I rovere “dalla Terra a Marte”, andata e ritorno: «Sempre affamati di cose nuove»

La band bolognese alla prova del secondo album, in uscita oggi. Si riconferma la collaborazione con Riccardo Zanotti dei Pinguini Tattici Nucleari, ma il grande plus è dato dal tocco del produttore Matteo Cantaluppi, che dà ai brani un potente sound da arena
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Da sinistra a destra: Marco Paganelli (batteria), Lorenzo Stivani (tastiere), Nelson Venceslai (voce), Luca Lambertini (chitarra), Davide Franceschelli (basso). Foto di Manuel Grazia

Alla ricerca del proprio posto nell’universo, per la loro seconda prova discografica full length i rovere scelgono un’ispirazione “cosmica” e una veste grafica quasi da sci-fi anni ’80. Esce oggi, venerdì 18 febbraio, dalla terra a marte (Epic / Sony Music): 14 tracce – molte già uscite come singoli – di cui colpisce subito la qualità del livello di produzione e la potenza del sound.


Non è un caso: l’album è passato dalle mani esperte di Matteo Cantaluppi (produttore già al lavoro con Thegiornalisti, Canova, Fast Animals and Slow Kids, per citare altre band italiane), il quale dà al progetto quel respiro “da arena” che si sposa così bene con i nuovi brani e con l’attitudine dei rovere. Fortissima l’influenza – nei testi, nel sound, negli arrangiamenti – dei Pinguini Tattici Nucleari: non a caso nel songwriting troviamo qua e là lo zampino dell’amico Riccardo Zanotti, ormai stabile collaboratore della band.


I rovere sono Nelson Venceslai (voce), Luca Lambertini (chitarra), Lorenzo Stivani (tastiere), Davide Franceschelli (basso) e Marco Paganelli (batteria). Li abbiamo incontrati a Milano alla vigilia della release: «Siamo molto emozionati», dice Lorenzo. «Sono passati tre anni dal nostro primo disco e il secondo dicono che sia il più difficile, anche citando Caparezza. Speriamo che vada tutto bene».

Per voi è stato difficile realizzarlo?

Nelson: Abbastanza, perché questo viaggio “dalla Terra a Marte” è partito che eravamo tutti chiusi in casa. Nel primo singolo, mappamondo, viaggiamo solo con la testa in un momento in cui proprio non si poteva viaggiare. Questo viaggio è continuato: abbiamo lavorato a distanza, vicini, c’è chi si è trasferito… Un viaggio difficile, ma ci ha posto tanti dubbi, ci ha fatto toccare tante tappe e scoprire tante cose, sia della nostra musica che di noi stessi. Alla fine siamo tornati cresciuti.

E cosa avete scoperto di voi stessi?

Nelson: Abbiamo scoperto che quando non puoi andare a mangiare fuori e devi metterti a cucinare è un casino assoluto…

Luca: Abbiamo anche scoperto che avere tanto tempo per stare da solo con te stesso è un problema, perché nella testa iniziano a frullarti un sacco di cose. Però se tutta questa confusione la metti insieme a quella degli altri, come abbiamo fatto con la nostra band, magari poi ne esce qualcosa di buono e magari ti rimetti in ordine anche tu.

La copertina del disco è realizzata sempre da Mecna?

Nelson: No, abbiamo collaborato con Enrico e Gabriele, che hanno realizzato la copertina e tutte le grafiche. Avevano fatto anche la copertina di crescere e lupo.

Lorenzo: Siamo stati molto soddisfatti. Sono riusciti a mettere in grafica la nostra idea di musica.

Nelson: Quella stazione è vicina a casa nostra e al pub che ha ispirato il nome della band.

Mi ricorda un certo gusto sci-fi anni ’80: è uno spunto che avete dato attivamente?

Nelson: Sì, c’era un periodo in cui mi ero “infottato” con la digital art e ho pensato che sarebbe stato figo fare qualcosa che desse delle vibes di collage fatto digitalmente, buttandoci dentro qualcosa di vintage.

