Francesco Gabbani: il track by track di “Volevamo solo essere felici”, inno alla filosofia hic et nunc

Oggi esce per BMG il nuovo album del cantante di Carrara, che non smette mai di divertirsi e farci sorridere con i suoi giochi di parole in un disco molto ricco musicalmente. Il migliore della sua carriera
Francesco Gabbani - Volevamo solo essere felici - foto di Chiara Mirelli - 1
Francesco Gabbani (foto di Chiara Mirelli)

Ecco Francesco Gabbani, con il suo ciuffo di capelli sempre prefetto, il sorriso stampato, il piglio da guascone e con quel fisique du rôle da consumato attore di commedie (e sta iniziando a farlo…). A distanza di due anni da Viceversa, oggi (venerdì 22 aprile) è uscito il suo quinto lavoro in studio, dal titolo Volevamo Solo Essere Felici.


Come recita il comunicato stampa, è “un disco di analisi personale e soggettiva, una raccolta di canzoni che può essere accolta come un’introspezione psicologica, andando ad usare il microscopio verso se stessi e verso le vibrazioni del proprio io interiore”. Ma in realtà è molto di più, tra collaborazioni di classe con Tommaso Colliva e Pacifico e l’intervento di Riccardo Zanotti dei Pinguini Tattici Nucleari. Senza contare la brillantezza sonora del disco, che copre un ampio spettro stilistico.


Ancora una volta Francesco porta in dote la sua capacità di scrittura di canzoni pop che sanno regalare momenti di intrattenimento non banale tra richiami anche al piacere del contatto con la natura e al vivere la vita con intensità, in ogni istante.

Allora, sei pronto?

Sì, vuoi parlare delle canzoni dal punto di vista dei testi o del sound?

Metto tutto assieme. Partiamo con Tossico Indipendente. Nel testo fai riferimento a una foresta. So che ami passare tempo in alta montagna: per caso ti ha aiutato a trovare la giusta ispirazione per i testi più introspettivi?

Nel mio caso le “montagne” sono le Apuane (sono praticamente dietro la mia città) e poi anche le Dolomiti senza dubbio, dove ho scritto in parte questo album. L’ambiente montano con i suoi scorci, i boschi di sicuro sono per me un bel propellente per cercare la giusta ispirazione in mezzo alla natura. Ma venendo esattamente al testo di Tossico Indipendente, il riferimento alla foresta è più metaforico: trattasi di una foresta immaginifica. L’atto di disintossicarsi da ogni forma di dipendenza passa attraverso luoghi bui e intricati come appunto può essere una foresta.

E come mai quella coda con il digeridoo e soprattutto il sitar?

È una sorta di tributo ai Beatles “illuminati” dal viaggio in India. In tutto il disco c’è il desiderio di attivare una certa introspezione psicologica. Non a caso questo brano l’ho scelto proprio a inizio album. La prima cosa che si deve fare quando ci si guarda bene dentro è liberarsi da qualsiasi forma di dipendenza. Questo suono di sitar rappresenta per l’appunto una sorta di illuminazione.

La mira: il giro di piano iniziale mi ha fatto venire in mente Kiss from a Rose di Seal… e c’è Tommaso Colliva, bella collaborazione!

Quello che è avvenuto con Tommaso è stato affidarmi a una vestizione per una canzone che era nata in versione molto “intima”, solo piano e voce. Lui ha creato questo “vestito garbato”, ha studiato sopra il mio brano una sorta di sottobosco sonoro – ancora la natura (ride, ndr) – che potesse dare rilievo proprio alla sezione piano e voce che a lui piaceva tantissimo.

Ottimo poi il lavoro agli archi con Carmelo Patti. Ah… poi uscirà in un’edizione speciale del disco, una versione registrata negli studi di Abbey Road, che emozione andare lì… La mira è presente nella colonna sonora di una commedia romantica di Marco Martani, La donna per me, con Alessandra Mastronardi. Ci sono anch’io.

Fabio Ilacqua poi ti ha regalato un nuovo asso per le classifiche. Succede da Amen e Occidentali’s karma fino a Volevamo solo essere felici, title track e nuovo singolo.

