anche in una chiave per certi versi inedita.


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