Lorenzo: Già con bim bum bam volevamo dare quell’ottica. Ci è piaciuta molto e abbiamo provato a mantenerla con il tema dello spazio.

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I rovere (foto di Manuel Grazia)
Trovo che in questo disco il lavoro di arrangiamento e produzione sia eccezionalmente ben curato e di alto livello.

Nelson: Il nostro batterista Marco è il principale arrangiatore e produttore di tutti i pezzi. Sicuramente, rispetto agli scorsi lavori, in questo disco abbiamo avuto modo di essere affiancati da professionisti pazzeschi. Tutto quanto è passato dalle mani di Matteo Cantaluppi, a cui ci siamo affezionati a livello sia creativo che umano. Ci sentiamo molto maturati. Sicuramente suonare tanto in giro nel 2019 e continuare a lavorare in casa e in studio ci ha fatto capire quali sono le sonorità che sentiamo più vicine a noi. Ci piace pensare di aver fatto un “level up”, che magari si evolverà ulteriormente al prossimo disco, perché la nostra fame di fare cose nuove sarà sempre presente.

Lorenzo: Il sound “grosso” è un po’ una caratteristica di Cantaluppi, che ha lavorato con artisti come Thegiornalisti, Canova, Fast Animals and Slow Kids: riesce a dare quel suono “di band” che volevamo avesse questo disco. È un disco molto suonato.

Nelson: Poi quando noi scriviamo i pezzi, ce li immaginiamo subito su un palco. Molte scelte che facciamo sono volte a quello.

La focus track dell’album è la libertà. Un titolo molto importante: che tipo di libertà celebrate nel pezzo?

Luca: La cosa difficile è quella. Noi non sappiamo bene cosa voglia dire essere liberi. In questo pezzo, fatto insieme a Riccardo Zanotti (frontman dei Pinguini Tattici Nucleari, ndr), volevamo dare tante immagini che descrivessero la sensazione che uno ha quando si sente libero. Alla fine, nessuno è davvero libero nella vita. Anche il protagonista di Into the Wild comunque era legato a qualcosa, alle altre persone. Noi volevamo fare questo: descrivere la sensazione di libertà pur sapendo che completamente liberi non potremo mai essere, e che ci piace così.

In freddo cane, in featuring con Mameli, mi hanno colpito quei versi in cui lui canta: “Abbiamo ancora voglia di ballare / di confonderci con gli altri / non importa dove / in una discoteca o sulle scale”. Sembra un manifesto della voglia di riappropriarsi della corporeità dopo due anni di pandemia.

Nelson: Sì, abbiamo scritto quel pezzo il giorno stesso in cui è partito il lockdown. Eravamo in un ritiro spirituale in montagna e siamo dovuti tornare a casa in fretta e furia.

Lorenzo: Ci mancava quella strofa. È stato divertente, perché i nostri fan ci dicevano che Nelson assomigliava molto a Mameli, quindi ci siamo sentiti e gli abbiamo proposto di realizzare una strofa per il pezzo. Il giorno dopo era già pronta. Ci siamo conosciuti per il videoclip.

Riccardo Zanotti è ormai un vostro collaboratore più che stabile: che tipo di rapporto artistico e umano vi lega?

Nelson: Abbiamo iniziato a collaborare con lui nel 2019, perché aprimmo i concerti del tour di Fuori dall’Hype. Così abbiamo conosciuto una realtà solida (e brava) della scena musicale italiana. Da piccola band avevamo modo di osservare una grande band al lavoro. Abbiamo imparato molto. Abbiamo realizzato con Riccardo tre canzoni già nel nostro primo disco, disponibile anche in mogano. E abbiamo continuato perché ha messo il cuore nel nostro progetto e ci ha creduto. Quando qualcuno che ritieni così bravo decide di investire su di te, non puoi fare altro che assecondarlo, perché l’energia che ne scaturisce è incontenibile. Anche in questo disco ci sono tre canzoni realizzate con lui: bim bum bam, lupo e la libertà.