Peraltro in Viceversa praticamente non c’era. Invece questa volta ci siamo ritrovati. Spero continui questa bella collaborazione. Quando Fabio viene a lavorare con me è sempre una gioia.

Peace & Love ha un po’ quel tocco Coldplay che immagino faccia parte dei trick di Riccardo Zanotti ma è quel sapore di Italo disco che mi colpisce. Ma lo sai che la Italo disco fa ancora impazzire gli scandinavi e i tedeschi?

Sì, ci sta il riferimento all’Italo disco! Anche se il mio pensiero va più a un certo Battiato, quello anni ’80. Poi pensiamo a un tour in Scandinavia con i miei pezzi in salsa Italo disco! Se questa è una buona mossa per veicolare lì la mia musica, ben venga! (Ride, ndr) Con Riccardo è nato un rapporto di amicizia, ci sono delle affinità. Lui è arrivato a canzone quasi finita. Devo dire che ha una sensibilità simile alla mia nel trovare quelle formule di frasi che hanno una funzione provocatoria anche se distrattamente sembrano non significare nulla.

Francesco Gabbani - Volevamo solo essere felici - foto di Chiara Mirelli - 2
Francesco Gabbani (foto di Chiara Mirelli)
L’amor leggero: mi piace quel fischiettare in mezzo al brano, lo rende “antico”, no? È una canzone a sé stante rispetto a tutto il resto del disco.

Mi ero dimenticato di dirti che tutto l’arrangiamento dell’album è arrivato a posteriori rispetto alla scrittura. L’ho fatto coscientemente, sono partito per tutto il nuovo album dalla scrittura della canzone senza cercare l’ispirazione o un’idea o un incipit da un beat potente o accattivante. Pare una cosa scontata ma in realtà molte hit o dischi oggi nascono così… Tornando a L’amor leggero, è a tutti gli effetti una canzone classica o “antica” come dici tu, e ne vado fiero!

Spazio Tempo è da lucine accese. È un’altra ballata, qui con il tocco dell’amico Pacifico.

Anche questo è un brano “classico”. A differenza delle altre, questa canzone davvero è stata scritta a quattro mani con Pacifico, anche se abbiamo lavorato a distanza visto che lui oramai vive da tempo a Parigi e ci vedevamo via Zoom… Strizza un po’ l’occhio alle ballate Brit-pop degli Oasis e Blur… Spazio Tempo è peraltro una canzone che mi è stata commissionata dal regista Alessandro D’Alatri, che ha realizzato una fiction di successo come Un Professore con protagonisti Alessandro Gassman e Claudia Pandolfi.

Saltiamo La rete perché oramai è da un po’ che è in circolazione e arriviamo a Puntino Intergalattico. Vive di tutti quei calembour linguistici che sono una tua cifra stilistica.

È una canzone leggera, che racconta fondamentalmente che è bello vivere le emozioni nel qui e ora. Il godersi il momento è una filosofia che amo.

Aspettavo che da un momento all’altro che sbucasse Ornella Vanoni, alla quale hai regalato un bel brano per il suo ultimo album.

E invece no, perché alla fine, come sa chi mi segue da tempo, io non sono avvezzo ai featuring. E anche per Volevamo solo essere felici è andata così!

Sangue Darwiniano? Un potenziale singolo synth pop molto accattivante con un testo attuale.

Il testo è un bel “fritto misto” (ride, ndr). L’importante è ricercare sé stessi al di là del tempo perso sul web e sui social. Questo è il messaggio di fondo.

Siamo arrivati alla canzone di chiusura: Sorpresa Improvvisa.

Una collaborazione con un caro amico, Leonardo Rosi, che viene dalla Lunigiana e che ha già lavorato con Zucchero. Lui mi ha visto crescere, musicalmente parlando. Mi piaceva il concetto che esprime il testo: ritornare al contatto con la natura.

Abbiamo chiuso il cerchio senza farlo apposta, idealmente partiti da una foresta e arrivati ricordo del piacere della vita in mezzo alla natura.

Esatto, ci vediamo presto anche dal vivo, non puoi immaginare la voglia…

Ascolta Volevamo solo essere felici di Francesco Gabbani


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