I Casino Royale sono tornati “sempre più vicino” a noi

Il leader Alioscia Bisceglia ci racconta la genesi dell’EP Polaris, un bel ritorno della band milanese ai fasti di un passato mai dimenticato
Casino Royale - Polaris - intervista - 2
Foto di Sha Ribeiro

Da dove può partire la conversazione di due freschi cinquantenni milanesi che lavorano nell’ambito della musica, se non chiedendosi vicendevolmente come si sia vissuta quell’atmosfera di paura e delirio, in una metropoli bloccata per troppo tempo per pandemia e paralizzata in ogni tipologia di evento legato a questo settore? Ebbene, se vi può interessare, qualche altro punto in comune – nonostante Alioscia sia un artista a tutto tondo e io un giornalista – lo si è subito trovato: la voglia di cambiare casa per ripartire con nuove sensazioni e lavorare tanto in condivisione con gli altri, ispirati anche da quello che è successo globalmente.

Aspettavo da tempo un lavoro dei Casino Royale che potesse farmeli risentire potenti e ispirati. E così accade per questo nuovo EP, dal titolo esplicativo, Polaris. Con un sound che sa farci ricordare gli antichi amori dei Casino: la Giamaica e la Bristol anni ’90 (nella traccia iniziale Tra Noi), ma sa cogliere i ritmi notturni alla Burial (Ho Combattuto), evocare la new wave europea a un suono dance bianco ripulito da ricami funk. Polaris è come la stella omonima, un invito a seguirla. «Questo EP è un percorso di comunicazione», spiega Alioscia, «Anzi, di autoanalisi per chi vuole entrare in sintonia con un mondo in trasformazione. Un mondo che forse ha bisogno di qualcosa in più di spirituale.

Qui un estratto dell’intervista che troverete sul numero di giugno di Billboard Italia.

Casino Royale - Polaris - intervista
Foto di Sha Ribeiro

So che hai fatto tante cose nella vita da quando uscì l’ultimo album dei tuoi Casino Royale – parliamo del 2011. Ma con questo EP, potentissimo, mi pare che abbiate ritrovato la compattezza di una volta. Ho come l’impressione di aver ascoltato la facciata A di un album davvero potente. Mi hai fatto venire voglia di aspettare, spero non troppo, per la facciata B…

Ah, (sorride, ndr) “la facciata B”, arriverà, stanne certo. Ma abbiamo avuto bisogno di vivere dei pezzi di vita, di pensare a quello che avevamo vissuto e a come è cambiato il contesto. Alla fine, se fai musica e il tuo intento è quello di comunicare delle cose. Hai bisogno di viverla davvero la vita e di digerirla, quindi ci è voluto del tempo per tornare. Noi non abbiamo i tempi da rispettare per contratto, io non ho paura di essere dimenticato, di insistere per non perdere quello “slot” di interesse. Quando insomma sei libero da ogni tipo di pressione e libero intellettualmente, ti prendi il tuo tempo anche per fare una sintesi – e ti assicuro che non è facile – di cosa significhi essere un cinquantenne oggi…

La gestazione di questo EP ha in effetti la densità che ritrovi in un LP. Anche se è stata ricercata nei ritagli di tempo libero per tutti noi. Non avevamo il privilegio di fare una full immersion a Londra o in Toscana come nel passato, e in più c’è tra noi il Covid.

Ma il fatto che ci mettessimo così tanto tempo ha reso possibile che nel progetto ci “inciampassero” dentro una serie di guest, entità nuove che si sono rivelate preziose. Certo, Polaris dura 27 minuti ma gli output sono partiti dall’ora e 45 minuti di Quarantine Scenario.

Tu hai parlato di persone che hanno “inciampato” nel vostro lungo processo creativo. Direi che sono accidenti meravigliosamente preziosi, senza contare il lavoro svolto da Francesco Leali…

Abbiamo lavorato davvero in maniera collettiva. Sai, quando si sta in uno studio accanto a un produttore si crea talvolta sofferenza. Ma in questo caso – con questa metodologia di lavoro – non è accaduto. Anzi, abbiamo assaporato delle intuizioni altrui. A proposito di Francesco Leali: ci ha portato un riff di basso clamoroso per Fermi alla Velocità della Luce che pare arrivare dritto dal passato da un pezzo bomba dei Liasions Dangereuses, Los Niños del Parque (1981, ndr).