Visto che bim bum bam sin dal titolo è una carrellata di riferimenti anni ’90, quali sono le prime cose che vi vengono in mente pensando a quel decennio?

Lorenzo: Io e Luca abbiamo fatto le elementari insieme a fine anni ’90. Andavamo dalle suorine dopo scuola, giocavamo a calcio e avevamo questi cartoni del latte che usavamo per fare i pali. Mi ha ricordato molto quando nella canzone si parla delle felpe usate in quel modo.

Nelson: Io andavo sempre a giocare con mio nonno ai Giardini Margherita a Bologna. Lui calciava e io facevo il portiere, con le felpe come pali. Alla fine sono immagini che fanno parte dell’infanzia di tutti. Anche perché prima dell’avvento dei social tutti facevamo le stesse cose e avevamo gli stessi riferimenti. Anche adesso pensare a quegli anni ci unisce un sacco. Per questo ci è piaciuto scrivere bim bum bam: pensare a quegli anni suscita un sorriso per forza.

È molto bella crescere, soprattutto per l’arrangiamento di chitarra acustica ed elettrica. Che tipo di lavoro è stato fatto su questa canzone?

Luca: Il pezzo l’ha scritto Marco, il batterista. La parte musicale l’abbiamo ideata tutti insieme ed è stato eseguito da Pietro Posani, chitarrista che ci accompagna anche dal vivo. Ha dato molto a questo pezzo, soprattutto nella sua capacità in arpeggio di rendere molto completa la pasta sonora. Ci è piaciuto da subito, ha dato il giusto imprinting al pezzo.

Lorenzo: Alcune parti sono addirittura quelle del provino. L’assolo di chitarra elettrica è lo stesso della demo che aveva fatto a casa sua, perché ci piaceva come suonava in quel momento. Anche rifacendolo, non rendeva la stessa emozione dell’appena eseguito.

Ultima domanda: visto il rinnovamento generazionale che c’è stato a Sanremo negli ultimi anni, avete mai considerato l’ipotesi di partecipare al Festival?

Nelson: Da sempre lo consideriamo un obiettivo. Nel senso che è una di quelle cose che rappresentano una sfida per gli artisti, al di là di quelli che possono essere i tuoi gusti, le tue ambizioni. Qualunque artista per affrontare Sanremo deve prepararsi in un modo mai provato prima, quindi per ognuno è un’occasione per mettersi in gioco.

Lorenzo: Da italiani, è un po’ la Champions League della musica, il palco più bello d’Italia. Ci piacerebbe, ma noi siamo già molto contenti così. Stiamo per vivere un tour a cui teniamo molto, quindi la nostra testa è tutta lì: finalmente incontrare di nuovo le nostre persone.

Ascolta dalla terra a marte dei rovere

Il tour dei rovere

2 luglio – Padova, Parco della Musica (recupero della data inizialmente prevista il 25/3 all’Hall di Padova)

6 luglio – Bologna, Botanique (sostituisce le tre date inizialmente previste il 24/3 al Vox di Nonantola (MO) e il 30 e il 31/3 all’Estragon di Bologna)

7 luglio – Firenze, Ultravox (recupero della data inizialmente prevista l’11/3 al Viper di Firenze)

27 luglio – Segrate (MI), Circolo Magnolia (recupero della data inizialmente prevista il 17/3 all’Alcatraz di Milano)

Le date di Roma (inizialmente prevista il 1° marzo) e Torino (inizialmente prevista il 16 marzo) sono posticipate a data da definirsi e verranno comunicate entro fine febbraio. Le date invece previste il 1° aprile a Perugia e il 15 aprile a Modugno (BA) sono annullate. Gli acquirenti hanno la possibilità di richiedere il rimborso monetario fino al 7 marzo 2022.


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