Prima io ho citato la scuola di Bristol, poi tu adesso questa storica band tedesca. C’è della “densità” in questo EP…

È un disco molto europeo: a me piace essere italiano a tavola (sorride, ndr). Anche se poi siamo dentro un piccolo filone nostrano che potremmo dire “del dissenso”, capace di percepire nell’aria questa sorta di ansia certamente esplosa con il Covid, alla fine tutti ci siamo presi un bello spavento. Ma sai, la covavamo da tanto questa tensione, no? Ti ricordi quel disco di Tricky che si intitolava Pre Millennium Tension (1996, ndr)? Sto pensando al nuovo album di Cosmo, nel quale mi ritrovo. O a IRA di Iosonouncane, anche se quest’ultimo è più sperimentale e forse accostabile al nostro progetto anticipatore dell’EP, Quarantine Scenario, ma devo ascoltarlo ancora per bene per dare un giudizio definitivo. Poi lo so… ci sarà sempre qualcuno che leggendo queste mie parole, penserà: “Ma per la miseria, arriva l’estate e ho voglia di reggaeton, mica di para!”.

Beh però altro che paranoie: nel brano Scenario che avevamo già conosciuto nel lavoro che avevi fatto uscire lo scorso anno c’è il tuo “amico”, il tuo spirito guida, Josh, che ci raccomanda un sacco di saggezza… Mi colpisce la frase: “L’equilibrio dei singoli offre l’equilibrio al gruppo, al branco”.

Sai, quando ho fatto circolare il pezzo tra gli amici prima di farlo uscire in Quarantine Scenario molti mi hanno detto: “Hai spaccato, sei un grande!”.  (Ride, ndr) In verità io sono solo “il canale” di quel messaggio. Se avessi l’equilibrio e la saggezza dello spirito guida Josh sarei l’uomo più fortunato della Terra! Anche io dovrei imparare la lezione nonostante siano dieci anni di pratica del channeling (metodo di comunicazione con un’entità di un’altra dimensione, un maestro “asceso”, uno spirito del piano astrale, ndr). Ma sono arrivato a uno stadio che ritengo importante condividere certe cose a questo punto della vita, anche i messaggi di questo tipo. Sto pensando a uno come Battiato. Chissà se la gente si è sentita alla fine colpita anche da tutte quelle sue riflessioni sull’essere umano o si emozionano ascoltando La Cura e poi tornano degli stronzi come prima…

In Italia il menefreghismo non muore mai.

Sì, glorifichiamo a mito qualcuno di meritevole ma non prendiamo mai la sua ispirazione, l’insegnamento. Come è successo con Battiato.

Chiudiamo con una promessa: tornate dal vivo?

Succederà. A febbraio 2022, sarà una nuova scommessa e partirà il tour. Sai, nella nostra line up abbiamo vissuto nei decenni momenti traumatici come il distacco da Michele “Pardo” Pauli, ma alla fine abbiamo proseguito con una unità di intenti e di pensiero molto intensa. Faremo una selezione intelligente dei brani dal nostro repertorio che possa essere in linea con quello comunicato con Polaris. Alla fine il DNA di Polaris c’era già in brani come Guarda in Alto o in Sempre Più Vicino.

Ascolta Polaris dei Casino Royale in streaming

Aldebaran Records ha curato le edizioni speciali proprio pensando ai fan della band e ai collezionisti più esigenti. Saranno disponibili, infatti, 500 copie in vinile 180 gr. tutte numerate a mano. Le tre versioni disponibili varieranno per la colorazione del supporto, per l’artwork grafico e per i contenuti esclusivi come un 7’’ che include due bonus track. Non solo: è prevista una special edition esclusiva acquistabile separatamente dai vinili con una musicassetta in sole 50 copie.

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